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Nuova spaccata della “banda del tombino” a Chivasso, Prestia attacca: “Non sono più casi sporadici”

Colpo in via Roma-piazza Garibaldi, l’opposizione porta il tema in Consiglio: cresce il dibattito sulla sicurezza e sulla zona rossa

Nuova spaccata della “banda del tombino” a Chivasso, Prestia attacca: “Non sono più casi sporadici”

Nuova spaccata della “banda del tombino” a Chivasso, Prestia attacca: “Non sono più casi sporadici”

Un’altra vetrina infranta nel centro di Chivasso. Ancora di notte. Ancora con lo stesso metodo. La cosiddetta “banda del tombino” torna a colpire e questa volta nel mirino finisce un’attività tra via Roma e piazza Garibaldi, portando via il fondo cassa.

A denunciare l’episodio sui social è il consigliere comunale di opposizione Bruno Prestìa, che parla apertamente di un fenomeno ormai strutturato: «Anche stanotte, la banda dal tombino ha colpito ancora! – ha commentato sui social –. Questa volta a farne le spese, un'attività di via Roma/piazza Garibaldi. Non sono più casi sporadici, ma episodi continui che oltre a creare danni importanti alle attività, generano paure e timori a chi lotta tutti i gironi per portare un pezzo di pane a casa. Questa cosa non è più accettabile! I commercianti sono sfiniti, si sentono impotenti ed abbandonati. Noi non ci stiamo, porteremo la questione in Consiglio Comunale. L'amministrazione deve dare risposte a questa ondata di vandalismo che sta destando preoccupazioni e danni notevoli e deve agire prima possibile per tutelare commercianti e cittadini!».

Parole che riaccendono un dibattito già acceso nelle ultime settimane. Perché non si tratta di un episodio isolato. Tra gennaio e febbraio 2026, il centro di Chivasso è stato teatro di una sequenza di spaccate notturne con una modalità che si ripete: un tombino prelevato poco distante, usato come ariete contro vetrine o porte a vetri, pochi minuti per entrare, svuotare il fondo cassa e fuggire.

Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio era stato colpito il Bar dell’Angolo in via Torino. Qualche giorno prima, sempre in via Torino, era toccato al Rainbow Nail Spa. A metà gennaio, tra il 14 e il 15, la stessa sorte era capitata alla Nuova Focacceria Genovese in vicolo dell’Arco, traversa della stessa via, con un bottino di circa 600 euro. In tutti i casi il copione è stato simile: azione rapida, danni significativi alle strutture, incasso limitato ma sufficiente a rendere il colpo “conveniente” per chi lo mette a segno.

Il problema non è solo economico. Ogni spaccata lascia dietro di sé serrande danneggiate, vetri da sostituire, giorni di chiusura forzata. Ma soprattutto alimenta una sensazione di vulnerabilità che si diffonde tra i commercianti del centro storico.

Il tema si intreccia con la questione della “zona rossa”, prorogata dal prefetto di Torino, Donato Cafagna, fino al 20 marzo 2026 su richiesta del sindaco Claudio Castello. Il provvedimento riguarda un perimetro ben definito – tra via Roma, piazza Garibaldi, via Caluso, piazzale Ceresa, via Ceresa, piazza 12 maggio 1944 e via Italia – e consente controlli rafforzati e ordini di allontanamento nei confronti di soggetti con comportamenti aggressivi o molesti.

I numeri ufficiali parlano di 1.208 persone controllate e 19 ordini di allontanamento emessi. Tuttavia, le spaccate notturne sembrano seguire una dinamica diversa: colpiscono quando il centro è vuoto, lontano dagli orari di maggiore presidio.

È su questo punto che si concentra ora lo scontro politico. Prestìa annuncia che porterà la questione in Consiglio Comunale, chiedendo risposte concrete all’amministrazione. La richiesta è quella di interventi che vadano oltre i provvedimenti formali: maggiore prevenzione, controllo dei punti sensibili, misure di deterrenza efficaci contro i reati predatori.

Intanto la “firma” del tombino continua a riapparire. E ogni nuovo vetro infranto diventa un segnale che riapre la stessa domanda: quanto è protetto davvero il centro di Chivasso quando cala il buio?

Bruno Prestia

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