La Juventus arriva al derby d’Italia con più ombre che certezze, ma anche con la consapevolezza di non essersi arresa nemmeno nei momenti più complicati. La testata di Pierre Kalulu al 96’ contro la Lazio ha evitato ai bianconeri la seconda sconfitta in quattro giorni dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia e ha permesso di difendere un’imbattibilità casalinga in campionato che dura da marzo, quasi un anno. Un pareggio che però non cancella le difficoltà emerse in questo inizio di 2026.
Sul piano dei risultati, la squadra guidata da Luciano Spalletti procede a intermittenza: dieci partite disputate in tutte le competizioni, cinque vittorie, una media che racconta una flessione evidente rispetto alle ambizioni. Eppure le prestazioni restano convincenti. Contro la Lazio sono state otto le conclusioni nello specchio della porta, mentre a Bergamo i tiri erano stati addirittura tredici. Il problema, ancora una volta, è la scarsa concretezza sotto porta, aggravata da errori difensivi che pesano come macigni.
Il primo a metterci la faccia è stato il capitano Manuel Locatelli, protagonista in negativo sull’azione che ha portato allo 0-1 biancoceleste, dopo il pallone perso e sfruttato prima da Maldini e poi da Pedro. Il centrocampista ha affidato ai social il suo mea culpa: «Sono davvero dispiaciuto per il mio errore: un pareggio che ci lascia rammarico, ma resta la grande reazione della squadra». Anche sul raddoppio laziale la Juve deve assumersi le proprie responsabilità, con Andrea Cambiaso superato troppo facilmente in campo aperto da Isaksen.
Nonostante tutto, nello spogliatoio non c’è spazio per la rassegnazione. Spalletti, dopo la rimonta arrivata in extremis, ha scelto la linea dell’orgoglio e della fiducia: «Abbiamo fatto ciò che dovevamo, la richiesta è altissima, perché io voglio che non si butti mai via il pallone e mi prendo la reazione di squadra, applaudo i miei ragazzi per la loro prestazione». Parole che chiudono il capitolo Lazio e aprono immediatamente quello più atteso.
Ora l’orizzonte si chiama derby d’Italia. Per la prima volta nel nuovo anno, Spalletti potrà contare su una settimana piena di lavoro per preparare una sfida che vale molto più di tre punti. In palio c’è la corsa alla Champions League, ma anche il peso simbolico della partita contro l’Inter, che al Meazza non perde contro la Juve, sponda bianconera, dal marzo 2023. L’ultima notte memorabile fu quella del 4-4 della scorsa stagione, quando un giovanissimo Kenan Yildiz, entrato dalla panchina, firmò una doppietta destinata a restare negli annali.
Anche stavolta gli occhi saranno puntati sul talento classe 2005, appena rinnovato fino al 2030 e sempre più centrale nel progetto della Juve del futuro. Dopo il 2-2 con la Lazio, Yildiz ha affidato a Instagram il suo messaggio: «Volevamo di più e abbiamo dato tutto: non è bastato vincere, ma non abbiamo mai mollato». Un segnale di maturità che va oltre l’età.
Nel frattempo, alla Continassa è arrivata anche una visita significativa: il commissario tecnico della sua Nazionale, Vincenzo Montella, ha fatto un blitz nel quartier generale bianconero. Tra abbracci e sorrisi, il dialogo è già proiettato ai play-off Mondiali di fine marzo contro la Romania e, in caso di successo, alla possibile finale contro la vincente di Slovacchia-Kosovo. Ma prima di tutto c’è il presente, e il presente della Juve passa inevitabilmente dal derby d’Italia.
Sabato prossimo servirà una risposta forte, non solo per la classifica ma per ritrovare fiducia, cinismo e solidità. Contro l’Inter non basteranno le prestazioni: servirà trasformarle in punti, per non trasformare l’allarme in una crisi vera e propria.