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13 Febbraio 2026 - 10:55
Vandali in azione in Canavese, spariti 50 picchetti dopo il cross dei ragazzi: colpito il lavoro dei volontari
Neppure il tempo di smontare striscioni, transenne e percorsi che arriva la doccia fredda. Dopo il cross di domenica, organizzato da Podisca Bairese con settimane di lavoro e il coinvolgimento di volontari e proprietari dei terreni, dal campo gara sono spariti circa 50 picchetti utilizzati per delimitare il tracciato dedicato ai ragazzi. Un gesto che va oltre il danno materiale e che riapre un problema già noto.
Il lunedì era stato dedicato allo smantellamento dell’allestimento. I picchetti, lasciati per ultimi con il consenso dei proprietari dei terreni, sarebbero stati rimossi in un secondo momento. Ma la mattina seguente la sorpresa: di molti non c’era più traccia.
Il valore economico non è elevato, è vero. Qualche decina di paletti in legno o plastica non manda in crisi un’organizzazione. Ma il punto non è questo. Il punto è il messaggio. Perché sottrarre materiale che serve a garantire sicurezza e ordine durante una manifestazione sportiva non è una bravata. È un atto che colpisce il lavoro di chi si impegna gratuitamente per offrire un evento alla comunità.
Non è la prima volta. Gli organizzatori ricordano episodi analoghi legati alla segnaletica dei sentieri del Tamo Trail: frecce rimosse, paletti divelti, indicazioni spostate di proposito a qualche metro di distanza. Un dispetto, viene definito. Ma un dispetto che può avere conseguenze concrete, soprattutto quando si parla di percorsi frequentati da atleti, famiglie e bambini.
La domanda che circola tra gli organizzatori è semplice: cosa sarebbe successo se quei picchetti fossero spariti la notte prima della gara dei ragazzi? Se il percorso non fosse stato correttamente delimitato? Se un atleta si fosse trovato senza riferimenti? È un’ipotesi che non ha avuto seguito solo per una questione di tempistiche.
Dietro ogni evento sportivo c’è un lavoro silenzioso fatto di permessi, accordi con i proprietari dei terreni, sopralluoghi, tracciature. Un impegno che spesso non viene percepito da chi si limita a vedere il risultato finale. In questo caso, il cross di domenica aveva lasciato entusiasmo e partecipazione. Il gesto compiuto poche ore dopo non cancella quanto di positivo visto, ma lascia un segno.
C’è poi un aspetto culturale. Gli eventi sportivi di questo tipo non sono iniziative private chiuse in sé stesse. Sono momenti di aggregazione, di promozione del territorio, di coinvolgimento dei più giovani. Colpire l’organizzazione significa colpire indirettamente una comunità che si riconosce in quell’appuntamento.
La reazione, almeno pubblicamente, è improntata all’ironia. “Un lavoro in meno”, viene detto. Ma tra le righe emerge amarezza. Non per il costo dei picchetti, ma per la ripetitività del gesto. Perché quando un episodio si ripete nel tempo, non è più una casualità.
Il rischio è che si alimenti una spirale di scoraggiamento. Chi organizza lo fa per passione. Eppure deve fare i conti non solo con la burocrazia e con le condizioni meteo, ma anche con atti che nulla hanno a che vedere con lo sport.
Si andrà avanti, assicurano gli organizzatori, con lo stesso entusiasmo. I picchetti verranno ricomprati o recuperati. I percorsi del Tamo saranno nuovamente segnalati. Ma resta una domanda sospesa: perché colpire ciò che è stato costruito per tutti?
Finché a pagare saranno sempre gli stessi — volontari e associazioni — il conto non sarà solo economico. Sarà un conto di fiducia. E quello, a differenza dei picchetti, non si sostituisce con una spesa in ferramenta.
LA VOCE DEL CANAVESE
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