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No Tav contro l’ex pm Andrea Padalino, attacco durissimo dopo l’intervento televisivo

Il movimento riporta alla luce il passato disciplinare del magistrato e contesta il racconto pubblico sulla fine della carriera

No Tav contro l’ex pm Andrea Padalino, attacco durissimo dopo l’intervento televisivo

No Tav contro l’ex pm Andrea Padalino, attacco durissimo dopo l’intervento televisivo

Il movimento No Tav torna ad attaccare Andrea Padalino, ex pubblico ministero della Procura di Torino e oggi giudice civile a L’Aquila, dopo la sua recente apparizione in una trasmissione televisiva su Rete 4. Un intervento che ha riacceso vecchie fratture e riportato al centro del dibattito il ruolo svolto dal magistrato negli anni Dieci, quando coordinò numerose indagini giudiziarie contro attivisti e militanti contrari alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità in Val di Susa.

Il movimento No Tav contesta duramente il profilo pubblico tracciato da Padalino, definendolo un magistrato dalla “morale discutibile” e richiamando esplicitamente la sanzione disciplinare inflitta in passato dal Consiglio superiore della magistratura, che aveva riconosciuto la gravità dei fatti contestati pur escludendo il licenziamento. Secondo gli estensori del testo, la narrazione proposta in televisione avrebbe rappresentato la conclusione della sua esperienza professionale come il risultato di presunti complotti, evitando invece di affrontare nel merito i comportamenti che portarono al procedimento disciplinare.

Il nodo centrale della polemica riguarda proprio il modo in cui Padalino avrebbe ricondotto sia il processo penale, conclusosi con un’assoluzione, sia la vicenda disciplinare, a una pressione esterna riconducibile all’area No Tav. Una lettura che il movimento respinge con forza, sostenendo che le responsabilità accertate dagli organi di autogoverno della magistratura non possano essere ridotte a una costruzione politica o mediatica. Nel testo vengono rievocate quelle che vengono definite condotte gravi e consapevolmente occultate al pubblico, con l’accusa di aver tentato di riscrivere ex post il significato delle decisioni assunte dalle istituzioni giudiziarie.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, in cui il movimento No Tav, a distanza di anni dalle stagioni più intense dello scontro giudiziario in Val di Susa, continua a presidiare la memoria di quei procedimenti e a contestare pubblicamente i protagonisti istituzionali di allora. L’intervento televisivo dell’ex pm ha agito da detonatore, riaprendo un conflitto che non appare destinato a spegnersi e che continua a intrecciare giustizia, narrazione pubblica e memoria politica.

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Andrea Padalino

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