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Cronaca

Fleximan colpisce ancora, autovelox segati nella notte a Rivalta

Dispositivi attivi h24 troncati con flessibile; indagini di polizia locale e carabinieri, caso simile a Ivrea

Fleximan

leximan colpisce ancora, autovelox segati nella notte a Rivalta

Nella notte tra domenica e lunedì Rivalta di Torino è tornata al centro della cronaca per un episodio che ormai non può più essere considerato isolato. Lungo la variante del Dojrone, l’asse viario che collega la rotonda di Pasta a quella delle camere mortuarie dell’ospedale San Luigi, uno o più ignoti hanno preso di mira i due autovelox installati sul tratto, segandoli letteralmente alla base e rendendoli inutilizzabili. Il danneggiamento è stato scoperto nelle prime ore della mattina di lunedì 2 febbraio, con la conseguente segnalazione alle forze dell’ordine e l’avvio degli accertamenti.

Le apparecchiature colpite erano state installate nel luglio del 2023, in accordo con la Città metropolitana di Torino, dopo una lunga serie di incidenti stradali, alcuni dei quali con esiti mortali, legati in gran parte all’alta velocità. Da allora, secondo i dati raccolti dall’amministrazione comunale, il numero dei sinistri su quel tratto di strada si era ridotto in maniera significativa. Un risultato che, evidentemente, non è bastato a scoraggiare chi ha deciso di agire nella notte con modalità precise e ormai riconoscibili.

Ancora una volta, dietro l’azione vandalica aleggia la figura di Fleximan, un nome che negli ultimi mesi è diventato sinonimo di una vera e propria campagna contro i rilevatori di velocità. Più che una persona, Fleximan rappresenta un fenomeno: interventi mirati, quasi sempre notturni, condotti con strumenti da taglio come il flessibile, con l’obiettivo di abbattere fisicamente gli impianti e renderli inutilizzabili nel modo più rapido possibile. Uno schema che si ripete, con poche varianti, in contesti geografici diversi.

Quello di Rivalta si inserisce infatti in una scia di episodi analoghi registrati negli ultimi mesi tra Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, dove numerosi autovelox comunali e provinciali sono stati abbattuti o danneggiati. In alcuni casi si è trattato di singoli impianti, in altri di vere e proprie “spedizioni” notturne con più bersagli colpiti nella stessa zona. Un’escalation che ha attirato l’attenzione non solo delle amministrazioni locali, ma anche delle forze dell’ordine e delle prefetture.

A indagare sull’episodio di Rivalta sono ora gli agenti della Polizia locale insieme ai carabinieri di Orbassano, che stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’azione, analizzando eventuali immagini di videosorveglianza e verificando se vi siano elementi utili a collegare il gesto ad altri casi simili avvenuti sul territorio. Al momento non risultano rivendicazioni né segnalazioni dirette, ma la modalità dell’attacco lascia pochi dubbi sulla matrice.

Il danneggiamento degli autovelox non è solo un problema di ordine pubblico o di manutenzione delle infrastrutture. È, prima di tutto, una questione che tocca il tema della sicurezza stradale. La variante del Dojrone non è una strada qualsiasi: è un collegamento utilizzato quotidianamente da pendolari, mezzi di servizio e automobilisti diretti verso una delle principali strutture sanitarie dell’area. La presenza dei dispositivi di controllo della velocità era stata pensata proprio per ridurre il rischio in un tratto considerato critico.

Il gesto compiuto nella notte solleva anche un interrogativo più ampio sul clima che si è creato attorno agli autovelox. Negli ultimi anni, una parte del dibattito pubblico e mediatico ha contribuito a demonizzare questi strumenti, spesso presentandoli esclusivamente come mezzi per fare cassa, senza distinguere tra installazioni discutibili e interventi motivati da reali esigenze di sicurezza. Un racconto semplificato che, secondo molti amministratori locali, rischia di legittimare comportamenti illegali e pericolosi.

Il danno causato a Rivalta è infatti un danno a un bene pubblico, che comporterà costi di ripristino a carico della collettività e un periodo di scopertura del controllo della velocità proprio su un tratto ritenuto sensibile. L’amministrazione comunale ha già fatto sapere che gli impianti verranno reinstallati nel più breve tempo possibile, ribadendo la volontà di non arretrare di fronte a episodi di vandalismo.

Il caso Rivalta dimostra come il fenomeno Fleximan non sia più una semplice serie di bravate isolate, ma un segnale di tensione crescente tra una parte della cittadinanza e le politiche di controllo della velocità. Una tensione che rischia di trasformarsi in emulazione, alimentata dalla visibilità mediatica e dalla narrazione “mitizzata” dell’autovelox abbattuto come gesto di ribellione.

Eppure, al di là delle polemiche, resta un dato difficilmente contestabile: dove i controlli funzionano e vengono rispettati, gli incidenti diminuiscono. Dove vengono rimossi o sabotati, il rischio torna a crescere. La notte di Rivalta, con i suoi autovelox segati alla base, non racconta solo un atto vandalico, ma fotografa uno scontro ancora aperto tra legalità, sicurezza e consenso sociale. Uno scontro che, al momento, sembra tutt’altro che risolto.

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