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10 Febbraio 2026 - 22:29
Nadia Conticelli
Ottocento metri. È questa la misura con cui la Regione Piemonte decide di liquidare un presidio sanitario e, con esso, le esigenze quotidiane di un intero quartiere popolare come Borgo Vittoria a Torino. Ottocento metri che, secondo l’assessore regionale Federico Riboldi, non rappresentano un problema, non creano disagi, non meritano ripensamenti. Una distanza minima, quasi irrilevante. Una passeggiata, verrebbe da dire. Peccato che quella passeggiata attraversi un cavalcaferrovia, una delle rotonde più congestionate di Torino – piazza Baldissera – e una via ad alto scorrimento. Peccato soprattutto che a percorrerla dovrebbero essere anziani, persone con disabilità, pazienti fragili, cittadini che al poliambulatorio di via del Ridotto non andavano per sport, ma per curarsi.
La conferma della chiusura definitiva del presidio è arrivata oggi in Consiglio regionale. Nessun passo indietro, nessuna apertura, nessuna alternativa. I servizi verranno trasferiti nella futura Casa di comunità di via Cigna 74, all’interno dell’ex Astanteria Martini. Punto. La Regione tira dritto, incurante delle proteste, delle richieste, delle proposte arrivate in questi mesi dal territorio.
A metterlo nero su bianco è la consigliera regionale del Partito Democratico Nadia Conticelli, che aveva chiesto formalmente alla Giunta di valutare soluzioni diverse, o quantomeno una proroga che consentisse una riorganizzazione graduale dei servizi sanitari in Circoscrizione 5. La risposta dell’assessorato è secca: le sedi di via Foligno 14 e piazza Montale 10 non diventeranno nuovi punti di erogazione dei servizi territoriali. Ospiteranno altro – Neuropsichiatria infantile e dipendenze patologiche – ma non sostituiranno il poliambulatorio chiuso.
Un muro contro muro che ignora anche un dato elementare: le tempistiche. I lavori nella nuova struttura di via Cigna, ammesso che finiscano davvero entro fine febbraio, non coincidono con i tempi reali del trasloco e dell’avvio dei servizi. Nel frattempo, il poliambulatorio di via del Ridotto chiude senza rete di protezione. Nessuna continuità garantita. Nessuna soluzione transitoria. Solo promesse di “sperimentazioni” future: servizi di accompagnamento ancora da attivare, assistenza domiciliare da potenziare, Aggregazioni Funzionali Territoriali ancora in fase di avvio. Tutto sulla carta. Tutto domani. O forse dopodomani.
Una gestione che, secondo Conticelli, dimostra come sarebbe stato non solo possibile ma doveroso mantenere aperto il presidio almeno per un periodo di transizione. Una scelta politica, quella della Regione, che però va in tutt’altra direzione.
Sulla stessa linea si colloca il Movimento 5 Stelle. Il consigliere regionale Alberto Unia parla apertamente di ipocrisia istituzionale. "Parlano di sanità territoriale, ma poi tagliano i servizi senza ascoltare i territori". Una contraddizione che a Borgo Vittoria assume contorni molto concreti. Altro che riorganizzazione indolore: qui si chiude un servizio di prossimità e si chiede ai cittadini di arrangiarsi.
Secondo Unia, la Giunta Cirio riduce tutto a una questione di bilancio, rivendicando risparmi sugli affitti e minimizzando l’impatto reale del trasferimento. Ma il problema non sono i numeri nei fogli excel della Regione. Il problema è la vita quotidiana delle persone. È l’anziano che deve attraversare piazza Baldissera. È il disabile che si ritrova a fare i conti con barriere urbane e traffico. È il quartiere che perde un presidio sanitario senza ricevere nulla in cambio, se non promesse vaghe e sperimentazioni tutte da verificare.
Da mesi, intanto, il Tavolo territoriale di Borgo Vittoria, le organizzazioni sindacali e i cittadini chiedono ascolto. Chiedono alternative. Chiedono tempo. Chiedono una sanità territoriale che non sia solo uno slogan buono per i convegni o per i comunicati stampa. La risposta della Regione, arrivata oggi in aula, è invece una conferma fredda e burocratica: nessuna alternativa, nessuna proroga, nessun ripensamento.
Insomma, mentre la politica regionale continua a raccontare la favola delle Case di comunità come soluzione universale, nei quartieri popolari la realtà è molto più semplice e molto più dura: un servizio chiude, un altro forse aprirà, prima o poi. Nel mezzo, restano i cittadini di Borgo Vittoria, lasciati a misurare sulla propria pelle quegli ottocento metri che per qualcuno sono solo una distanza sulla mappa, ma per molti rappresentano un ostacolo quotidiano alla cura e al diritto alla salute.

La chiusura del poliambulatorio di via del Ridotto non è una svista né un incidente di percorso. È una scelta politica precisa, pianificata e consapevole. A dimostrarlo non sono le polemiche dell’opposizione o le proteste dei cittadini, ma gli atti ufficiali della Regione Piemonte, che raccontano una verità molto più netta di quella affidata alle rassicurazioni pronunciate in aula.
Nella risposta scritta dell’assessorato alla Sanità all’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Nadia Conticelli, la Regione mette nero su bianco un punto fondamentale: non è previsto alcun periodo di transizione tra la chiusura del poliambulatorio di Borgo Vittoria e l’apertura della nuova Casa di comunità di via Cigna 74. Nessuna fase ponte, nessuna soluzione provvisoria, nessuna continuità garantita, se non il tempo tecnico necessario al trasloco. Tradotto in termini concreti: il presidio chiude e i cittadini restano senza un servizio di prossimità, in attesa che il nuovo sistema entri davvero in funzione.
Il cronoprogramma dei lavori, secondo la Regione, è sotto controllo. La conclusione dell’intervento edilizio è fissata per il 28 febbraio 2026, le risorse risultano interamente stanziate e la sostenibilità economica viene data per certa. Ma è proprio qui che emerge la principale contraddizione. Perché mentre le scadenze dei cantieri vengono blindate, le scadenze dei servizi restano indefinite. Tutto ciò che dovrebbe compensare la chiusura di via del Ridotto viene descritto come futuro, sperimentale, eventuale.
I prelievi domiciliari per gli over 75 con patologie croniche saranno affidati a un servizio esternalizzato, del quale si valuterà solo in seguito se sarà necessario un potenziamento. Il Corpo Logistico Sanitario Piemontese partirà in via sperimentale, coinvolgendo associazioni del Terzo Settore che dovranno ancora essere individuate. Nessuna data certa, nessuna struttura già operativa, nessuna garanzia immediata per chi oggi utilizza il poliambulatorio.
Anche sulle sedi alternative, spesso evocate nel dibattito pubblico, gli atti sono chiarissimi. Via Foligno 14 e piazza Montale 10 non diventeranno nuovi punti di erogazione dei servizi territoriali. Ospiteranno esclusivamente la Neuropsichiatria infantile e le dipendenze patologiche. Il punto prelievi di via Stradella 203 verrà garantito non attraverso nuove risorse, ma tramite la redistribuzione del personale già in servizio. Nessun rafforzamento strutturale, nessun investimento aggiuntivo.
L’interrogazione di Conticelli ricostruisce inoltre un contesto che la Regione sembra ignorare. Il poliambulatorio di via del Ridotto serve un’area densamente popolata, con una forte presenza di anziani, ed è collocato nel cuore della Circoscrizione 5. La nuova Casa di comunità sorgerà invece in un’altra circoscrizione, Aurora, in una zona non direttamente collegata a Borgo Vittoria da un sistema di trasporto pubblico adeguato. Non a caso, la decisione viene giustificata dall’ASL principalmente con un risparmio economico: meno di 209 mila euro l’anno.
Ed è forse questo il dato più politico di tutti. Per una cifra relativamente modesta, un quartiere popolare perde un presidio sanitario di prossimità. Per quella cifra, si chiede a cittadini anziani, fragili, spesso con difficoltà motorie, di attraversare cavalcavia, traffico e una delle rotonde più congestionate della città per accedere alle cure. Per quella cifra, la sanità territoriale diventa un concetto astratto, buono per i piani e per i documenti, ma molto meno per la vita quotidiana.
Gli atti registrano anche il dissenso del territorio. Nei mesi scorsi comitati, tavoli territoriali e organizzazioni sindacali hanno chiesto di mantenere almeno alcuni servizi in via del Ridotto come articolazione della nuova Casa di comunità. Proposte respinte. La Regione prende atto delle proteste, ma non modifica la propria linea. Nessuna delle richieste avanzate dal quartiere trova risposta concreta.
Letti i documenti, il quadro appare persino più duro di quanto raccontato nelle dichiarazioni pubbliche. La Regione sa che non ci sarà una vera fase di passaggio. Sa che i servizi alternativi non sono pronti. Sa che le sperimentazioni non garantiranno subito la copertura dei bisogni reali. Eppure va avanti.
Altro che sanità di prossimità. Qui la prossimità viene sacrificata sull’altare dei bilanci e delle scadenze edilizie. E mentre le Case di comunità vengono raccontate come la nuova frontiera dell’assistenza, a Borgo Vittoria resta una sola certezza: un presidio chiude, e il diritto alla cura diventa, ancora una volta, una questione di metri da percorrere e di ostacoli da superare.
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