Cerca

Attualità

Nucleare avanzato, l’Europa accelera con un accordo dal forte accento italiano

Newcleo ed Eagles firmano in Belgio: reattore sperimentale al piombo operativo dal 2034

nucleare

Nucleare

L’accordo firmato a Bruxelles segna un passaggio che va oltre la cronaca industriale e tocca un nodo strategico europeo: il ritorno del nucleare avanzato come opzione concreta nella transizione energetica. E dentro questo passaggio c’è molta Italia, nonostante il Paese abbia abbandonato l’atomo con il referendum del 1987. A mettere la firma sull’intesa sono newcleo, società internazionale dal forte cuore italiano fondata dal torinese Stefano Buono, ed Eagles, il consorzio europeo che riunisce Ansaldo Nucleare, Enea, la romena Raten e l’istituto di ricerca belga Sck Cen.

L’obiettivo dell’alleanza è ambizioso e scandito da un calendario preciso. A Mol, in Belgio, sorgerà Leandrea, un reattore veloce sperimentale raffreddato al piombo liquido (Lfr, Lead-cooled Fast Reactor), che dovrebbe diventare operativo nel 2034. Non produrrà energia per il mercato, ma servirà a testare materiali e combustibili di una tecnologia che, per ora, esiste soprattutto nei progetti e nei laboratori. Leandrea rappresenta il primo gradino di una scala più lunga: a seguire è previsto Alfred, un secondo reattore sperimentale che sarà costruito in Romania e che avrà il compito di dimostrare le prestazioni di questi impianti in condizioni più vicine all’esercizio commerciale.

Il traguardo finale del consorzio Eagles è fissato al 2039, quando l’Europa potrebbe arrivare a mettere sul mercato il suo reattore Eagles-300, da 300 megawatt. Una potenza significativa, pensata per un impiego modulare e industriale. In parallelo corre la tabella di marcia di newcleo, che punta a lanciare il proprio reattore di quarta generazione, Lfras200, già all’inizio degli anni Trenta, anticipando di qualche anno la concorrenza europea. Due strategie diverse, ma complementari, che indicano come il settore si stia muovendo con una rapidità impensabile fino a pochi anni fa.

I reattori veloci raffreddati al piombo, spesso definiti advanced modular reactor, vengono presentati come una risposta a molte delle criticità storiche del nucleare. La promessa è quella di una fissione più sicura ed economica, grazie a una progettazione modulare che consente di costruire gli impianti in fabbrica, riducendo tempi e costi rispetto alle grandi centrali del passato. Ma il punto più delicato riguarda le scorie. Questi reattori utilizzeranno come combustibile le scorie di uranio e plutonio delle vecchie centrali, quelle che oggi restano radioattive per centinaia di migliaia di anni, trasformandole in rifiuti con tempi di decadimento di alcuni secoli. In caso di guasto, il piombo liquido che raffredda il reattore si solidifica, isolando il combustibile radioattivo: un principio fisico che viene indicato come uno dei pilastri della sicurezza intrinseca di questa tecnologia.

Il dato politico-industriale è evidente: l’Italia non ha più centrali nucleari, ma non ha mai smesso di lavorare nel settore. Le imprese italiane hanno continuato a operare all’estero, accumulando know-how e competenze che oggi tornano centrali in un contesto europeo in cui l’atomo è di nuovo sul tavolo. L’accordo tra newcleo ed Eagles dimostra che il Paese, pur restando formalmente fuori dalla produzione nucleare, è uno dei protagonisti della filiera tecnologica.

Questo scenario si intreccia con il dibattito interno. Alla Camera prosegue l’esame del disegno di legge quadro fortemente voluto dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, con l’obiettivo di ridare all’Italia una normativa sulle centrali atomiche e preparare il terreno a un possibile rientro del nucleare nel mix energetico nazionale. Un passaggio che non significa costruzioni immediate, ma che serve a colmare un vuoto normativo rimasto aperto per decenni.

Nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, l’amministratore delegato di Sogin, Gianluca Artizzu, ha indicato una data chiave: il deposito nazionale delle scorie radioattive dovrebbe aprire i cantieri nel 2029 ed entrare in funzione nel 2039. Una tempistica che si sovrappone simbolicamente agli obiettivi dei nuovi reattori europei, mostrando come il tema delle scorie resti centrale e ineludibile.

GIANLUCA ARTIZZU AMMINISTRATORE DELEGATO SOGIN con GIUSEPPE ZOLLINO AZIONE

Ma non mancano le criticità. Il direttore dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare (Isin), Francesco Campanella, ha segnalato che l’ente soffre di una grave carenza di personale e che l’organico andrebbe almeno triplicato. Un richiamo che pesa, perché senza un’autorità di controllo adeguatamente strutturata ogni rilancio del nucleare rischia di restare sulla carta.

L’intesa tra newcleo ed Eagles, dunque, non è solo un accordo industriale. È un tassello di una partita più ampia che riguarda l’autonomia energetica europea, la gestione delle scorie, la sicurezza e il ruolo dell’Italia in un settore che aveva ufficialmente abbandonato, ma che in realtà non ha mai davvero lasciato. Il nucleare di quarta generazione resta una scommessa, ma ora ha date, nomi e cantieri potenziali. E per la prima volta dopo molti anni, anche un chiaro accento italiano.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori