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09 Febbraio 2026 - 20:59
Agricoltura piemontese, senza stagionali la stagione è a rischio (foto di repertorio)
La difficoltà nel reperire manodopera stagionale continua a rappresentare uno dei nodi più critici per l’agricoltura piemontese, soprattutto alla vigilia della ripresa dei lavori nei campi. Un problema noto, ma tutt’altro che risolto, che è tornato al centro del dibattito nel corso di un’audizione svoltasi in Commissione Legalità del Consiglio regionale, presieduta da Domenico Rossi, nell’ambito del gruppo di lavoro dedicato allo sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione proprio al settore agricolo.
Davanti ai commissari sono intervenuti i rappresentanti di Legacoop Piemonte e Confcooperative Piemonte, chiamati a fare il punto su una situazione complessa, fatta di carenze strutturali ma anche di esperienze virtuose. Dal confronto è emerso come il settore fatichi a soddisfare il fabbisogno di lavoratori, soprattutto stagionali, pur in presenza di esempi positivi di collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti sul territorio.
Nel corso dell’audizione è stato sottolineato come il mondo della cooperazione rappresenti un elemento di forza, capace in molti casi di garantire legalità e tutele, ma che necessita di essere sostenuto con strumenti adeguati. Gli auditi hanno ribadito l’importanza di investire risorse per consentire agli enti locali e alle aziende agricole di adeguare immobili esistenti o, dove necessario, di ricorrere a container idonei per assicurare un alloggiamento dignitoso ai lavoratori stagionali, tema da tempo al centro del confronto pubblico.
Un altro punto condiviso da tutti gli interventi ha riguardato il rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, indicato come elemento imprescindibile per contrastare lo sfruttamento e distinguere chiaramente chi opera nel rispetto delle regole da chi continua ad aggirarle. Proprio questa distinzione è stata richiamata anche dalla parte regionale, che ha parlato apertamente di una difficoltà strutturale nel soddisfare il bisogno di manodopera, invitando però a non fare di tutta l’erba un fascio.
«È importante distinguere tra l’impegno positivo della cooperazione e chi non rispetta le regole», è stato sottolineato nel corso della seduta, rimarcando come il problema non sia solo quantitativo ma anche qualitativo. Accanto alla carenza di lavoratori, è stato infatti segnalato il tema degli spostamenti quotidiani, che spesso rendono complicato raggiungere i luoghi di lavoro, soprattutto nelle aree rurali meno servite dai trasporti pubblici.
Il dibattito si è arricchito anche degli interventi dei consiglieri regionali Monica Canalis, Nadia Conticelli e Mauro Calderoni del Partito Democratico, e di Giulia Marro di Alleanza Verdi Sinistra, che hanno chiesto chiarimenti e approfondimenti su alcuni aspetti emersi durante l’audizione. A intervenire è stato anche lo stesso presidente Rossi, che ha sollecitato ulteriori precisazioni, segno di un confronto ancora aperto e tutt’altro che formale.
In chiusura della seduta, Rossi ha tracciato il bilancio di un percorso di ascolto che ha coinvolto diversi soggetti del mondo del lavoro. «Con questo incontro si è concluso il percorso di confronto con vari soggetti sullo sfruttamento dei lavoratori», ha ricordato il presidente, guardando già alla prossima fase. L’obiettivo ora è l’elaborazione di una relazione condivisa tra le diverse forze politiche, da cui far scaturire suggerimenti, indicazioni e atti di indirizzo anche nei confronti della giunta regionale.
Un passaggio considerato decisivo in vista dell’apertura della nuova stagione agricola, che rischia di riproporre le stesse criticità se non verranno messe in campo risposte strutturali. Tra carenza di manodopera, alloggi insufficienti e difficoltà logistiche, il settore agricolo piemontese continua a muoversi su un equilibrio fragile, dove il confine tra legalità e sfruttamento resta un terreno di confronto politico e sociale destinato a rimanere centrale anche nei prossimi mesi.

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