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Sanità

Emergenza cancro: 8 giovani oncologi su 10 in burnout, reparti soffocati

Tra burocrazia e carenze strutturali, sempre meno tempo per i pazienti

Sanità in affanno: 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti oncologici

Sanità in affanno: 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti oncologici

In Italia sono poco più di 3mila gli oncologi attivi, circa 5 ogni 100mila abitanti, chiamati a prendersi cura di 390mila nuovi pazienti oncologici ogni anno e di 3,5 milioni di persone che convivono con una diagnosi di tumore. Numeri che fotografano una sanità sotto pressione, dove la carenza di specialisti si intreccia con un carico burocratico che sottrae tempo alla cura e alimenta stress e burnout. È l’allarme lanciato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in occasione della Giornata mondiale contro il cancro.

Accanto ai progressi della ricerca, emergono criticità strutturali che rischiano di rallentare l’assistenza. Secondo i dati europei più recenti, il 2026 si apre con una riduzione dell’incidenza complessiva dei tumori: –1,7% in Europa e –2,6% in Italia rispetto al 2022. Una notizia positiva, che però non riguarda allo stesso modo uomini e donne. Tra queste ultime, infatti, cresce l’incidenza del cancro al polmone, conseguenza diretta dell’aumento del consumo di sigarette negli anni passati.

Un altro dato centrale arriva dalla ricerca internazionale. Uno studio coordinato dall’International Agency for Research on Cancer (Iarc) e pubblicato su Nature Medicine stima che il 40% dei nuovi casi di cancro nel mondo sia prevenibile, perché legato a fattori di rischio modificabili. È in questo contesto che Aiom rilancia con forza la prevenzione, sostenendo la campagna per l’aumento di 5 euro del prezzo delle sigarette e dei prodotti da tabacco, che in pochi giorni ha già raccolto oltre 18mila firme per una proposta di legge di iniziativa popolare da portare in Parlamento.

Ma il nodo più urgente resta quello del personale. «Tremila oncologi non bastano – afferma all’ANSA la presidente eletta di Aiom, Rossana Berardiperché i pazienti sono sempre più numerosi e più complessi e fortunatamente vivono più a lungo e con più bisogni». Il confronto con gli altri Paesi europei è impietoso: circa 8mila oncologi in Germania, 7.500 in Francia, 5mila nel Regno Unito, 4.500 in Spagna. In Italia, invece, il problema è aggravato dal peso delle scartoffie. «Il carico burocratico pesa per il 40% del lavoro degli oncologi – spiega Berardi – più che negli altri Paesi, con un conseguente carico di stress: fino a 8 giovani oncologi su 10 sono colpiti da burnout, e resta meno tempo da dedicare ai pazienti».

La formazione non basta a colmare il divario. Le borse di specializzazione in oncologia, circa 320 nell’ultimo anno, sono state coperte quasi al 90%, ma i nuovi specialisti entreranno in servizio solo tra cinque anni, mentre il sistema deve già fare i conti con numerosi pensionamenti imminenti. «Abbiamo bisogno di soluzioni adesso», avverte Berardi.

Tra le proposte, Aiom guarda ai modelli anglosassoni. L’idea è introdurre una figura di operatore oncologico intermedio, non necessariamente medico, con una formazione specifica per sgravare gli oncologi dalle incombenze burocratiche e aiutare i pazienti a orientarsi nei percorsi di cura. Un progetto pilota è già partito all’ospedale di Ancona. A questo si affianca la spinta sulla digitalizzazione, con l’uso di app per smartphone già diffuse in altri Paesi, utili per raccogliere dati clinici, monitorare le cure domiciliari e le tossicità dei farmaci. «Questo permetterebbe di recuperare tempo per i pazienti e di ridurre le liste d’attesa», sottolinea Berardi.

Le difficoltà non riguardano solo il personale. «In dieci anni sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici di Oncologia Medica», evidenzia il presidente di Aiom, Massimo Di Maio. Nel 2013 erano 5.234, scesi a 4.143 nel 2023, mentre nel 30% dei centri manca ancora l’assistenza domiciliare oncologica.

Anche l’innovazione rischia di rallentare se non arriva in tempi rapidi ai pazienti. Nel 2024, a livello globale, erano oltre 9mila i nuovi farmaci oncologici in sviluppo, ma «l’innovazione ha valore solo se arriva velocemente», avverte il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani. In Italia, infatti, i tempi medi tra l’approvazione di un farmaco e la sua reale disponibilità restano intorno ai 14 mesi.

Un sistema che avanza nella ricerca ma fatica nell’organizzazione. E mentre i numeri dicono che alcuni tumori diminuiscono, il rischio è che a mancare, sempre di più, siano proprio le mani e il tempo per curare chi ne ha bisogno.

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