Cerca

Trend

Il Super Bowl diventa politico: Bad Bunny sfida Trump e infiamma l’America (VIDEO)

Lo show dell’Halftime in spagnolo scatena la furia del presidente, primo artista latino headline e polemiche oltre i record di ascolti

Il Super Bowl 60 non è stato solo una finale di football, ma un evento destinato a lasciare il segno nella storia culturale degli Stati Uniti. Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 2026, al Levi’s Stadium di Santa Clara, Bad Bunny ha trasformato l’Halftime Show in una celebrazione identitaria, politica e simbolica dell’orgoglio portoricano e latinoamericano, affiancato da Lady Gaga e Ricky Martin, davanti a un pubblico record di 134,5 milioni di spettatori, il più alto di sempre secondo i dati NBC.

Tredici minuti quasi interamente in spagnolo, una scenografia immersiva ispirata a Porto Rico, un elenco delle nazioni delle Americhe e una frase finale che ha attraversato lo stadio come una dichiarazione di resistenza: «Mi Patria Puerto Rico, seguimos aquí». “Mia patria Porto Rico, siamo ancora qui”.

Lo spettacolo ha diviso il Paese, acceso il dibattito politico e scatenato l’ira del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito l’esibizione «assolutamente terribile, uno dei peggiori Halftime Show di sempre».

Sul piano artistico, però, l’Halftime Show di Bad Bunny ha rappresentato un punto di non ritorno.

Il rapper portoricano, all’anagrafe Benito Antonio Martínez Ocasio, reduce da una settimana trionfale ai Grammy Awards con la vittoria dell’album dell’anno per “Debí Tirar Más Fotos”, ha portato sul palco del Super Bowl un immaginario lontano anni luce dalla tradizione spettacolare americana. Piantagioni di canna da zucchero ricostruite, contadini con cappelli di paglia, anziani che giocano a domino, una “casita rosa”, chioschi popolari e scene di vita quotidiana portoricana hanno fatto da sfondo a una scaletta che ha incluso brani come “Tití Me Preguntó”, “Yo Perreo Sola” ed “EOO”.

Vestito con una maglia da football completamente bianca con il numero 64 e il cognome Ocasio, Bad Bunny ha attraversato lo stadio con un pallone da football tra le mani, fondendo sport e identità, America e America Latina.

Uno dei momenti più sorprendenti dello show è stato l’ingresso in scena di Lady Gaga, già protagonista dell’Halftime Show del 2017. La popstar si è unita a Bad Bunny per “Baile Inolvidable”, comparendo inaspettatamente durante una scena ambientata in un matrimonio reale. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’artista, la coppia protagonista della scena sarebbe stata realmente sposata durante lo spettacolo, con Bad Bunny come testimone.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Lady Gaga (@ladygaga)

Poco dopo è arrivato anche Ricky Martin, icona portoricana di una generazione precedente, che ha condiviso il palco con il rapper in “Lo Que Le Pasó a Hawaii”, suggellando un passaggio simbolico tra due epoche della musica latina.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da NFL (@nfl)

Nel finale, Bad Bunny ha pronunciato una delle pochissime frasi in inglese dell’intera esibizione, «God Bless America», per poi elencare una lunga serie di Paesi del Nord, Centro e Sud America — tra cui Uruguay, Colombia, Venezuela, Cuba, Stati Uniti e Canada — mentre una sfilata di bandiere attraversava la scenografia. Un gesto interpretato da molti come una risposta diretta all’uso esclusivo del termine “America” per indicare gli Stati Uniti.

La reazione politica non si è fatta attendere.

Poche ore dopo l’Halftime Show, Donald Trump ha pubblicato un lungo post su Truth, attaccando frontalmente l’esibizione: «Lo show dell’Halftime del Super Bowl è assolutamente terribile, uno dei peggiori di SEMPRE. Non ha alcun senso, è un affronto alla grandezza dell’America e non rappresenta i nostri standard di successo, creatività o eccellenza». E ancora: «Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio e i balli sono disgustosi, soprattutto per i bambini che lo guardano da tutti gli Stati Uniti e dal resto del mondo».

Il presidente ha poi rincarato la dose, parlando di «uno schiaffo in faccia al nostro Paese» e accusando i media di sostenere lo spettacolo per ragioni ideologiche, arrivando persino a chiedere alla NFL di rivedere la nuova regola sul calcio d’inizio.

Parole durissime che hanno riacceso una polemica iniziata mesi prima, già al momento dell’annuncio di Bad Bunny come protagonista dell’Halftime Show. Una scelta che aveva scatenato le critiche dell’area trumpiana per la nazionalità dell’artista, le sue posizioni politiche e la decisione di cantare quasi esclusivamente in spagnolo.

Eppure i numeri raccontano un’altra storia.

L’Halftime Show di Bad Bunny è stato il più visto di sempre, superando il record stabilito nel 2025 da Kendrick Lamar. Un risultato che ha rafforzato la scelta della NFL di aprirsi a un pubblico globale e multiculturale, intercettando una platea sempre più vasta e giovane.

Non è la prima volta che Bad Bunny intreccia musica e politica. Durante il suo discorso di accettazione ai Grammy, aveva già lanciato un messaggio chiaro: «Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani», con un riferimento diretto alle politiche migratorie e ai recenti fatti di cronaca negli Stati Uniti.

Anche la risposta alle critiche non è mancata. Durante la conduzione del Saturday Night Live nell’ottobre 2025, Bad Bunny aveva dichiarato: «Questa non è solo una vittoria per me, ma per tutti i latini e le latine negli Stati Uniti. Le nostre impronte e il nostro contributo in questo Paese nessuno potrà mai cancellarli», aggiungendo con ironia: «Potreste non aver capito niente di questo discorso, ma avete quattro mesi per imparare lo spagnolo».

Quattro mesi dopo, quello stesso palco è diventato il centro di una frattura culturale evidente. Per alcuni, un affronto al patriottismo tradizionale del Super Bowl; per altri, una rappresentazione autentica dell’America reale, plurale e multietnica.

Sul campo, intanto, la partita ha avuto un esito netto: i Seattle Seahawks hanno travolto i New England Patriots 29-13, conquistando il loro secondo titolo NFL. Il running back Kenneth Walker III è stato nominato MVP dell’incontro. Ma la cronaca sportiva è passata rapidamente in secondo piano, oscurata da uno show destinato a essere ricordato e discusso a lungo.

Il Super Bowl 60 ha dimostrato che l’Halftime Show non è più solo intrattenimento. È diventato uno spazio di rappresentazione, di scontro simbolico e di racconto identitario. E Bad Bunny, con il suo spagnolo, le sue bandiere e quel «seguimos aquí», ha portato sul palco più americano di tutti una domanda che continua a dividere gli Stati Uniti: chi ha il diritto di raccontare l’America.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori