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La Voce degli animali
09 Gennaio 2026 - 16:10
Il Comune guidato da Elena Piastra salva i cacciatori, il cane si arrangi
C’è un Comune. C’è un’Amministrazione comunale.
E c’è una sindaca che ha finalmente chiarito, senza più ipocrisie, senza più ambiguità, da che parte sta.
Lei è Elena Piastra (qui il suo profilo Facebook), ed è in giunta da più di quindici anni: assessora, vicesindaca, sindaca. Una carriera lunga, lunghissima, abbastanza lunga da aver avuto tutto il tempo per capire cosa sia il potere. E soprattutto per usarlo sempre nello stesso modo. Non dalla parte dei cani. Dalla parte dei cacciatori.
E se qualcuno aveva ancora dubbi, li ha spazzati via un post su Facebook, pubblicato sul profilo ufficiale del Comune. Una roba che, se non fosse tragica, sarebbe da Zelig. Ma senza ridere.
Il comunicato è un manuale di sopravvivenza politica per amministratori mediocri: come non risolvere un problema, come non assumersi responsabilità, come insultare l’intelligenza dei cittadini con tono istituzionale. Il tutto condito da quella prosa viscida e impersonale che serve solo a una cosa: lavarsene le mani.
Si parte subito con l’attacco preventivo alla stampa. Non una smentita, non una spiegazione: un’etichetta. “Alcune piattaforme online”.
Piattaforme.
Avete presente? Netflix, Spotify, Pornhub. Dentro questo sacco dell’immondizia comunicativa gli sbruffoni di Palazzo comunale infilano anche www.giornalelavoce.it, colpevole di aver fatto una cosa imperdonabile: raccontare i fatti.
Perché il vero problema, per questa Amministrazione, non è un cane che piange al gelo.
Il vero problema è chi lo dice ad alta voce.
È la solita tecnica da Provincia profonda, da politica di sottoscala: se non puoi negare la realtà, delegittima chi la descrive.
Non giornali: piattaforme. Non cronaca: voci. Non segnalazioni: allarmismo. Così il cane smette di essere un essere vivente e diventa una noia, un fastidio, un problema di comunicazione. Non una vita da tutelare, ma una polemica da spegnere.
Poi arriva la precisazione “risolutiva”, quella che nelle intenzioni del Comune dovrebbe far calare il sipario: non era un cucciolo. Ah beh. Allora tutto a posto.
Quattro anni e mezzo, quindi può stare al freddo.
A Settimo Torinese la sofferenza ha una data di scadenza: sotto l’anno è tragedia, dopo è folclore rurale.
Del resto è un cane da caccia, mica un animale con una dignità propria. I cani da caccia non soffrono, funzionano. Come gli utensili: se non si rompono, vanno bene.
La narrazione è un capolavoro di ipocrisia amministrativa: il cane era in un terreno recintato (non “chiuso”, per carità), la notte aveva una cuccia (non “isolato”, eh), con delle coperte (quindi praticamente una suite presidenziale).
E infatti, miracolo della burocrazia, non sono stati rilevati segni di sofferenza.
Perché a Settimo la sofferenza si misura col metro dell’ASL: se non muori davanti all’ispettore, sei felice.
Il resto — pianti, isolamento, deprivazione, gelo — è suggestione popolare. Roba da animalisti esagitati. Da cittadini che non capiscono niente.
I controlli? Naturalmente di mattina. Mai di notte. Mai quando il freddo morde davvero. Mai quando il cane piange.
Il Comune controlla quando conviene, poi certifica quando serve. È una vocazione: non governare, vidimare.
E alla fine arriva la sentenza perfetta per chi non vuole fare nulla: “buone condizioni generali e buono stato di nutrizione”.
La frase magica.
La formula salvavita dell’amministratore codardo. Mangia? Sì. Respira? Sì.
Allora va tutto bene. Anche se vive solo, isolato, trattato come un attrezzo agricolo dimenticato nell’orto.
Poi arriva il capolavoro logico. Il momento in cui la farsa diventa grottesca. Se era tutto regolare, perché il cane viene restituito?
Domanda semplice. Domanda devastante. Domanda a cui il Comune non risponde, perché non può.
Il comunicato ci spiega che il detentore, “per propria valutazione”, decide di restituire il cane al proprietario.
Cioè: nessun problema, ma via lo stesso.
Un capolavoro di contorsionismo mentale. È come dire: “La casa non è in fiamme, però evacuiamo”.
La verità è talmente evidente che fa quasi tenerezza: il cane dava fastidio.
Non al detentore. All’Amministrazione.
Faceva rumore. Faceva notizia. Faceva commenti. Faceva incazzare la gente.
E allora la soluzione non è stata proteggerlo, ma farlo sparire. Restituito. Altrove. Archiviato.
Problema risolto. Settimo ripulita. Così funziona il potere quando non ha né coraggio né coscienza.
Nel frattempo, il Comune trova persino il tempo di compatire il povero detentore, vittima di “minacce e atti intimidatori”. Peccato che non risulti alcuna denuncia. Ma chissenefrega: scriviamolo lo stesso. Serve a una cosa sola: ribaltare la colpa.
I cattivi non sono quelli che tengono un cane come un bidone dell’umido.
I cattivi sono quelli che protestano.
Il quadro è chiarissimo: quando c’è di mezzo un cacciatore, tutto diventa improvvisamente accettabile.
Il freddo è relativo. L’isolamento è un’opinione. La sofferenza è soggettiva. Le leggi sono elastiche.
E il Comune si trasforma in un notaio del quieto vivere: prende atto, verbalizza, timbra, restituisce. Non tutela. Scarica.
Le associazioni, i cittadini, le famiglie che si erano offerte di accogliere la cagnolina? Ignorate. Perché quelle creano problemi. Quelle costringono a scegliere.
E scegliere significa scontentare qualcuno. Meglio non scontentare i cacciatori: votano. I cani no.
Questo comunicato non è solo brutto. È una dichiarazione politica.
Dice chiaramente che questa Amministrazione sta dalla parte di chi usa gli animali, non di chi li protegge. Dalla parte del regolamento minimo, non della dignità. Dalla parte del silenzio, non della responsabilità.
E senza www.giornalelavoce.it, senza il “rumore” di quelle fastidiose “piattaforme online”, oggi nessuno parlerebbe di questa storia. Il cane sarebbe rimasto lì, invisibile, finché non fosse successo qualcosa di irreversibile. Poi sì, altro post: “episodio isolato”, “faremo chiarezza”, “massima attenzione”.
Invece il Comune ha scelto la strada peggiore: difendere l’indifendibile e prendere per stupidi i cittadini.
Ma una cosa va detta: ridicolizzare chi governa non è mancanza di rispetto. È igiene democratica.
E quando un’Amministrazione scrive che “è tutto regolare” mentre un cane viene rimbalzato da un cacciatore all’altro come un reso Amazon, il ridicolo non glielo attribuiamo noi. Se lo costruisce da sola, parola dopo parola.
Insomma: a Settimo Torinese il cane non è stato salvato. È stato archiviato. E questa non è amministrazione. È cinismo con il logo del Comune.
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