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08 Febbraio 2026 - 19:10
Il Po come teatro, l’inverno come cornice e una tradizione che, anno dopo anno, continua a rinnovarsi. Torino ha ospitato le finali della quarantatreesima edizione della D’Inverno sul Po, la storica gran fondo remiera organizzata dal 1983 dalla Società Canottieri Esperia-Torino, che quest’anno vive un passaggio particolarmente significativo: i 140 anni di vita del sodalizio di corso Moncalieri. Un anniversario importante, celebrato non con nostalgia ma con una manifestazione che ha saputo unire sport di alto livello, memoria e impegno civile.
La giornata delle finali ha restituito tutto il senso profondo di una gara che, nel tempo, è diventata molto più di un appuntamento agonistico. Sulle acque del Po si sono incrociate generazioni di atleti, storie personali e percorsi sportivi che raccontano l’evoluzione del canottaggio italiano, ma anche la capacità di Torino di restare un punto di riferimento per questa disciplina, anche nei mesi più freddi dell’anno.
Come da tradizione, nel corso delle finali sono stati assegnati anche i tre trofei speciali che rappresentano l’anima storica della D’Inverno sul Po. Due portano il nome di figure che hanno segnato in modo indelebile la storia dell’Esperia. Il Trofeo “Gian Antonio Romanini”, dedicato all’ideatore della gara e presidente federale dal 1984 al 2004, è stato assegnato al vincitore della gara dell’otto Senior maschile. A conquistarlo è stato l’equipaggio dell’Italia, una formazione di altissimo profilo che ha confermato il valore del movimento azzurro anche in una competizione dal forte peso simbolico.

A bordo dell’otto vincitore c’erano, tra gli altri, il genovese Jacopo Cappagli, vicecampione mondiale Under 19 nel quattro senza e atleta della Sampierdarenesi, e il torinese Paolo Falossi, in medaglia lo scorso anno agli Europei Under 23, sempre nel quattro senza. Due percorsi diversi, accomunati dalla stessa capacità di interpretare una gara che non è solo tecnica e potenza, ma anche gestione delle energie e sintonia dell’equipaggio su un fiume che non concede distrazioni.
Il Trofeo “Carlo Pacciani”, riservato alla finale dell’otto Under 19 femminile, è andato ancora una volta all’ammiraglia azzurrina. Un successo che conferma la solidità del settore giovanile femminile italiano, rappresentato in acqua da atlete come Letizia Martorana e Carolina Cassani, già bronzo ai Mondiali Under 19 dello scorso anno nel quattro senza. Un risultato che non arriva per caso, ma che racconta un lavoro costante di formazione e crescita, dentro e fuori dall’acqua.
Accanto alla dimensione sportiva e alla memoria storica, l’edizione 2026 della D’Inverno sul Po ha ribadito con forza anche il suo impegno sociale. Durante le finali è stato infatti assegnato il Trofeo per la Ricerca, messo in palio dalla Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, charity partner ufficiale della manifestazione. Il riconoscimento è andato all’equipaggio vincitore della gara del quattro di coppia Cadetti, un segnale chiaro di come lo sport possa diventare veicolo concreto di sostegno alla ricerca scientifica, senza retorica ma attraverso gesti e simboli condivisi.
La collaborazione con la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro ha dato alla manifestazione un significato ulteriore, trasformando la competizione in un’occasione per parlare di futuro non solo sportivo. In un contesto agonistico di alto livello, il richiamo alla ricerca ha ricordato che la fatica, la disciplina e il gioco di squadra che si vedono in acqua sono gli stessi valori che sostengono il lavoro quotidiano nei laboratori e negli ospedali.
L’Esperia-Torino, nel suo anno numero 140, ha così celebrato se stessa senza autoreferenzialità, scegliendo di guardare avanti. La D’Inverno sul Po si conferma una manifestazione capace di tenere insieme passato e presente, élite e settore giovanile, competizione e responsabilità sociale. Un equilibrio non scontato, che richiede visione, organizzazione e una comunità sportiva pronta a riconoscersi in un progetto comune.
Le acque del Po, ancora una volta, hanno fatto da filo conduttore. Tra colpi di remo, applausi sulle rive e trofei che raccontano storie diverse, la quarantatreesima edizione della D’Inverno sul Po ha ribadito il suo ruolo nel panorama del canottaggio italiano. Non solo una gara d’inverno, ma un appuntamento che continua a parlare alla città, allo sport e a chi crede che anche una competizione possa diventare strumento di memoria e impegno.
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