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Cronaca
06 Febbraio 2026 - 10:43
La banda del tombino colpisce ancora a Chivasso: spaccata al Bar dell’Angolo e ad un centro estetico
Alle due di notte, mentre il centro di Chivasso dorme e le serrande abbassate dovrebbero segnare una tregua, qualcuno torna a colpire. È successo al Bar dell’Angolo di via Torino 2, nella notte tra giovedì 5 e venerdì 6 febbraio. Una spaccata rapida, silenziosa quanto basta per non attirare attenzioni, efficace quanto serve per portare via spiccioli e contanti dalla cassa e dileguarsi nel buio. Nessun allarme che fermi la fuga, solo vetri danneggiati e l’ennesima denuncia presentata ai Carabinieri, con le telecamere di videosorveglianza ora al vaglio degli investigatori.
Non è un episodio isolato, e non serve scavare troppo nella memoria per capirlo. A pochi metri di distanza, sempre in via Torino, appena un paio di giorni prima era toccato al Rainbow Nail Spa. Anche lì una vetrina infranta, anche lì un colpo notturno. Di quel furto aveva parlato pubblicamente il consigliere Bruno Prestìa, con parole che raccontano più frustrazione che rabbia: «Mi chiedo quale strano meccanismo parta nel cervello di certi ebeti, per prendere un tombino e sfondare una vetrina in pieno centro!!! La mia solidarietà ai titolari e al personale dell’attività che si è trovata questo “regalo”… Spero che i responsabili vengano trovati al più presto!!!».

La spaccata al centro estetico dell'altra notte
Il riferimento non è casuale. Perché a Chivasso, ormai, il tombino è diventato una firma, un marchio riconoscibile di una sequenza di colpi che segue uno schema preciso: azione rapida, ariete improvvisato, fondo cassa svuotato, fuga. Una modalità già vista, già raccontata, già denunciata. Come nel caso della Nuova Focacceria Genovese, presa di mira nella notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio, in vicolo dell’Arco, traversa di via Torino, a pochi passi dal cuore commerciale della città.
Anche lì, secondo la ricostruzione dei carabinieri della Stazione di Chivasso, il copione sarebbe stato lo stesso. Un tombino prelevato poco distante, in via San Marco, utilizzato come ariete contro la porta a vetri. Colpi ripetuti, violenti, fino a creare un varco sufficiente per entrare. Poi la corsa diretta verso la cassa e il bottino: circa seicento euro. Non una cifra clamorosa, ma abbastanza da rendere conveniente l’azione, soprattutto considerando la rapidità dell’assalto. Subito dopo, la fuga, nella direzione opposta, di nuovo verso via San Marco, inghiottiti dalla notte.
Il danno, però, non si misura solo in euro. Perché ogni spaccata porta con sé vetrine da sostituire, serramenti da riparare, giorni di lavoro persi, ma soprattutto lascia una scia di insicurezza che si deposita sulle attività del centro storico. Un centro che vive di prossimità, di abitudini, di fiducia. E che, colpo dopo colpo, vede incrinarsi quella normalità fatta di luci accese e serrande che si rialzano ogni mattina.
Il punto, ormai, non è più se esista un problema, ma quanto sia strutturale. E la domanda si fa inevitabile: quanto è protetto davvero il centro di Chivasso di notte? Perché mentre i ladri agiscono nelle ore più silenziose, la città è al centro di un dibattito acceso sulla sicurezza, che negli ultimi mesi ha assunto una forma precisa: quella della “zona rossa”.
Il prefetto di Torino Donato Cafagna ha infatti prorogato fino al 20 marzo 2026 l’ordinanza che limita lo stazionamento e consente ordini di allontanamento in una porzione circoscritta del centro cittadino. Un provvedimento già in vigore dal 12 settembre, rinnovato dal 22 dicembre, e ora reso strutturale. La richiesta era arrivata dal sindaco Claudio Castello il 3 dicembre, durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ed è stata sostenuta dal parere favorevole di Polizia Ferroviaria, Carabinieri e Guardia di Finanza.
I numeri ufficiali parlano di 1.208 persone controllate e 19 ordini di allontanamento emessi, rivolti a soggetti con comportamenti aggressivi, molesti o già noti alle forze dell’ordine. La zona interessata resta delimitata: via Roma, piazza Garibaldi, via Caluso, piazzale Ceresa, via Ceresa, piazza 12 maggio 1944 e via Italia. Un perimetro pensato per rafforzare il controllo e migliorare la percezione di sicurezza.
Eppure, episodi come quelli di via Torino e vicolo dell’Arco pongono una questione che non può essere elusa. Perché i reati predatori, quelli che colpiscono esercizi commerciali di notte, non sembrano rallentare. Anzi, seguono tempi e modalità che sfuggono alle logiche dello stazionamento e del decoro urbano. Colpiscono quando il centro è vuoto, quando il presidio è minimo, quando la deterrenza si affida più alle telecamere che alla presenza fisica.
La scelta di rendere strutturale la “zona rossa” segna una direzione politica chiara, ma rischia di mostrare i suoi limiti se non viene affiancata da interventi concreti di prevenzione. Illuminazione adeguata, manutenzione urbana, controllo dei punti sensibili, supporto alle attività economiche più esposte. Perché se il centro resta vulnerabile di notte, la sicurezza diventa un concetto a geometria variabile: percepita di giorno, fragile quando cala il buio.
La banda del tombino, ammesso che si tratti degli stessi autori, continua a muoversi con una disinvoltura che preoccupa. E ogni nuovo colpo non è solo una notizia di cronaca, ma un promemoria scomodo: la sicurezza non si misura solo con i provvedimenti annunciati, ma con la capacità di impedire che certi gesti si ripetano. Finché le vetrine continueranno a rompersi e le casse a svuotarsi, il centro di Chivasso resterà sotto esame. Non nei comunicati, ma nei fatti.
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