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12 Febbraio 2026 - 16:50
Tav Avigliana-Orbassano, 3 miliardi scoperti e 1,2 milioni di metri quadrati di suolo devastato: i Comuni alzano il muro
Il progetto definitivo della nuova linea ferroviaria Avigliana-Orbassano, presentato da RFI, riapre uno scontro che in Valle di Susa non si è mai davvero sopito. A chiedere un intervento immediato della Regione Piemonte è l’Unione Montana Valle Susa, che parla di criticità gravi e ancora irrisolte.
La presa di posizione è arrivata nel corso della conferenza di servizi svoltasi presso la sede della Città Metropolitana di Torino, dove i sindaci hanno evidenziato lacune tecniche e ambientali che, secondo gli enti locali, erano già state segnalate tredici anni fa dal Ministero dell’Ambiente in sede di valutazione del progetto preliminare. Approfondimenti richiesti allora e che, stando alle amministrazioni coinvolte, non sarebbero stati adeguatamente sviluppati nel progetto attuale.
Per questo motivo gli enti chiedono che la Regione Piemonte, unico ente locale titolare di un parere vincolante, intervenga con decisione nella fase di VIA – Valutazione di Impatto Ambientale. Il timore è che la procedura venga ridotta a un passaggio formale, senza un reale coinvolgimento dei territori interessati. Da qui la richiesta ufficiale alla Regione di convocare una propria conferenza di servizi, avvalendosi della facoltà prevista dalla normativa regionale in materia di VIA.
Le perplessità non si fermano agli aspetti procedurali. Anche la Città Metropolitana di Torino ha sottolineato come le motivazioni trasportistiche alla base dell’opera si fondino su stime elaborate quasi vent’anni fa. Un quadro che, secondo gli amministratori locali, dovrebbe essere aggiornato alla luce dell’evoluzione del servizio ferroviario metropolitano, oggi profondamente diverso rispetto a quello ipotizzato nel progetto di RFI.

Tra i nodi più delicati c’è il consumo di suolo: circa 1,2 milioni di metri quadrati, di cui oltre la metà oggetto di esproprio definitivo. Un impatto che ricadrebbe in larga parte su aree agricole, con conseguenze dirette sulle attività locali. A questo si aggiunge la movimentazione di enormi volumi di detriti e materiali da costruzione. Secondo quanto segnalato dagli enti, i cantieri comporterebbero il transito di centinaia di mezzi al giorno, con interferenze significative sulla viabilità dell’intera zona ovest e in particolare nel centro di Avigliana, dove la situazione del traffico è già considerata critica.
Ancora più sensibile è il capitolo legato alle risorse idriche. I cantieri richiederebbero forti consumi d’acqua, con il rischio di incidere sulle falde e sugli acquedotti locali. È inoltre previsto, secondo quanto riportato, il riversamento degli scarichi nei canali irrigui utilizzati dalle coltivazioni agricole. Ma il punto più controverso riguarda l’acqua potabile: sette campi pozzi risulterebbero fortemente impattati dal progetto, alcuni dei quali alimentano l’acquedotto di Torino. Smat ha già quantificato in 50 milioni di euro il costo per lo spostamento dei pozzi interferiti.
Il tracciato prevede inoltre lo scavo di otto chilometri di doppia galleria tra Rivoli e Avigliana, con il rischio – secondo le amministrazioni – di compromettere in modo permanente l’equilibrio idrico della Collina Morenica, area caratterizzata da un sistema delicato di acque sotterranee.
Sul piano economico, il costo stimato dell’opera è di 3 miliardi di euro. Tuttavia, RFI ha dichiarato che gli stanziamenti statali coprono meno del 30% dell’importo complessivo. Una copertura parziale che solleva ulteriori interrogativi: le risorse pubbliche già previste rischierebbero di restare congelate, sottraendo fondi a infrastrutture ritenute urgenti per il trasporto pubblico locale, come il completamento della Linea 1 della Metropolitana di Torino in corso Francia e la realizzazione della Linea 2. Al momento, la restante parte dei finanziamenti non risulta individuata.
Un ultimo elemento preoccupa gli enti locali: i vincoli urbanistici derivanti dall’approvazione del progetto definitivo sarebbero immediatamente esecutivi e vincolanti a tempo indeterminato, anche in assenza delle risorse necessarie alla realizzazione dell’opera. Ciò comporterebbe limitazioni significative alle politiche urbanistiche, sia pubbliche sia private, con il rischio concreto di bloccare lo sviluppo strategico dei territori coinvolti.
La partita ora si sposta in Regione. Con un parere vincolante sul tavolo e una richiesta formale di convocazione della conferenza di servizi, il progetto della nuova linea Avigliana-Orbassano entra in una fase decisiva, tra interrogativi ambientali, finanziari e urbanistici che restano tutti aperti.

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