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Da Torino alla Giordania, l’Arsenale che sfida la guerra: a Madaba un futuro possibile per i ragazzi disabili

Dal Sermig un progetto nato vent’anni fa trasforma una vecchia scuola in un luogo di incontro, lavoro e convivenza tra popoli e fedi

Sermig - L'Arsenale dell'incontro - Madaba, Giordania

Sermig - L'Arsenale dell'incontro - Madaba, Giordania

Costruire la pace partendo dai più fragili, trasformare la sofferenza in occasione di incontro e restituire dignità dove spesso c’è solo emarginazione. È da questa intuizione che, vent’anni fa, è nato il progetto del Sermig di Torino, il Servizio Missionario Giovani, che nel 2006 ha aperto una sede a Madaba, nel cuore della Giordania, dando vita a un’esperienza unica in tutta l’area mediorientale.

Cristiani e musulmani, giordani e immigrati, tra cui molti palestinesi, convivono e lavorano insieme all’interno di quella che un tempo era una scuola meccanica e che oggi è diventata l’“Arsenale dell’incontro”. Qui, bambini e giovani con disabilità mentale trovano una possibilità concreta di crescita e inclusione grazie a laboratori di arte, mosaico, cucina e agricoltura sostenibile, pensati per sviluppare competenze, autonomia e relazioni.

A guidare questa esperienza sono tre consacrate che hanno lasciato l’Italia, imparato l’arabo e scelto di mettersi al servizio delle famiglie più fragili, in un territorio dove la disabilità ha un’alta incidenza e dove i servizi dedicati sono spesso insufficienti. L’opera è inserita nella rete caritativa del Patriarcato latino di Gerusalemme e rappresenta un punto di riferimento stabile per l’intera comunità locale.

Il senso profondo del progetto lo racconta una delle missionarie, Chiara Giorgio: «L’idea è molto semplice: ci si incontra a partire da ciò che ci unisce, come quella sofferenza che accomuna tanti che è la disabilità». Un punto di partenza che permette di ribaltare lo sguardo, perché, come spiega ancora, l’obiettivo è «trasformare la sofferenza in un’opportunità per imparare a incontrarci» e «diventare famiglia attorno ai più piccoli, perché loro ci insegnino a dialogare».

La pace resta il filo conduttore di tutto. È la stessa pace che dal 1964, anno in cui Ernesto Olivero fondò il Sermig, attraversa ogni iniziativa dell’organizzazione, da Torino a Madaba, fino a San Paolo del Brasile. Un cammino che ha attirato nel tempo anche l’attenzione e la stima del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha visitato più volte l’Arsenale torinese, l’ultima lo scorso 20 gennaio.

Oggi nella sede di Madaba sono seguiti 275 bambini e giovani, ma la domanda continua a crescere. Le missionarie spiegano che ci sono circa duecento persone in lista d’attesa, segno di un bisogno diffuso e di una fiducia alimentata dal passaparola tra le famiglie. All’interno dell’Arsenale c’è anche una cappella e, come in tutte le sedi del Sermig, il tabernacolo è chiuso da uno sportello a tenuta stagna proveniente dai forni usati in passato per costruire bombe e armi: un simbolo concreto di conversione, che racconta come sia possibile trasformare strumenti di morte in segni di vita.

L’impatto del progetto non è solo educativo, ma anche sociale e lavorativo. «L’Arsenale dell’incontro oggi dà lavoro a 29 persone tra educatori, educatrici e servizi ausiliari», spiegano le missionarie a una delegazione dell’Opera Romana Pellegrinaggi, che potrebbe in futuro inserire Madaba tra le tappe dei suoi viaggi di fede in Giordania. «Tra loro c’è anche un giovane che in un certo senso è passato dall’altra parte, ovvero da assistito oggi lavora a pieno titolo. Un segno di speranza anche per tutti gli altri».

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