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08 Febbraio 2026 - 18:17
Tumore al colon, la prevenzione che salva la vita: Caluso risponde con una sala piena
La prevenzione torna protagonista a Caluso, dove nella serata di giovedì 6 febbraio 2026 l’enoteca comunale ha ospitato il secondo incontro con l’esperto promosso dal Comune di Caluso e dal Lions Club Caluso Canavese Sud Est. Un appuntamento che ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, segno di quanto il tema scelto – le neoplasie del colon – tocchi da vicino la sensibilità della popolazione.
Ospite della serata è stato il dottor Luca Panier Suffat, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia generale dell’Ospedale di Ivrea, che ha guidato il pubblico in un percorso chiaro e accessibile tra prevenzione, diagnosi e possibilità di cura di una delle patologie oncologiche più diffuse nei Paesi occidentali. Un incontro pensato non per addetti ai lavori, ma per cittadini, famiglie e persone interessate a comprendere meglio rischi, segnali e strumenti di difesa.
Accanto al relatore erano presenti numerose autorità e rappresentanti delle associazioni promotrici: il presidente del Lions Club Caluso Canavese Sud Est Enrico Gruner, con la dottoressa Franca Garetto, la presidente del Lions Club Chivasso Duomo Anna Anrò, l’assessore alla Cultura del Comune di Caluso Mariella Settia con la dottoressa Giovanna Manna e l’assessore al Bilancio Giuliana Paterlini. Una presenza corale che ha sottolineato il valore dell’iniziativa come momento di informazione pubblica e prevenzione attiva.
Ma che cosa si intende per neoplasie del colon e perché è così importante parlarne? Il tumore del colon-retto è tra i più frequenti sia negli uomini sia nelle donne, soprattutto dopo i 50 anni, ma negli ultimi anni si osserva un abbassamento dell’età di insorgenza. Si sviluppa spesso a partire da polipi intestinali, lesioni inizialmente benigne che, se non individuate e rimosse, possono trasformarsi nel tempo in forme tumorali.
Ed è proprio qui che entra in gioco la prevenzione, vero fulcro dell’incontro di Caluso. La prevenzione primaria passa attraverso stili di vita corretti: un’alimentazione ricca di fibre, frutta e verdura, la riduzione di carni rosse e lavorate, l’attività fisica regolare, il controllo del peso e la limitazione di alcol e fumo. Abitudini semplici, ma che nel lungo periodo incidono in modo significativo sul rischio.
Ancora più decisiva è la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce. Gli screening, come la ricerca del sangue occulto nelle feci e la colonscopia, permettono di individuare lesioni in fase iniziale o addirittura di intervenire prima che il tumore si sviluppi. In molti casi, la rimozione di un polipo durante un esame endoscopico evita del tutto l’evoluzione della malattia.
Durante l’incontro è stato spiegato come le terapie oggi disponibili siano sempre più efficaci e personalizzate. La chirurgia resta un pilastro fondamentale, soprattutto se la diagnosi avviene in fase precoce, ma è affiancata da trattamenti farmacologici e oncologici mirati, che migliorano sensibilmente le prospettive di guarigione e la qualità della vita dei pazienti. La multidisciplinarietà, ovvero il lavoro coordinato tra chirurghi, oncologi, gastroenterologi e radiologi, è ormai parte integrante del percorso di cura.
Il pubblico ha seguito con attenzione, ponendo domande e chiedendo chiarimenti, a dimostrazione di un interesse reale e non superficiale. Segno che iniziative di questo tipo rispondono a un bisogno concreto: capire per non avere paura, informarsi per scegliere consapevolmente.
L’incontro di Caluso si inserisce in un percorso più ampio di educazione sanitaria e sensibilizzazione, portato avanti grazie alla collaborazione tra istituzioni locali e associazioni come i Lions Club. Un modello che punta a rendere la prevenzione un fatto quotidiano, non un tema da affrontare solo quando la malattia si presenta.
In un’epoca in cui la sanità è spesso raccontata solo attraverso emergenze e carenze, serate come questa riportano l’attenzione su un aspetto fondamentale: la conoscenza è il primo strumento di cura. E la risposta del pubblico di Caluso dimostra che, quando l’informazione è chiara e accessibile, la comunità sa partecipare.
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