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09 Febbraio 2026 - 19:11
A Palazzo Lascaris una mostra sulle foibe e sull’esodo: documenti, immagini e memoria del confine orientale
In occasione del Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 e celebrato ogni 10 febbraio in memoria del Trattato di Parigi del 1947, Palazzo Lascaris apre le sue sale a una mostra che affronta una delle pagine più complesse e dolorose della storia del Novecento italiano. Dal 9 al 27 febbraio, negli spazi della Galleria Spagnuolo in via Alfieri 15 e nei locali dell’Urp di via Arsenale 14/G, è visitabile l’esposizione “La Giornata del Ricordo: il destino dei popoli. La tragedia delle foibe e l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati”.
La mostra è curata da Federico Cavallero ed Emanuele Ugazio dell’associazione Piemontestoria ed è organizzata in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte e il Comitato Resistenza e Costituzione. L’ingresso è gratuito. L’orario di visita è dalle 9 alle 17 nei giorni feriali, mentre sabato e festivi la mostra resta chiusa.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso pannelli descrittivi, fotografie d’archivio e manifesti d’epoca, che ricostruiscono gli eventi storici avvenuti tra il 1943 e il secondo dopoguerra nei territori di Trieste, dell’Istria e della Dalmazia. A completare l’allestimento ci sono uniformi militari dell’epoca, manifesti originali, mappe geografiche scolastiche degli anni Trenta e una selezione di volumi storici, pensati anche come strumento di approfondimento per studenti e visitatori.
Il contesto storico di riferimento è quello che segue la fine della Seconda guerra mondiale, quando il Trattato di Parigi sancì l’annessione alla Jugoslavia di gran parte della Venezia Giulia e della città di Zara, aprendo una fase segnata da violenze, persecuzioni e da un vasto esodo della popolazione italiana. Un tema che, per decenni, è rimasto ai margini del dibattito pubblico.
Durante la presentazione della mostra, il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha sottolineato il significato istituzionale della ricorrenza: «Il 10 febbraio ricordiamo una tragedia che ha colpito migliaia di italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia, travolti dalla violenza e poi costretti all’esilio, lontano dalle loro case, dalla loro vita, dalle loro radici». Nicco ha ricordato le persecuzioni e le uccisioni avvenute tra il 1943 e il dopoguerra, aggiungendo che «ricordare oggi non è riaprire ferite per odio o vendetta, è restituire dignità a chi non ha avuto giustizia».
Sulla stessa linea il vicepresidente Domenico Ravetti, presidente del Comitato Resistenza e Costituzione, che ha evidenziato il valore del Giorno del Ricordo come strumento di consapevolezza storica: «È un’occasione per approfondire questa sciagura nazionale, una pagina drammatica della storia italiana ed europea». Ravetti ha richiamato la necessità di collocare le vicende del confine orientale all’interno del contesto più ampio della Seconda guerra mondiale, «evitando strumentalizzazioni, semplificazioni e polemiche», e ricordando il ruolo dei totalitarismi e dei nazionalismi esasperati.
All’inaugurazione hanno partecipato, insieme al curatore Federico Cavallero, diversi rappresentanti delle istituzioni regionali: il consigliere Silvio Magliano, l’assessore Maurizio Marrone, il consigliere Roberto Ravello e la consigliera Vittoria Nallo. Magliano ha rimarcato la funzione divulgativa dell’esposizione: «Questa mostra ha lo scopo di far conoscere meglio a tutti una vicenda dolorosa che fa parte della nostra storia recente».
Cavallero ha illustrato il lavoro di ricerca alla base dell’allestimento, spiegando che il materiale esposto proviene in larga parte dalle testimonianze dei profughi arrivati in Piemonte nel dopoguerra: «Abbiamo manifesti originali, fotografie, documenti, libri che possono costituire un interessante percorso per gli studenti delle scuole e non soltanto per loro».
A chiudere la presentazione è stato l’assessore Maurizio Marrone, che ha ricordato come l’istituzione del Giorno del Ricordo, vent’anni fa, abbia contribuito a rompere un lungo silenzio: «Piano piano anche questa parte della storia è entrata a far parte della coscienza collettiva condivisa, dopo anni di rimozione».
La mostra di Palazzo Lascaris si inserisce così in un calendario di iniziative che, attorno al 10 febbraio, puntano a ricostruire la memoria storica di una tragedia che ha segnato migliaia di vite e intere comunità, offrendo strumenti di conoscenza e riflessione senza semplificazioni.

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