Cerca

Attualità

Nel 2026 spiegare ancora dove va il dentifricio: cronache semiserie della raccolta differenziata in Canavese

Quando la raccolta differenziata diventa un corso di ripetizione per adulti distratti

Cronache semiserie della raccolta differenziata in Canavese

Nel 2026 spiegare ancora dove va il dentifricio: cronache semiserie della raccolta differenziata in Canavese

C’è qualcosa di profondamente poetico, e al tempo stesso tragicomico, nel dover ribadire nel 2026 che il sacchetto arancione non è una specie di passe-partout universale buono per tutto. E invece eccoci qui: un Comune costretto a fare un nuovo “ripasso”, con tanto di chiarimenti puntuali, immagini esplicative e tono paziente, quasi pedagogico, per spiegare ai cittadini dove buttare i rifiuti. Non un trattato di ingegneria nucleare, ma il dentifricio vuoto.

Il post pubblicato sui canali social ufficiali del Comune di Candia sembra uscito da una versione aggiornata del sussidiario delle elementari. I sacchetti arancioni semitrasparenti marchiati SCS vanno usati solo ed esclusivamente per l’indifferenziato. Non per l’organico, non per la plastica, non per il vetro. E no, nemmeno per il verde, gli sfalci o la lettiera del gatto trasformata in macigno settimanale. L’organico, tanto per chiarire, va nei sacchetti biodegradabili e compostabili, quelli che si sciolgono prima ancora che tu riesca a fare due passi verso il bidone.

Eppure, a giudicare dalla necessità del post – corredato da foto di tubetti di dentifricio, buste della mozzarella e confezioni di pillole esauste – qualcosa continua a non funzionare. O meglio: funziona la mano che butta, ma non il cervello che decide dove.

Il Comune entra nel dettaglio con una precisione quasi commovente. Le utenze dotate di contenitore per rifiuti igienici possono usare sacchetti diversi, purché semitrasparenti, ma solo per quello. Le attività commerciali, invece, devono usare sacchetti semitrasparenti non marchiati SCS, perché quelli sono riservati alle utenze domestiche. La carta e il cartone, di ogni tipo, vanno sempre nel contenitore giallo, il “ginetto”, che non è un’opinione ma un dato di fatto.

Poi c’è il capitolo lettiera dei gatti, che meriterebbe una saga a parte. Per non superare il numero di sacchetti in dotazione, la lettiera può essere portata direttamente alle stazioni di conferimento di Strambino o Caluso, così come gli indumenti non recuperabili, detti più elegantemente “stracci”. Il verde e gli sfalci, invece, non devono finire né nell’indifferenziato né nell’organico. Un concetto che, a quanto pare, non è ancora patrimonio dell’umanità.

Arriviamo al momento clou: gli imballaggi. Perché qui si gioca il vero derby dell’ignoranza diffusa. I tubetti vuoti del dentifricio, della maionese, i contenitori delle compresse medicinali (vuoti, dettaglio non irrilevante) e gli involucri dei formaggi tipo mozzarella vanno nella plastica. Sì, anche se sono brutti, sporchi o ti guardano male dal bidone. E le cassette di plastica della frutta? Non sono indifferenziato. Vanno nelle campane della plastica, rotte per farle entrare nell’apertura, e non lasciate a terra come installazioni di arte contemporanea.

Non manca il promemoria finale: giocattoli, pile e medicinali scaduti non vanno nell’indifferenziato. Per elettrodomestici e rifiuti ingombranti esistono i centri di raccolta o il ritiro gratuito a domicilio, con tanto di numero verde. Insomma, non manca nulla. Se non, evidentemente, la voglia di leggere.

Ed è qui che nasce la vera domanda, quella che fa sorridere amaramente. Perché nel 2026 un Comune deve ancora fare educazione civica di base? Candia non è un paese sperduto con una popolazione ultraottantenne e priva di accesso all’informazione. I dati parlano chiaro: 1.188 abitanti, 558 famiglie, età media 49,4 anni, presenza di stranieri sotto il 9%, variazione demografica quasi stabile. Non siamo di fronte a un’emergenza anagrafica o culturale. Siamo di fronte a qualcosa di molto più semplice e meno nobile: scarsa attenzione.

Perché la raccolta differenziata non è difficile. È noiosa, sì. Ripetitiva. Quotidiana. E proprio per questo rivela molto di noi. Richiede cinque secondi in più e un minimo di riflessione. E spesso è proprio lì che si inceppa il meccanismo. Non per cattiveria, non per ignoranza strutturale, ma per fretta, pigrizia, superficialità. Quel “butta lì, poi ci penserà qualcuno” che in realtà paghiamo tutti.

Nessuno qui punta il dito. Perché sbagliare capita a chiunque. Ma se un Comune deve pubblicare un post dettagliato, corredato da immagini didascaliche, significa che l’errore non è occasionale: è sistemico. E allora forse vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi quanto siamo davvero consapevoli del valore della raccolta differenziata. Non come slogan ambientalista, ma come gesto concreto, quotidiano, banale e fondamentale.

Perché alla fine il problema non è il sacchetto arancione. È la convinzione, dura a morire, che certe cose siano sempre affari di qualcun altro. Anche quando si tratta solo di decidere dove buttare un tubetto di dentifricio.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori