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L’intelligenza artificiale vede più dell’occhio umano? Così l’IA sta cambiando la diagnosi del tumore al seno

Dallo screening tradizionale ai software addestrati su centinaia di migliaia di esami: così l’IA aiuta a ridurre i tumori che emergono tra un controllo e l’altro

L’intelligenza artificiale vede più dell’occhio umano?

L’intelligenza artificiale vede più dell’occhio umano? Così l’IA sta cambiando la diagnosi del tumore al seno

C’è un momento, nella diagnosi precoce, in cui anche l’occhio più allenato può non bastare. Un dettaglio minuscolo, un’ombra appena accennata, un segnale troppo debole per essere riconosciuto come pericoloso. È in quello spazio invisibile che si gioca una delle sfide più delicate della medicina moderna: intercettare un tumore prima che cresca, prima che diventi aggressivo, prima che scivoli via tra un controllo e quello successivo. Ed è proprio lì che oggi entra in gioco l’intelligenza artificiale.

Non è più un’ipotesi futuristica, né un esercizio da laboratorio. È già realtà clinica. Uno studio condotto in Svezia su circa 100.000 donne dimostra che affiancare l’IA alla lettura delle mammografie riduce in modo significativo il rischio di sviluppare un tumore al seno “intervallo”, cioè quel tipo di cancro che compare dopo un esame di screening risultato negativo e prima del controllo successivo. Un evento temuto, perché spesso legato a forme più aggressive e a diagnosi tardive.

I numeri parlano chiaro. L’uso dell’intelligenza artificiale, accanto al lavoro dei radiologi, ha portato a una riduzione del 12% dei tumori diagnosticati nel periodo tra una mammografia e l’altra. Un dato che pesa, perché fotografa non tanto la quantità di tumori scoperti, ma quelli evitati, o intercettati così presto da non arrivare a svilupparsi in silenzio nei mesi successivi. I risultati sono stati pubblicati su The Lancet, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo.

Il cuore del problema è noto da tempo. Gli screening funzionano e salvano vite, ma non sono infallibili. La mammografia resta uno strumento fondamentale, ma ha limiti tecnici e umani. Alcuni tumori crescono rapidamente, altri si mimetizzano nel tessuto mammario, altri ancora producono segnali talmente sottili da sfuggire anche a professionisti esperti. È qui che nasce il cosiddetto cancro intervallo, una diagnosi che arriva troppo tardi e che spesso costringe a terapie più invasive.

Lo studio svedese ha provato a rispondere a questa fragilità strutturale del sistema. Ha coinvolto donne con età media di 55 anni, sottoposte a mammografia di controllo tra aprile 2021 e dicembre 2022. La metà delle pazienti ha seguito il protocollo tradizionale, che prevede la lettura indipendente dell’esame da parte di due radiologi. L’altra metà ha beneficiato di un passaggio in più: la valutazione da parte di un software di intelligenza artificiale.

Il programma non sostituiva il medico, ma lo affiancava. Addestrato su oltre 200.000 mammografie provenienti da più di dieci Paesi, il software analizzava ogni immagine alla ricerca di pattern ricorrenti associati al tumore al seno. A ogni esame assegnava un punteggio da 1 a 10, indicando la probabilità di rischio. Gli esami giudicati a basso rischio venivano affidati a un solo radiologo, quelli considerati ad alto rischio venivano valutati da due specialisti. In tutti i casi, si trattava di professionisti con almeno cinque anni di esperienza.

Il risultato è stato un sistema di lettura più selettivo, più attento, più efficiente. Un vero e proprio setaccio più fine, capace di individuare segnali precocissimi che spesso non bastano, da soli, a giustificare un approfondimento clinico immediato. Ed è proprio questo il punto chiave. L’intelligenza artificiale non “vede” meglio dell’uomo perché è più intelligente, ma perché vede in modo diverso. Non si stanca, non si distrae, non si affida all’intuizione. Analizza milioni di pixel, confronta forme, densità, micro-variazioni che all’occhio umano appaiono insignificanti.

Già studi precedenti avevano mostrato che l’uso dell’IA nei programmi di screening consente di rilevare fino al 29% di tumori in più, senza aumentare il numero di falsi positivi. Il nuovo lavoro aggiunge un tassello decisivo: dimostra che questa capacità di lettura anticipata non si limita a scoprire più casi, ma riduce concretamente il rischio di sviluppare tumori aggressivi tra uno screening e l’altro. In altre parole, non solo si trovano più tumori, ma se ne prevengono le conseguenze peggiori.

Gli stessi ricercatori, però, mantengono una posizione prudente. Nessuno sostiene che l’intelligenza artificiale sia “migliore” del medico. Il messaggio è diverso e più equilibrato: l’IA è uno strumento aggiuntivo, una terza lente capace di intercettare ciò che rischia di passare inosservato. Una rete di sicurezza in più, non un giudice autonomo.

Nel sud-ovest della Svezia, dove lo studio è stato condotto, questo tipo di tecnologia potrebbe entrare nell’uso clinico di routine già nei prossimi mesi. Ma prima che l’esperienza venga estesa su larga scala, resta una questione decisiva: il rapporto costo-efficacia. Per giustificare l’investimento, l’uso dell’IA dovrebbe ridurre il tasso di cancro intervallo di almeno il 5%. Il dato del 12% registrato nello studio va ben oltre questa soglia, rendendo l’ipotesi non solo scientificamente valida, ma anche economicamente sostenibile.

C’è poi un aspetto culturale, spesso sottovalutato. L’idea che una macchina “legga” un esame medico suscita ancora diffidenza. Paura di essere giudicati da un algoritmo, timore di perdere il rapporto umano, sospetto verso decisioni automatizzate. Ma in questo caso il modello è chiaro: l’IA non decide, segnala. Non formula diagnosi, evidenzia anomalie. Non sostituisce il medico, lo supporta.

In un’epoca in cui i sistemi sanitari sono sotto pressione, con carichi di lavoro crescenti e personale limitato, strumenti di questo tipo possono anche migliorare la qualità del lavoro dei radiologi, riducendo lo stress e aumentando la precisione. Meno esami da leggere in condizioni di incertezza, più tempo per i casi davvero complessi. Un vantaggio che ricade direttamente sulle pazienti.

La sfida ora è integrare queste tecnologie senza perdere il controllo clinico, mantenendo trasparenza, formazione e responsabilità. Perché il futuro della diagnosi non è una gara tra uomo e macchina, ma una alleanza. E nel caso del tumore al seno, dove ogni mese può fare la differenza, vedere prima significa spesso vivere meglio e più a lungo.

L’intelligenza artificiale, oggi, non promette miracoli. Offre qualcosa di più concreto: una possibilità in più di non arrivare tardi. E, nella medicina della prevenzione, è una differenza che conta.

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