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Braccato dai lupi, un vecchio camoscio rompe ogni istinto e “chiede aiuto” ad una famiglia: la fuga che ha commosso la montagna

In località Esschleyo l’animale, ormai stremato, rompe ogni istinto di fuga e cerca protezione su un balcone abitato. Una scena rara che racconta il nuovo equilibrio tra fauna selvatica e presenza umana

Braccato dai lupi

Braccato dai lupi, un vecchio camoscio si rifugia in casa a Gressoney

C’è una regola non scritta in montagna: quando l’età avanza, la natura presenta il conto. La corsa si accorcia, l’istinto resta ma il corpo non sempre risponde. E nella millenaria sfida tra preda e predatore, la selezione non fa sconti. Eppure, nei giorni scorsi, a Gressoney-Saint-Jean, qualcosa ha incrinato questa logica spietata.

In località Esschleyo, un vecchio camoscio maschio, braccato da un branco di lupi, ha compiuto una scelta che sfida l’etologia classica: ha cercato rifugio in una casa abitata. Non tra le rocce, non sui pendii scoscesi che sono il suo habitat naturale, ma sul balcone in legno al primo piano di un’abitazione privata. Un gesto istintivo e al tempo stesso sorprendente, che racconta molto del nuovo equilibrio – fragile e mutevole – tra fauna selvatica e presenza umana nelle Alpi.

Secondo quanto ricostruito, l’animale era stato incalzato dai lupi, la cui presenza in Valle d’Aosta è ormai una realtà consolidata e sempre più visibile anche nelle aree prossime ai centri abitati. Il camoscio, probabilmente indebolito dall’età, non avrebbe avuto la forza per una fuga prolungata in verticale, tra rocce e canaloni. Le sue zampe non erano più quelle di un giovane esemplare capace di arrampicarsi con agilità e resistere a un inseguimento serrato.

Messo alle strette, ha scelto una via che, in condizioni normali, avrebbe evitato: avvicinarsi all’uomo. In un ribaltamento di prospettiva che colpisce per lucidità istintiva, l’essere umano non è stato percepito come minaccia, ma come male minore, come possibile barriera tra sé e il branco.

La famiglia residente ha raccontato di aver visto l’animale entrare nel giardino e dirigersi con decisione verso l’abitazione. Non un passaggio furtivo, non una fuga cieca, ma un movimento quasi orientato, come se avesse individuato nel manufatto umano una zona franca. L’immagine del camoscio fermo sul balcone, immobile e vigile, con lo sguardo rivolto verso il bosco, ha qualcosa di sospeso tra realtà e simbolo.

Non si è trattato di un episodio di aggressività né di confusione. Il camoscio non ha mostrato segni di panico alla vista dei padroni di casa. Al contrario, è rimasto fermo, quasi a voler consolidare una tacita alleanza. In quel momento, la struttura lignea è diventata una roccaforte improvvisata contro i predatori rimasti a distanza.

È difficile stabilire quanto l’animale fosse consapevole della dinamica che stava mettendo in atto. Ma la scena racconta un dato evidente: quando la pressione predatoria aumenta, anche i comportamenti consolidati possono cambiare. Il ritorno stabile del lupo sulle Alpi occidentali ha riportato un elemento naturale assente per decenni, modificando abitudini, rotte e strategie di sopravvivenza di molte specie ungulate.

Gli esperti spiegano che i camosci anziani, meno veloci e meno reattivi, sono spesso le prime vittime della selezione naturale operata dai grandi carnivori. In questo caso, però, l’istinto di sopravvivenza ha prodotto una risposta inedita. L’animale ha cercato un luogo dove il lupo, generalmente diffidente verso l’uomo, avrebbe esitato ad avvicinarsi.

Il finale, almeno questa volta, è stato diverso da quello scritto nei manuali della natura selvaggia. I lupi non hanno osato avvicinarsi alla casa e il camoscio ha avuto il tempo di riprendersi e, una volta cessato il pericolo, di allontanarsi. La fiducia – o forse la necessità – riposta negli umani gli è valsa la salvezza.

L’episodio apre inevitabilmente una riflessione più ampia. Le Alpi non sono più soltanto teatro di un equilibrio antico tra animali selvatici, ma uno spazio condiviso, dove presenze diverse si intrecciano. Il ritorno del lupo è un successo dal punto di vista ecologico, ma comporta nuove dinamiche e adattamenti.

A Gressoney, per qualche ora, si è assistito a una scena che riassume questo cambiamento: un predatore invisibile tra gli alberi e una preda che sceglie il balcone di una casa come ultima difesa. Non una fiaba, ma una fotografia della montagna di oggi, dove anche l’istinto più radicato può piegarsi alla necessità.

In quella scelta, fatta di paura e intelligenza primordiale, il vecchio camoscio ha scritto un finale inatteso. Almeno per questa volta, la montagna ha sospeso il verdetto.

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