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Esteri
08 Febbraio 2026 - 18:20
Sanae Takaichi
La neve sta cadendo su Tokyo mentre, nel quartier generale del Partito Liberal Democratico (LDP – Jimintō), vengono applicate una dopo l’altra le coccarde rosse su una grande lavagna. Ogni segno indica un collegio conquistato, ogni collegio un pezzo di potere consolidato. In poche ore la sfida lanciata da Sanae Takaichi – maggioranza assoluta o dimissioni – si è trasformata in una vittoria personale e politica. I primi conteggi hanno attribuito al Jimintō circa 271 seggi su 465 alla Camera dei Rappresentanti, il ramo forte della Dieta nazionale, superando sia la soglia della maggioranza assoluta sia quella della cosiddetta maggioranza “super-stabile” fissata a 261 seggi, che consente il controllo dell’agenda parlamentare e delle commissioni. L’intesa con il Partito dell’Innovazione Giapponese (JIP – Ishin) rafforza ulteriormente la prospettiva di una legislatura orientata all’azione.

La premier, prima donna alla guida del Paese, ha puntato tutto sulla velocità: scioglimento anticipato, campagna breve, voto in pieno inverno. La scelta si è rivelata efficace. Il LDP ha riconquistato molti collegi uninominali e ha tenuto la quota proporzionale, invertendo la dinamica difensiva delle ultime tornate. Le stime indipendenti hanno parlato di una vittoria ampia, con forchette che collocano il Jimintō tra 274 e 300 seggi, mentre la coalizione di governo potrebbe avvicinarsi o superare la soglia dei due terzi. Quella che gli analisti avevano definito una possibile “luna di miele” si è tradotta in una maggioranza strutturale.
Quando Takaichi ha sciolto la Camera bassa, ha messo in gioco la propria leadership. Il voto ha assunto un carattere quasi plebiscitario e il risultato le consente ora di dettare l’agenda senza mediazioni interne immediate. La premier ha escluso rimpasti, ha confermato i ministri e ha ribadito un approccio operativo, sintetizzato nel messaggio pronunciato la sera dello spoglio: lavorare subito, senza perdere tempo in equilibri tattici. La priorità dichiarata è trasformare il consenso in provvedimenti concreti.
Sul fronte opposto, l’opposizione è uscita indebolita. Il fronte riformista costruito attorno al Partito Costituzionale Democratico e al Komeitō ha pagato una coalizione nata in extremis. Le proiezioni indicano una forte riduzione dei seggi rispetto alle attese pre-voto e l’apertura di un confronto interno sulla leadership. Il co-leader Yoshihiko Noda ha parlato di un risultato severo. In parallelo, i nazional-conservatori di Sanseito hanno aumentato la propria rappresentanza, pur restando numericamente limitati, con la possibilità di incidere su temi identitari e di sicurezza.
La prima misura annunciata dopo il voto riguarda l’economia quotidiana. Il governo ha confermato l’intenzione di introdurre l’esenzione dall’imposta sui consumi (IVA – Consumption Tax) su tutti gli alimentari per due anni, eliminando l’aliquota ridotta dell’8 per cento oggi applicata al settore. La misura è stata presentata come temporanea e come ponte verso un sistema di crediti d’imposta rimborsabili destinati ai redditi medio-bassi. Takaichi ha escluso il ricorso a emissioni straordinarie di titoli di Stato e ha indicato come coperture una revisione della spesa e delle agevolazioni fiscali, oltre a entrate non tributarie. L’obiettivo dichiarato è l’attuazione entro l’anno fiscale 2026. Gli economisti si sono divisi tra chi vede un sollievo immediato sul costo della vita e chi segnala il rischio di un beneficio distribuito anche ai redditi più alti se non accompagnato da correttivi mirati. I mercati hanno reagito con prudenza: entusiasmo sull’azionario, attenzione sul debito pubblico e sullo yen, sensibile a ogni segnale di allentamento fiscale.
La nuova maggioranza consente alla premier di accelerare anche sul capitolo della difesa. Il programma prevede il rafforzamento delle capacità militari, l’attuazione della dottrina di controffensiva e una cooperazione tecnologica più stretta con gli Stati Uniti, nel quadro della strategia indo-pacifica. Il messaggio di fermezza, soprattutto in relazione alle pressioni della Cina sullo Stretto di Taiwan, è stato premiato da una parte consistente dell’elettorato. Sul piano diplomatico, le settimane precedenti al voto sono state segnate da tensioni verbali con Pechino. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha chiesto chiarimenti sulle posizioni giapponesi in materia nucleare e sui Tre principi non nucleari. Takaichi ha mantenuto una linea di doppio registro: fermezza sugli interessi strategici e disponibilità al dialogo, consapevole dei rischi di ritorsioni commerciali in settori sensibili come pesca, minerali critici e turismo.
La vittoria ha riportato al centro anche il tema della revisione costituzionale. Il Jimintō, con gli alleati, dispone ora dei numeri per accelerare i lavori in commissione, ma il percorso resta complesso. La modifica della Costituzione del Giappone richiede una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere e un referendum popolare. Alla Camera dei Consiglieri i numeri sono meno solidi e non esiste un automatismo tra il risultato elettorale e il consenso su un tema identitario come l’Articolo 9. La strategia indicata dalla premier è procedere per fasi, costruendo dossier e cercando convergenze trasversali prima di portare il tema in aula.
L’analisi del voto mostra che il caro-vita e il potere d’acquisto hanno pesato in modo significativo, soprattutto tra giovani e lavoratori a reddito basso. Il ceto produttivo e la media impresa hanno confermato il tradizionale sostegno al LDP, attratti da promesse di riforme e investimenti. L’accento sulla sicurezza ha rafforzato il centro-destra e ha in parte ridotto lo spazio delle forze più radicali. La partecipazione potrebbe essere stata influenzata dalle condizioni meteo avverse, con nevicate diffuse nell’area del Kantō, un fattore che sarà valutato nelle analisi post-elettorali.
Nel breve periodo, Takaichi ha scelto la continuità. Nessun cambio di governo, priorità all’attuazione delle misure annunciate e all’apertura dei dossier su fisco, difesa e riforme istituzionali. La Camera bassa consente al governo di imporre il proprio calendario su bilancio e leggi ordinarie, ma la Camera alta resta decisiva per le riforme di sistema. La forza numerica non elimina la necessità di negoziare.
L’esito del voto ha rilevanza anche oltre i confini nazionali. Per Washington, un alleato politicamente stabile facilita l’avanzamento dei programmi comuni in ambito tecnologico e militare. Per Pechino, il risultato rafforza una leadership percepita come più assertiva, con una dialettica destinata a intensificarsi su sicurezza marittima e commercio. Per i mercati, la combinazione di tagli fiscali temporanei e possibili stimoli apre interrogativi sulla sostenibilità del debito, sull’inflazione e sul margine di manovra della Banca del Giappone (BoJ) in una fase di normalizzazione monetaria globale.
La storia recente insegna che il consenso iniziale può consumarsi rapidamente se le promesse non vengono tradotte in politiche efficaci. L’esenzione dell’IVA sugli alimentari sarà il primo banco di prova operativo. Sul piano internazionale, la sfida sarà mantenere un equilibrio tra fermezza e flessibilità. Per ora, però, i numeri della Camera bassa descrivono una realtà chiara: Sanae Takaichi dispone di un mandato forte e di una finestra politica che difficilmente si ripeterà a breve. La durata di questo dividendo dipenderà dalla capacità di governare, non solo di vincere.
Fonti: NHK, Asahi Shimbun, Yomiuri Shimbun, Kyodo News, Ministero delle Finanze del Giappone, Ministero della Difesa del Giappone.
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