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Economia
07 Febbraio 2026 - 18:46
Antonio Filosa, Ad di Stellantis
Acc, la joint venture tra Mercedes, Stellantis e TotalEnergies, mette definitivamente la parola fine al progetto di realizzazione della gigafactory per la produzione di batterie destinate alle auto elettriche a Termoli, in Molise, e a Kaiserslautern, in Germania. Va avanti, invece, il sito francese di Billy-Berclau/Douvrin, che resterà il fulcro europeo della produzione e dell’innovazione tecnologica sulle batterie. Una decisione pesante, che certifica il fallimento di una delle scommesse industriali più ambiziose legate alla transizione elettrica e che apre interrogativi profondi sul futuro dell’automotive in Italia.
A stretto giro arriva la rassicurazione di Stellantis, che prova a contenere l’impatto sociale della scelta: «Garantiremo un futuro allo stabilimento di Termoli e offriremo continuità lavorativa ai lavoratori», fanno sapere dal gruppo automobilistico. Una dichiarazione che, però, non basta a fugare le preoccupazioni, soprattutto considerando che il sito molisano conta 1.780 dipendenti, oggi sospesi tra promesse e incertezze.
I sindacati non nascondono l’allarme. Da tempo avevano segnalato i rischi legati allo stallo del progetto e ora chiedono con forza prodotti e investimenti in grado di assicurare continuità produttiva, occupazionale e prospettive di lungo periodo. Perché lo stop alla gigafactory non è solo la cancellazione di un investimento, ma il venir meno di una traiettoria industriale che avrebbe dovuto accompagnare la riconversione dello stabilimento e del territorio.
La decisione di Acc, formalmente in stand by dal 2024, non può essere considerata un fulmine a ciel sereno. I segnali c’erano tutti: rinvii continui, proroghe, silenzi, rassicurazioni di circostanza. L’ufficialità è arrivata in modo quasi informale, al termine di una telefonata tra il capo del personale e la Uilm, che ha poi diffuso la notizia. «La direzione di Acc ci ha ufficializzato stamattina ciò che temevamo da tempo – spiegano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Francesco Guida, segretario generale della Uilm di Campobasso – vale a dire che il progetto di costruire una gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come in Germania. L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa quindi l’arrivo immediato di produzioni meccaniche».
Acc motiva la scelta parlando di dinamiche di mercato, riorganizzazione strategica e necessità di promuovere l’eccellenza operativa. Nella nota ufficiale la società ribadisce di voler mantenere la propria capacità industriale in Francia, utilizzando il sito di Billy-Berclau/Douvrin come principale polo di innovazione, concentrando lì gli sforzi per migliorare efficienza e competitività della produzione. E lancia anche un messaggio che suona come un monito politico: senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, «l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del Ventunesimo secolo».

Immediata la replica di Stellantis, che richiama gli impegni assunti un anno fa al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. «Come concordato al Mimit – sottolinea il gruppo – puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento. Agli attuali dipendenti Acc sarà offerta la continuità lavorativa all’interno di Stellantis». Il gruppo prende atto della decisione di Acc di avviare un confronto con le parti sociali per bloccare definitivamente i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia e assicura di monitorare attentamente la situazione, restando mobilitato per valutarne le implicazioni industriali e sociali.
Sul tavolo, almeno sulla carta, restano alcuni impegni. Stellantis ha confermato al Mimit che entro il 2026 arriverà a Termoli la linea di produzione del cambio e-Dct, mentre è previsto un investimento sui motori Gss conformi alla normativa Euro 7, garantendone la piena utilizzabilità anche dopo il 2030, sia nella gamma attuale sia in quella futura. Un orizzonte che i sindacati considerano indispensabile ma non sufficiente.
La Uilm ricorda che «Termoli per 54 anni è stata leader nella produzione di motori e cambi, accumulando competenze e professionalità irrinunciabili». Per questo, sottolinea il sindacato, «il futuro prossimo dello stabilimento deve essere legato alle meccaniche, ai motori e ai cambi, settori nei quali Termoli ha dimostrato nel tempo di essere un’eccellenza». Un patrimonio industriale che non può essere disperso né sacrificato sull’altare di strategie decise altrove.
Ancora più netta la posizione della Fiom-Cgil. «La situazione del sito di Termoli resta legata esclusivamente a Stellantis e alle sue decisioni – affermano Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive –. Anche la scelta di Acc è strettamente collegata alle decisioni di Stellantis, che è l’azionista di maggioranza relativa del consorzio». Per la Fiom serve un confronto vero e immediato, che anticipi il piano industriale e tenga conto di una situazione che in Italia viene definita emergenziale. «La presidenza del Consiglio non può continuare a ignorare ciò che sta accadendo e deve convocare le parti a Palazzo Chigi», avvertono.
Sulla stessa linea Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, che mette in chiaro come «un progetto fallito non può ricadere sul futuro dello stabilimento e dell’occupazione» e chiede nuovi investimenti e nuove attività produttive per dare certezze a lavoratori e territorio.
Insomma, lo stop alla gigafactory di Termoli non è solo la fine di un progetto industriale, ma l’ennesimo campanello d’allarme su una transizione energetica e produttiva che, in Italia, rischia di tradursi più in promesse mancate che in opportunità concrete. E mentre la Francia consolida il proprio ruolo strategico, al Molise resta il conto, fatto di attese, rinvii e di un futuro che, ancora una volta, dipende da decisioni prese altrove.
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