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Mirafiori ancora ferma, un guasto informatico blocca il rientro di 1.200 operai dopo due anni di cassa integrazione

Rinvio all’ultimo minuto nelle carrozzerie, tensione tra i lavoratori e nuove critiche sindacali sulle scelte industriali di Stellantis

Mirafiori ancora ferma

Mirafiori ancora ferma, un guasto informatico blocca il rientro di 1.200 operai dopo due anni di cassa integrazione

Il rientro tanto atteso si è trasformato in un nuovo stop. A Mirafiori, per 1.200 operai delle carrozzerie, il ritorno in fabbrica dopo una lunga fase di cassa integrazione a rotazione, durata complessivamente due anni, è stato rinviato di un giorno a causa di un problema tecnico che ha colpito la linea di montaggio. Una comunicazione arrivata all’ultimo momento, con i lavoratori già pronti a riprendere il turno, rimandati invece a casa.

Secondo quanto spiegato da Stellantis, il blocco è stato causato da un guasto alla linea informatica del montaggio, un malfunzionamento che ha reso impossibile avviare regolarmente le attività produttive. L’azienda ha precisato che si tratta di un inconveniente tecnico e che da domani il lavoro dovrebbe riprendere regolarmente, ma l’episodio riaccende un clima di incertezza che a Mirafiori non si è mai realmente spento.

Per molti operai, il rinvio rappresenta l’ennesima doccia fredda dopo mesi segnati da turnazioni ridotte, sospensioni e una prospettiva occupazionale rimasta a lungo appesa alle decisioni del gruppo. Il rientro era stato vissuto come un segnale, seppur parziale, di ritorno alla normalità. Il blocco improvviso, invece, ha riportato alla luce la fragilità di un equilibrio produttivo che appare ancora precario.

Lo stabilimento torinese, storico simbolo dell’industria automobilistica italiana, vive da tempo una fase complessa. La cassa integrazione a rotazione, utilizzata per far fronte al calo dei volumi e alle transizioni produttive, ha inciso profondamente sulla quotidianità dei lavoratori e sulle loro aspettative. In questo contesto, anche un singolo giorno di rinvio assume un valore che va oltre il mero problema tecnico, diventando il simbolo di una situazione strutturale irrisolta.

Sul caso è intervenuta la Fiom torinese, che ha colto l’occasione per tornare a criticare le strategie industriali del gruppo. Gianni Mannori, esponente sindacale, ha commentato duramente la vicenda, sottolineando come le difficoltà operative si inseriscano in un quadro più ampio di scelte contestate. «Stellantis deve investire di più a Mirafiori anziché invitare i fornitori a lavorare per il suo stabilimento algerino», ha dichiarato, puntando il dito contro una politica che, secondo il sindacato, rischia di penalizzare ulteriormente il sito torinese.

Le parole di Mannori si inseriscono in un confronto aperto da tempo tra sindacati e azienda sul futuro di Mirafiori, tra promesse di rilancio, annunci di nuovi modelli e timori legati alla delocalizzazione di parti della filiera produttiva. Il tema degli investimenti resta centrale, soprattutto in una fase di profonda trasformazione del settore automobilistico, tra elettrificazione, digitalizzazione e riorganizzazione degli stabilimenti.

Dal punto di vista aziendale, l’incidente viene ridimensionato a un contrattempo tecnico risolvibile in tempi brevi. Ma tra i lavoratori prevale una sensazione diversa, alimentata dall’esperienza degli ultimi anni. Il rinvio del rientro, seppur limitato a una giornata, pesa su un contesto già segnato da instabilità e da una fiducia messa più volte alla prova.

In attesa della ripartenza annunciata per domani, Mirafiori resta così sospesa tra la promessa di una ripresa produttiva e la realtà di uno stabilimento che continua a procedere a singhiozzo. Un episodio che, ancora una volta, riporta al centro il nodo del futuro industriale di Torino, tra problemi contingenti e scelte strategiche destinate a incidere sul lavoro di migliaia di persone.

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