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Italdesign, scontro in Regione: Unione Industriali e vertici aziendali disertano l’audizione sul futuro di Moncalieri

Canalis (Pd): confronto negato mentre l’accordo con UST è già firmato. In gioco 1.300 lavoratori diretti e 3.000 dell’indotto

Italdesign, scontro in Regione: Unione Industriali e vertici aziendali disertano l’audizione sul futuro di Moncalieri

Italdesign, scontro in Regione: Unione Industriali e vertici aziendali disertano l’audizione sul futuro di Moncalieri

Il confronto pubblico sul futuro di Italdesign si ferma prima ancora di cominciare. L’audizione richiesta in terza commissione del Consiglio regionale del Piemonte per discutere il nuovo assetto societario e le prospettive industriali dell’azienda di Moncalieri non si è tenuta. A denunciarlo è la vice presidente della Commissione Lavoro e Attività produttive, Monica Canalis (Pd), che parla apertamente di un’occasione mancata e di un rifiuto incomprensibile da parte dell’Unione Industriali e dei vertici aziendali.

L’incontro avrebbe dovuto vedere la partecipazione del vice presidente dell’Unione Industriali, Antonio Casu, in qualità di amministratore delegato di Italdesign. Obiettivo: fare chiarezza sul piano industriale della nuova proprietà, UST, subentrata a dicembre ad Audi-Volkswagen come azionista di maggioranza. Ma la disponibilità non è arrivata. La motivazione ufficiale parla di una fase di “non completo perfezionamento dell’accordo”. Una spiegazione che non convince l’opposizione.

«Esprimiamo rammarico per questa mancata occasione di confronto – afferma Canalis – che avrebbe permesso di mettere a fuoco il piano industriale di UST e il futuro dei 1.300 lavoratori del sito di Moncalieri e dei 3.000 dell’indotto».

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Monica Canalis

Secondo la consigliera dem, il signing dell’accordo con UST sarebbe già stato firmato e l’audizione non avrebbe pregiudicato in alcun modo la chiusura definitiva dell’operazione. Anzi, avrebbe consentito al Consiglio regionale di instaurare un dialogo diretto con la parte datoriale, come già avvenuto in più occasioni con quella sindacale.

Il nodo non è soltanto formale. Italdesign rappresenta uno dei simboli storici del design automobilistico italiano. Fondata nel 1968 da Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani, l’azienda torinese ha firmato progetti iconici per marchi internazionali, diventando un punto di riferimento globale per design, ingegneria e prototipazione nel settore automotive. Dal 2010 era entrata nell’orbita del gruppo Volkswagen-Audi, rafforzando la propria presenza nei mercati internazionali e mantenendo a Moncalieri il cuore delle attività tecniche.

La cessione della maggioranza a UST, multinazionale con sede in California e forte radicamento operativo in India, segna ora un cambio di paradigma. UST è specializzata in trasformazione digitale, intelligenza artificiale, software e servizi tecnologici. L’operazione punta a integrare competenze di design e sviluppo prodotto con soluzioni digitali avanzate, nel solco della trasformazione dell’industria automobilistica verso veicoli sempre più connessi e “software defined”.

Una visione industriale ambiziosa, ma che sul territorio piemontese genera interrogativi. Negli ultimi mesi i sindacati metalmeccanici hanno espresso timori per la tenuta occupazionale e per la possibile ridefinizione delle attività strategiche. Alcuni articoli apparsi sulla stampa locale hanno parlato di dimissioni di tecnici qualificati e di un clima di incertezza legato alla transizione societaria.

In questo contesto, il rifiuto dell’audizione assume un significato politico forte. «A pochi giorni dalla mobilitazione di San Valentino dei metalmeccanici per il rilancio industriale di Torino – osserva Canalis – è doloroso constatare che uno dei soggetti datoriali si sottrae al confronto».

Il punto centrale resta la trasparenza. Il Consiglio regionale chiedeva di conoscere gli indirizzi strategici del nuovo azionista: quali investimenti sono previsti? Quale sarà il ruolo del sito di Moncalieri nel nuovo assetto globale? Come verranno tutelate le professionalità interne e l’indotto?

Domande che rimangono senza risposta pubblica. Italdesign non è soltanto un’azienda. È un pezzo di storia industriale torinese, un marchio che ha accompagnato la trasformazione dell’automobile italiana e internazionale per oltre mezzo secolo. Oggi si trova al crocevia tra tradizione meccanica e rivoluzione digitale. Il passaggio da un colosso automobilistico europeo a una multinazionale tecnologica globale rappresenta un’operazione di grande portata, che incide su migliaia di famiglie e su un intero ecosistema produttivo.

Il confronto con le istituzioni, sostengono dall’opposizione, non dovrebbe essere percepito come un ostacolo, ma come un passaggio necessario per garantire stabilità e fiducia in una fase delicata. «Il futuro del design automobilistico italiano e del lavoro di migliaia di persone – conclude Canalis – non può essere deciso nelle segrete stanze, senza alcun confronto con le istituzioni piemontesi».

La partita resta aperta. Il perfezionamento dell’accordo con UST, l’approvazione definitiva delle procedure e la definizione del piano industriale saranno i prossimi passaggi chiave. Nel frattempo, il silenzio dell’azienda in sede pubblica alimenta un clima di tensione che, in una Torino ancora alle prese con la ridefinizione della propria identità industriale, pesa più di una semplice audizione mancata.

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