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Cronaca

Annullata l’interdittiva antimafia alla Tuccio Costruzioni: il Tar boccia il provvedimento

I giudici amministrativi della Lombardia dichiarano illegittimo l’atto della Prefettura di Milano per carenza di istruttoria e assenza di un rischio attuale di infiltrazione. Stop agli effetti che avevano bloccato appalti e subappalti

Annullata l’interdittiva antimafia alla Tuccio Costruzioni: il Tar boccia il provvedimento

Rosario Tuccio

Il Tar della Lombardia ha annullato integralmente l’interdittiva antimafia emessa nei confronti della Tuccio Costruzioni Srl, giudicandola illegittima perché fondata su elementi ritenuti insufficienti e su un’istruttoria carente. La decisione è contenuta nella sentenza n. 00230/2026, depositata il 19 gennaio, con cui i giudici amministrativi milanesi hanno accolto il ricorso presentato dalla società.

L’interdittiva era stata adottata dalla Prefettura di Milano il 28 aprile 2025, nell’ambito dei poteri preventivi attribuiti all’autorità prefettizia in materia di contrasto alle infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti. Si tratta di misure di natura amministrativa che non presuppongono una condanna penale, ma che possono incidere in modo rilevante sull’operatività delle imprese, determinando l’esclusione da appalti pubblici e la revoca di autorizzazioni e subappalti.

Nel caso della Tuccio Costruzioni, l’effetto dell’interdittiva era stato immediato: revoca delle autorizzazioni al subappalto da parte dei Comuni di Nichelino e Vinovo e del Politecnico di Torino, con una brusca interruzione di lavori in corso e un blocco delle prospettive di sviluppo. Già in una fase precedente, il Tar aveva sospeso in via cautelare il provvedimento prefettizio, ritenendo sussistenti profili di fondatezza del ricorso, poi confermati nella decisione di merito.

Analizzando il contenuto dell’atto impugnato, i giudici amministrativi hanno ravvisato un “eccesso di potere per contraddittorietà, irragionevolezza, illogicità e inopportunità”, nonché un ulteriore “eccesso di potere per carenza di istruttoria e di motivazione”. In sostanza, secondo il Tar, il provvedimento non era sorretto da un quadro indiziario idoneo a dimostrare l’attualità di un rischio concreto di infiltrazione mafiosa nell’attività imprenditoriale.

Particolare attenzione viene riservata nella sentenza alla posizione dell’imprenditore Rosario Tuccio, all’epoca amministratore della società. I giudici sottolineano come lo stesso non sia mai stato indagato né destinatario di provvedimenti sanzionatori penali per reati di stampo mafioso e come non siano stati introdotti elementi dai quali desumere una gestione dell’impresa condizionata da interessi criminali. Analoga valutazione riguarda i soggetti coinvolti nella compagine societaria, anch’essi mai colpiti da misure penali.

Il Tar richiama inoltre la giurisprudenza del Consiglio di Stato, in particolare la sentenza n. 7330 del 16 settembre 2025, che aveva già censurato analoghi profili di difetto di istruttoria e di motivazione in relazione a un’interdittiva antimafia e al diniego di una misura di prevenzione collaborativa prevista dall’articolo 94 bis del decreto legislativo 159 del 2011. Un richiamo che rafforza, secondo i giudici, la necessità di un’attenta valutazione dell’attualità del rischio prima dell’adozione di provvedimenti così incisivi.

Nella parte conclusiva della decisione, il collegio evidenzia la presenza di “sopravvenienze positive” tali da escludere il permanere di situazioni critiche, parlando esplicitamente di una fuoriuscita dell’impresa da qualsiasi area di opacità. In assenza di un giudizio attuale e concreto sul rischio di infiltrazione, il decreto prefettizio del 28 aprile 2025 viene quindi dichiarato illegittimo e annullato.

Le conseguenze economiche dell’interdittiva sono state rilevanti. La Tuccio Costruzioni ha quantificato in circa 25 milioni di euro il valore dei lavori pubblici e privati sfumati nel periodo di efficacia del provvedimento, tra appalti persi, contratti risolti e commesse revocate, con un forte impatto sul fatturato in una fase di espansione dell’azienda. Nel corso dell’iter giudiziario, Rosario Tuccio aveva scelto di dimettersi da ogni carica sociale.

A commento della sentenza, l’imprenditore ha espresso soddisfazione per l’esito del giudizio, sottolineando come la decisione del Tar abbia chiarito in modo definitivo la sua posizione e annunciando la ripresa delle attività dopo una fase segnata da pesanti ripercussioni economiche e professionali.

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