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03 Febbraio 2026 - 20:39
Morti sul lavoro, i numeri Inail non si fermano: Ugl chiede un cambio di passo (foto di repertorio)
I numeri restano drammatici e continuano a crescere. Anche nel 2025 la sicurezza sul lavoro si conferma una delle emergenze più gravi del Paese. I dati Inail sugli infortuni mortali parlano di 1.093 casi denunciati, in lieve ma significativo aumento rispetto ai 1.090 registrati nel periodo gennaio-dicembre 2024, con una variazione dello 0,3%.
A richiamare l’attenzione su questi numeri è Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, che interviene con parole nette. «Nel 2025 prosegue una strage sul lavoro che i dati Inail fotografano con drammatica chiarezza. I casi mortali denunciati sono stati 1.093, in aumento rispetto ai 1.090 del periodo gennaio-dicembre 2024 (+0,3%). Dietro questi numeri ci sono lavoratori che non hanno più fatto ritorno a casa dai propri cari. Non è possibile trattarli come un dato statistico o una tragica fatalità».
L’analisi territoriale mostra un quadro articolato e disomogeneo. Aumentano gli infortuni mortali nel Sud, dove i decessi passano da 181 a 187, e nel Nord-Est, da 164 a 167. In calo invece i numeri nelle Isole, che scendono da 92 a 81, nel Nord-Ovest, da 205 a 203, e nel Centro, da 155 a 154.
Guardando alle singole regioni, emergono incrementi significativi. Il Veneto registra 22 decessi in più, mentre Piemonte e Puglia segnano 14 casi aggiuntivi ciascuna. Seguono le Marche con +12 e la Liguria con +5. Sul fronte opposto, i cali più marcati si registrano in Lombardia con -18, nel Lazio con -13, in Sardegna con -9 e in Emilia-Romagna con -6, oltre alle Province autonome di Trento e Bolzano, entrambe a -5.
Preoccupante anche il dato relativo ai settori produttivi. «Anche l’analisi dei settori conferma criticità evidenti», sottolinea Capone. I decessi in Agricoltura aumentano da 102 a 106, mentre nelle Attività manifatturiere si passa da 101 a 117 morti denunciati. In crescita anche il Commercio, che sale da 58 a 68 decessi.
Numeri che, secondo l’Ugl, impongono una svolta immediata. «Di fronte a tale quadro urge un cambio di passo: maggiori controlli, un monitoraggio efficace basato sull’incrocio delle banche dati e un investimento reale sulla cultura della sicurezza sul lavoro», afferma Capone. Un richiamo che va oltre il rispetto formale delle norme.
Il segretario generale insiste sul ruolo della prevenzione quotidiana. «La prevenzione non può essere affidata solo alle norme, ma deve diventare una pratica quotidiana nei luoghi di lavoro, a partire da formazione e addestramento». Un impegno che, secondo il sindacato, deve coinvolgere tutti gli attori del sistema produttivo.
La conclusione è un appello diretto alle responsabilità collettive. «Solo rafforzando in modo concreto l’alleanza tra istituzioni, imprese e sindacati sarà possibile fermare una spirale di morti sul lavoro che resta inaccettabile per un Paese civile». Un monito che accompagna numeri difficili da ignorare.

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