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13 Febbraio 2026 - 16:18
Tra Fiames e Milano l’intimità non va in vacanza
Altro che gelo olimpico. A Cortina, nel villaggio di Fiames, c’è una cosa che si è sciolta più in fretta di una granita al sole: le scorte di preservativi distribuite agli atleti. Fine corsa in tre giorni. Tre. E non è un modo di dire: a confermarlo è un atleta rimasto anonimo, che a La Stampa l’ha messa giù così, senza giri di parole: «Le scorte sono andate esaurite in appena tre giorni, ci hanno promesso che ne arriveranno degli altri, ma chissà quando».
È la faccia meno “istituzionale” delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, quella che non compare nei medaglieri ma che, puntuale come una partenza in corsia, torna a ogni edizione: la tradizione dei condom nei villaggi olimpici. Non una stramberia del 2026, ma un’usanza che si trascina da anni, con l’obiettivo dichiarato della prevenzione. A ribadirlo, con tono da campagna sanitaria più che da cronaca mondana, è stato il governatore lombardo Attilio Fontana, che ha promosso l’iniziativa con una frase che suona come un cartello appeso in infermeria: «La salute prima di tutto: prevenzione e buonsenso». Nel villaggio di Milano, per non farsi mancare nulla, sulle confezioni sarebbe stato apposto anche il simbolo della Regione Lombardia.
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Il problema, però, non è l’idea: è la matematica. Per questi Giochi invernali, tra Milano e Cortina, i preservativi consegnati sarebbero stati “poco meno di 10 mila” complessivi. Un numero che, a giudicare dalla velocità con cui è evaporato a Fiames, somiglia più a un assaggio che a una scorta per tutto il periodo olimpico. Il confronto, inevitabile, arriva da Parigi 2024, dove gli sportivi avevano ricevuto 300 mila preservativi, con una logica precisa: due al giorno per atleta. Qui, invece, la sensazione è che qualcuno abbia fatto i conti con la calcolatrice scarica.
E così, mentre a Cortina si aspetta il prossimo carico — sempre che arrivi in tempo — la vita “extra gara” si adatta. Nei villaggi, raccontano, serve inventiva. A Milano le regole sarebbero persino più rigide: le visite negli alloggi di atleti di altri Paesi sarebbero vietate. Ma vietare non significa cancellare, e infatti la soluzione, a quanto pare, si chiama “stanza relax”: musica, luci soffuse, scarpe off limits e soprattutto quei paraventi dietro cui la meditazione può diventare… un po’ più condivisa. È ancora l’atleta anonimo a sintetizzare la filosofia del momento: «Bisogna lavorare con la fantasia».
Sullo sfondo c’è anche il capitolo social, perché i Giochi non sono solo gare: sono contatti, incroci, curiosità, e talvolta veri e propri “casting”. A prendersi la scena è stata la 24enne Sophia Kirkby, atleta statunitense dello slittino, che ha raccontato la ricerca di un appuntamento durante l’Olimpiade con un messaggio che sembra scritto apposta per la settimana di San Valentino. Parole sue: «Sto cercando un appuntamento per San Valentino. Non sto cercando solo altri olimpionici per un cappuccino». E nel frattempo, tra allenamenti, cerimonie e orari impossibili, ha descritto la vita sentimentale a incastri di chi vive con il cronometro in tasca, parlando di «il mondo degli appuntamenti tra atleti con orari folli, coprifuoco anticipato e viaggi continui cercando comunque di essere romantica».
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A Fiames, intanto, l’impressione è che la parte “romantica” non sia stata sottovalutata dagli atleti, ma dagli organizzatori. E che il vero sport, in questi giorni, sia un altro: trovare il momento giusto, il posto giusto, e magari anche il preservativo giusto, prima che qualcuno annunci — con lo stesso tono di un bollettino neve — che “le scorte sono di nuovo finite”.
LA VOCE DEL CANAVESE
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