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10 Febbraio 2026 - 09:19
il Piemonte travolto da un cambio meteo improvviso e radicale
Dopo settimane segnate da correnti umide sud-occidentali, piogge frequenti e nevicate insistenti sui rilievi, il quadro meteorologico del Nord-Ovest si prepara a una svolta netta. La rotazione del flusso portante dei venti in quota verso Ovest-Nordovest mette infatti la parola fine a una lunga fase perturbata che, sul versante alpino piemontese e in particolare sui rilievi del Cuneese, ha riportato accumuli nevosi che mancavano da almeno cinque anni in questa parte dell’inverno meteorologico. Un cambio di passo che non significa stabilità duratura, ma piuttosto l’ingresso in una fase più dinamica e contrastata, con effetti molto diversi tra alta montagna e pianura.
Il nuovo scenario si inserisce all’interno di un vero e proprio treno di perturbazioni atlantiche, destinate a scorrere lungo il bordo settentrionale dell’anticiclone subtropicale. Le aree maggiormente coinvolte saranno quelle di confine tra la Valle d’Aosta centro-occidentale e i crinali alpini del Piemonte occidentale e settentrionale, dove le precipitazioni si annunciano intense e localmente abbondanti. In queste zone l’apporto di neve fresca potrà essere eccezionale: tra il Monte Bianco e il Gran San Bernardo si stimano accumuli complessivi nell’ordine dei 150-180 centimetri entro il fine settimana, con una prima fase capace di riportare la neve persino su Aosta città, evento tutt’altro che frequente negli ultimi inverni.
Sul versante piemontese, la dinamica classica da sfondamento da Ovest-Nordovest favorirà soprattutto le alte valli alpine. Le aree comprese tra Monviso, Pinerolese, Val di Susa, Valli di Lanzo, Gran Paradiso, Val Sesia, Ossola e Formazza saranno quelle più esposte agli apporti nevosi, con possibili nuovi accumuli fino a 50 centimetri e oltre al di sopra dei 2.000-2.500 metri di quota. Più si scende di altitudine, più il quadro cambia rapidamente: verso gli sbocchi vallivi e le aree pedemontane, i fenomeni risulteranno infatti più discontinui e legati ai nuclei precipitativi più intensi, soprattutto tra il 10 e l’11 febbraio, delineando un marcato gradiente nivometrico e pluviometrico.

La prima perturbazione strutturata da Ovest-Nordovest è attesa tra la serata di martedì e la mattinata di mercoledì. Le precipitazioni, inizialmente concentrate all’interno delle valli alpine, tenderanno a intensificarsi ed estendersi temporaneamente anche ai fondovalle e alle aree pedemontane, dal Torinese fino al Verbano-Cusio-Ossola. La quota neve si collocherà mediamente tra 800 e 1.100 metri, ma non sono esclusi fiocchi a quote più basse durante le ore notturne, in particolare nelle valli interne tra Canavese e Ossola, dove l’irraggiamento notturno e le sacche di aria fredda potranno favorire brevi sconfinamenti verso il basso.
A questa fase più tipicamente invernale seguirà però un’evoluzione rapida e, per certi versi, spiazzante. Tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio, altri due impulsi da Nord-Ovest interesseranno l’arco alpino, ma con effetti molto più limitati sul Piemonte. Le precipitazioni si concentreranno soprattutto sui crinali di confine, sul versante francese e sulla Valle d’Aosta, mentre sul resto della regione prevarrà l’azione dei venti di foehn, in progressiva intensificazione.
Il foehn, con la sua tipica capacità di asciugare l’aria e comprimere le masse d’aria in discesa dai rilievi, porterà con sé un deciso aumento delle temperature. In quota lo zero termico potrà spingersi fino a sfiorare i 3.000 metri, in particolare sul basso Piemonte, mentre in pianura le temperature massime potrebbero avvicinarsi ai 15-17 gradi, valori più consoni a una fine di marzo che a metà febbraio. Un passaggio che accentuerà i contrasti stagionali, con montagne cariche di neve e fondovalle che sperimenteranno condizioni quasi primaverili.
Questa parentesi mite non è però destinata a durare. Già dal fine settimana successivo, i modelli indicano un nuovo calo generale delle temperature, legato all’arrivo di aria più fredda di matrice polare-marittima. Un ritorno a valori più in linea con il periodo, che potrebbe ristabilire un equilibrio termico più coerente, pur mantenendo un contesto atmosferico ancora dinamico.
Il quadro che emerge è quello di un inverno che, dopo un lungo dominio delle perturbazioni umide e insistenti, mostra ora il suo volto più irregolare e complesso. Neve abbondante in alta quota, venti forti, sbalzi termici marcati e rapide transizioni tra scenari opposti raccontano una stagione che fatica a trovare una stabilità duratura. Per il territorio alpino piemontese si tratta di una fase importante anche sul piano idrico e nivologico, mentre per la pianura il susseguirsi di aria mite e ritorni freddi continua a tenere aperta una partita meteorologica tutt’altro che conclusa.
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