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La palestra della scuola di Gassino ha i muri in cartongesso: limitato lo sport per bambini e associazioni

Il consigliere comunale Gazzara insiste sulla mancata fruibilità degli spazi sportivi e chiama in causa le scelte progettuali

La palestra della scuola di Gassino ha i muri in cartongesso: limitato lo sport per bambini e associazioni

La palestra della scuola di Gassino ha i muri in cartongesso: limitato lo sport per bambini e associazioni

«La nuova scuola di Gassino ha i muri della palestra in cartongesso. Sia ben chiaro: nessun problema strutturale. Ci manderei i miei figli in quella scuola. Ma è un problema concreto sia per i bambini che per le associazioni», così il consigliere comunale Maurizio Gazzara, di Gassino Torinese, ha commentato la situazione della palestra del nuovo plesso scolastico di via Regione Fiore.

Una scelta a suo avviso sbagliata, che limiterebbe le attività non solo scolastiche, ma anche legate all’associazionismo sportivo e ai tornei, come aveva anche già sottolineato nelle scorse settimane: «I muri in cartongesso non permettono l’installazione di canestri, né giochi con la palla, se non con palloni molto leggeri», ha fatto sapere Gazzara.

Il punto, ribadisce il consigliere, non è mai stato quello della sicurezza dell’edificio, che definisce senza esitazioni “pienamente in regola” sotto il profilo strutturale e autorizzativo. Il tema è un altro e riguarda la fruibilità reale della palestra, soprattutto se si guarda oltre l’orario scolastico.

Una criticità che, a suo dire, non può essere liquidata come un dettaglio tecnico. In un Comune che da anni soffre una carenza strutturale di impianti sportivi, denunciata più volte anche dalle associazioni, la scelta progettuale avrebbe finito per creare un nuovo spazio formalmente moderno ma di fatto limitato nelle sue potenzialità. La palestra, spiega, è oggi utilizzabile esclusivamente dagli alunni della scuola e non risponde ai requisiti per ospitare attività agonistiche, tornei o allenamenti delle associazioni locali.

Gazzara insiste su un passaggio che considera centrale: non si tratta di una scoperta dell’ultimo momento. Già nella fase progettuale, sostiene, era noto che la palestra non sarebbe stata omologabile per l’uso sportivo ufficiale. Una consapevolezza che avrebbe dovuto spingere chi seguiva politicamente l’opera a rivedere le scelte iniziali: «Con lo spazio a disposizione – spiega – sarebbe bastato allargare di qualche metro la struttura, prevedere fasce laterali di sicurezza e pareti idonee. Le risorse c’erano».

Maurizio Gazzara, consigliere di Gassino Insieme

Il riferimento è ai circa 9 milioni di euro complessivi investiti nel progetto, comprensivi anche delle opere di viabilità. Secondo il consigliere di Gassino Insieme, la questione non può essere ridotta a un vincolo tecnico imposto dai progettisti, ma chiama in causa la linea politica data allo studio incaricato: «Un progetto di questa portata si costruisce sulle indicazioni che riceve. Se si chiede una palestra fruibile anche dalla comunità, quella palestra viene progettata diversamente», è il senso della sua posizione.

Nel suo ragionamento rientra anche un altro elemento già emerso nel dibattito pubblico, ma che qui viene solo richiamato: la mancanza di una rete di protezione o di soluzioni di contenimento che possano mitigare l’impatto delle pallonate sulle pareti. Un accorgimento semplice, osserva, già adottato in altri impianti scolastici del territorio, come alla Elsa Savio, e che avrebbe potuto ridurre almeno in parte il problema.

Gazzara tiene però a marcare una linea netta: nessun allarmismo, nessun invito a diffidare della nuova scuola. È sana, abitabile e sicura, e che proprio per questo le criticità vanno affrontate con trasparenza, senza rimuoverle dal dibattito pubblico. Il rischio, spiega, è che il silenzio o le minimizzazioni generino paure ingiustificate tra i genitori, quando invece il problema è di natura politica e funzionale, non edilizia.

La palestra in cartongesso diventa così il simbolo di una questione più ampia: una scuola nuova che, nonostante l’investimento, non risolve del tutto i problemi storici di Gassino sul fronte degli spazi sportivi e di aggregazione. Un tema che s'intreccia inevitabilmente con la situazione del Palazzetto di via Diaz, chiuso da anni e per il quale solo di recente si è sbloccata la partita della proprietà comunale, ma che difficilmente potrà tornare operativo in tempi brevi.

Nel dibattito rientrano anche le altre scelte progettuali del plesso di via Regione Fiore, dall’assenza dell’aula magna prevista nei primi elaborati fino alla destinazione degli spazi comuni, questioni che Gazzara ha già sollevato in interrogazioni formali e sui social. Temi che, come annunciato, torneranno presto in Consiglio comunale, dove il consigliere chiede un confronto aperto e documentato sulle responsabilità politiche che hanno accompagnato l’opera.

Per ora, il cartongesso resta al centro della polemica. Non come difetto strutturale, ma come segnale di un’occasione persa: quella di costruire una scuola capace di rispondere non solo alle esigenze didattiche, ma anche a quelle sportive e comunitarie di un paese che, da anni, aspetta spazi adeguati.

L'atrio della nuova scuola. Secondo Gazzara, non può sostituire l'auditorium inizialmente previsto

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