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Eternit bis, la Cassazione annulla la sentenza per un vizio di traduzione: nuovo rinvio a Torino

La Suprema Corte dispone il rinvio per garantire il diritto di difesa dell’imputato

Eternit bis

Eternit bis, la Cassazione annulla la sentenza per un vizio di traduzione: nuovo rinvio a Torino

La Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello nel processo Eternit bis, disponendo un nuovo rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Torino. Motivo: la mancata traduzione in lingua tedesca della decisione, lingua madre dell’imputato Stephan Schmidheiny.

La Suprema Corte non è intervenuta sul merito delle responsabilità né ha riconsiderato i fatti contestati. Il punto riguarda esclusivamente un profilo procedurale: la necessità che l’imputato possa comprendere integralmente la sentenza nella propria lingua, a garanzia del pieno esercizio del diritto di difesa.

La decisione incide sulla condanna pronunciata in secondo grado il 17 aprile 2025, quando Schmidheiny era stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per 91 episodi di omicidio colposo legati all’esposizione all’amianto a Casale Monferrato, su 392 casi inizialmente contestati all’avvio del procedimento.

Con l’annullamento, la sentenza dovrà essere riscritta e tradotta secondo gli standard linguistici richiesti. Solo successivamente potranno ripartire i termini per eventuali nuove impugnazioni in Cassazione.

A Casale Monferrato la notizia è stata accolta con forte amarezza. Il sindaco Emanuele Capra ha dichiarato:

«Tornare a casa con una nuova delusione è un peso che questa comunità non meritava. Dopo anni di attesa c’era, finalmente, la speranza di vedere affermata la giustizia. E, invece, ci troviamo di nuovo di fronte a un rinvio. Non definitivo, certo, ma sufficiente a rimandare ancora una volta la risposta a una legittima richiesta di verità e responsabilità».

Il primo cittadino ha aggiunto:

«È un’amarezza sapere che tutto riparta a causa di chi non ha provveduto a garantire un passaggio essenziale per il pieno esercizio dei diritti dell’imputato. Ma che, inevitabilmente, rinvia ancora una volta la possibilità di giustizia per le vittime».

Anche l’Afeva (Associazione familiari vittime amianto) parla apertamente di delusione:

«E siamo di nuovo punto e a capo. Come si può credere nella giustizia quando sembra sempre di rincorrere l’impossibile? A traduzione fatta della sentenza torinese, infatti, i difensori riproporranno i motivi di ricorso in Cassazione. Sarà fissata una nuova udienza per il terzo grado di giudizio. Passerà qualche mese per tornare al punto in cui si era ieri. Intanto, si continua a morire...».

Il riferimento è al continuo aumento delle vittime legate alle patologie asbesto-correlate, in un territorio che ancora oggi registra nuovi casi di mesotelioma pleurico e altre malattie legate all’amianto.

Uno dei timori più forti tra le parti civili riguarda il rischio prescrizione. Con il rinvio e la riapertura dei termini processuali, i tempi si allungano ulteriormente. È un timore che a Casale non è astratto: il precedente del processo Eternit I resta una ferita ancora aperta.

Nel procedimento storico per disastro ambientale doloso, nel 2012 era arrivata una condanna a 16 anni in primo grado, poi a 18 anni in appello nel 2013. Nel 2014 la Cassazione annullò tutto dichiarando prescritto il reato. Non perché il disastro non fosse stato riconosciuto, ma perché i termini erano considerati già scaduti.

Proprio da quella frattura nasce Eternit bis: un nuovo impianto accusatorio fondato sui singoli episodi di omicidio colposo, per evitare l’effetto prescrizione che aveva travolto il primo processo.

Oggi il nuovo rinvio riporta la vicenda a una fase tecnica che, pur non incidendo sul merito delle responsabilità, produce un effetto concreto: il tempo si dilata ancora.

Il dramma dell’amianto in Piemonte non riguarda solo Casale Monferrato. A Cavagnolo, dove operava la Saca, consociata Eternit attiva fino alla fine degli anni Ottanta, l’esposizione alla fibra killer ha colpito lavoratori e residenti. Anche in quel filone giudiziario si sono registrati annullamenti e nuovi rinvii in Cassazione, con il rischio che la prescrizione cancelli definitivamente le responsabilità penali.

Le associazioni come Sicurezza e Lavoro e l’Osservatorio Nazionale Amianto parlano di un sistema che si inceppa sui formalismi mentre le vittime continuano ad aumentare.

La Cassazione, in questa fase, non ha assolto né dichiarato l’innocenza dell’imputato. Ha stabilito che la sentenza deve essere tradotta in una lingua comprensibile all’imputato. È un passaggio tecnico previsto dalle garanzie processuali.

Per Casale Monferrato, però, il risultato concreto è un nuovo slittamento di una decisione definitiva in un procedimento che dura da oltre un decennio e che affonda le sue radici in una tragedia industriale che ha segnato intere generazioni.

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