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Moody’s declassa Stellantis a Baa3: utili in calo, cassa negativa e ripresa lontana

L’agenzia di rating rivede al ribasso il giudizio sul gruppo automobilistico dopo i conti preliminari 2025, ma mantiene l’outlook stabile

Moody’s declassa Stellantis a Baa3: utili in calo, cassa negativa e ripresa lontana

Moody’s declassa Stellantis a Baa3: utili in calo, cassa negativa e ripresa lontana

Il giudizio di Moody’s su Stellantis scende di un gradino e certifica, nero su bianco, una fase più difficile del previsto per uno dei principali gruppi automobilistici mondiali. L’agenzia di rating ha infatti tagliato il merito creditizio del gruppo a Baa3, mantenendo però un outlook stabile, alla luce di una revisione profonda delle prospettive di redditività e flussi di cassa emerse con la pubblicazione dei risultati preliminari per il 2025. Una decisione che non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma che fotografa un quadro in peggioramento rispetto alle attese precedenti e che avrà effetti concreti sul posizionamento finanziario e strategico del gruppo.

Alla base del declassamento c’è una constatazione chiara: Stellantis non riuscirà a generare free cash flow positivo né nel 2025 né, con ogni probabilità, nel 2026. Secondo Moody’s, la società continuerà a bruciare cassa anche il prossimo anno, mentre il recupero dei margini operativi richiederà più tempo di quanto inizialmente stimato. In particolare, resta elevata l’incertezza sulla traiettoria di una ripresa dei margini Ebit rettificati, anche alla luce di una revisione strategica ampia che il gruppo ha avviato ma che non ha ancora prodotto risultati tangibili sul piano dei conti.

Il rating Baa3 rappresenta l’ultimo gradino dell’area “investment grade” e segnala una posizione definita dall’agenzia come “debolmente posizionata”. In termini pratici, questo significa che Stellantis resta formalmente un emittente affidabile, ma con margini di manovra più ristretti e una maggiore esposizione ai rischi macroeconomici e settoriali. Il rallentamento della domanda globale, la pressione sui prezzi, i costi della transizione verso l’elettrico e la concorrenza sempre più aggressiva, soprattutto sul mercato europeo, pesano sulle prospettive di breve e medio periodo.

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Moody’s riconosce tuttavia alcuni fattori mitiganti che hanno contribuito a mantenere stabile l’outlook. In primo luogo, la scelta del gruppo di non distribuire dividendi nel 2026, una decisione che consente di preservare liquidità in una fase delicata. A questo si aggiunge l’intenzione di emettere fino a 5 miliardi di euro di strumenti ibridi, operazione che rafforzerà il profilo patrimoniale e sosterrà una liquidità che l’agenzia definisce ancora solida. Si tratta di leve finanziarie pensate per guadagnare tempo e flessibilità, in attesa che le misure industriali e commerciali inizino a produrre effetti più concreti.

Il mantenimento dell’outlook stabile, però, non è incondizionato. Moody’s lo lega esplicitamente all’aspettativa che Stellantis riesca a tornare a livelli di redditività positivi entro la fine del 2026, obiettivo che dovrebbe essere sostenuto dal lancio di nuovi modelli e dalla prosecuzione delle iniziative di riduzione e razionalizzazione dei costi. È su questo terreno che si giocherà la credibilità del piano di rilancio: senza un miglioramento visibile dei margini e della generazione di cassa, il rischio di ulteriori pressioni sul rating resterebbe concreto.

Il declassamento arriva in un momento particolarmente sensibile per il gruppo, impegnato a ridefinire la propria strategia industriale in un contesto di profonda trasformazione del settore automotive. La transizione elettrica, gli investimenti in nuove piattaforme, le tensioni sui mercati chiave e il confronto con nuovi competitor stanno ridisegnando equilibri che fino a pochi anni fa sembravano consolidati. In questo scenario, il giudizio di Moody’s rappresenta un segnale forte anche per investitori, creditori e istituzioni: la solidità finanziaria di Stellantis non è in discussione nel breve periodo, ma il percorso di recupero sarà più lento e complesso del previsto.

In sintesi, il taglio del rating a Baa3 non equivale a una bocciatura, ma a un avvertimento. Il gruppo dispone ancora degli strumenti per reggere l’urto, ma dovrà dimostrare nei prossimi due anni di saper trasformare le promesse di rilancio in numeri concreti. La vera partita si giocherà sulla capacità di tornare a produrre cassa, recuperare margini e rassicurare i mercati su una traiettoria di crescita sostenibile in un settore che non concede più margini di errore.

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