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Umberto Tozzi verso l’addio ai concerti, l'ultimo tour dell'artista torinese: "Le canzoni prendono una strada tutta loro"

Da "Ti amo" alle Olimpiadi di Milano‑Cortina al tour d'addio "L'Ultima Notte Rosa": il saluto celebrativo di Umberto Tozzi tra album live, grandi collaborazioni e impegno per la ricerca

Umberto Tozzi

Umberto Tozzi verso l’addio ai concerti: "Le canzoni prendono una strada tutta loro"

C’è un filo rosso che attraversa cinquant’anni di musica italiana e arriva fino al 2026, passando per stadi, arene, palazzetti e ora persino per i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. È il filo di Umberto Tozzi, uno degli artisti italiani più riconoscibili al mondo, che oggi si prepara a salutare definitivamente il palco dal vivo, ma non certo la musica. Un addio che somiglia più a una celebrazione che a una fine, e che arriva in uno dei momenti più intensi e simbolici della sua carriera.

La sua “Ti amo” è stata scelta dal Comitato Olimpico Internazionale come colonna sonora del corto ufficiale dei Giochi, perché – come spiegato dal CIO – è un brano “riconosciuto in tutto il mondo per l’energia romantica e il fascino intramontabile”. Un riconoscimento che certifica ciò che il pubblico sa da decenni: le canzoni di Tozzi non appartengono a una stagione musicale, ma a una memoria collettiva globale. E mentre la sua voce accompagna l’immaginario olimpico, l’artista si prepara a chiudere un cerchio con “L’Ultima Notte Rosa – The Final Show”, il tour mondiale d’addio che toccherà anche l’Italia e l’Europa.

Sette date italiane e cinque europee. Non un numero casuale: sette e cinque come le lettere che compongono Umberto Tozzi. Un dettaglio quasi poetico, che racconta il modo in cui questo addio è stato pensato, costruito, vissuto. Il tour arriva dopo il successo dell’Arena di Verona e del progetto discografico “L’Ultima Notte Rosa Live”, un doppio album che raccoglie 21 performance riarrangiate con orchestra e cinque inediti, a dimostrazione che anche quando si saluta il palco, la creatività non si spegne.

A raccontare questo momento è lo stesso Tozzi in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, dove emerge un artista consapevole, sereno, lontano dalla retorica malinconica degli addii forzati. «È sicuramente una grande gioia, sarà una festa, cerco di evitare la lacrima anche se l’emozione non mancherà. Ma sono molto felice», ha spiegato. Poi una riflessione che pesa più di qualsiasi bilancio di carriera: «Sento di essere stato molto fortunato nella mia carriera, ho avuto dei meriti, certo, ma quello che ho ricevuto è fin troppo».

La dimensione internazionale è sempre stata centrale nel percorso di Tozzi. Non solo per i successi discografici, ma per il rapporto diretto con il pubblico. «Fantastico, accogliente, canta con me come se fossimo a casa», racconta parlando dei concerti fuori dall’Italia. Un pubblico che lo ripaga dei sacrifici, dei viaggi, della fatica fisica di una vita on the road. «Quando hai la fortuna di salire sul palco sei ricambiato di tutti i sacrifici che fai», dice, sintetizzando l’essenza del mestiere.

E poi ci sono le canzoni. “Ti amo”, “Gloria”, “Tu”, “Gente di mare”. Brani che hanno attraversato generazioni e confini linguistici. Alla domanda se avesse mai immaginato un destino simile per quei pezzi, Tozzi risponde con una sincerità disarmante: «Non lo sai mai, non sai cosa può succedere, né perché». E aggiunge: «Le canzoni prendono una strada tutta loro ed è meraviglioso. Significa che era destino che dovesse andare così». Un concetto che vale per i grandi della musica mondiale, da Lennon a Vasco Rossi, e che nel suo caso si è tradotto in una longevità artistica rarissima.

Il percorso di Tozzi è costellato anche da collaborazioni importanti, molte delle quali confluite proprio nell’ultimo progetto live: Raf, Marco Masini, Laura Pausini. Rapporti raccontati senza alcuna ombra di competizione. «Dividere il palco è sempre stato un piacere», spiega. E poi l’aneddoto che racconta più di mille parole: «Laura era a Parigi e il giorno stesso ha preso un aereo all’ultimo momento per arrivare a Verona». Momenti che restano, perché irripetibili.

C’è anche una dimensione più intima e civile in questa fase della sua carriera. Uno degli inediti dell’album è legato a un progetto benefico, con i proventi devoluti alla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. Una scelta che nasce da un’esperienza personale: «Io ho avuto un cancro tre anni fa, so di cosa si parla», ha raccontato, sottolineando l’importanza della scienza e della responsabilità sociale degli artisti.

E mentre il tour d’addio si avvicina, Tozzi guarda già avanti. A dicembre 2025 è stato annunciato “Gloria – Il Musical”, il primo spettacolo teatrale dedicato al suo repertorio. Un progetto ambizioso, prodotto da GoldenStar AM e diretto da Andrea Maia e Toni Fornari, con la direzione musicale affidata allo stesso Tozzi. «Ho ascoltato più di 500 candidate», racconta, parlando delle audizioni. «Sono tutte giovani in gamba, ed è un orgoglio che la tua musica diventi spettacolo». Qui il ruolo cambia: non più protagonista sul palco, ma spettatore e guida artistica. «Mi metto comodo per guardare gli altri che cantano le mie canzoni».

Nel frattempo, da spettatore appassionato, continuerà anche a seguire Sanremo. «Lo guardo sempre», ha detto, citando con affetto amici come Raf e Masini in gara. La musica, insomma, resta il centro di tutto.

Alla fine, quando gli viene chiesto come si sente oggi, la risposta è semplice e potentissima: «Mi diverto». È forse questa la vera chiave per leggere l’addio di Umberto Tozzi ai concerti. Non una fuga, non una rinuncia, ma la scelta consapevole di fermarsi nel momento giusto, lasciando che le canzoni continuino a camminare da sole. Anche alle Olimpiadi. Anche a teatro. Anche nelle cuffie di chi, magari, non era ancora nato quando “Ti amo” conquistava il mondo.

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