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02 Febbraio 2026 - 15:20
Abusivismo diffuso e concorrenza sleale, in Piemonte oltre 57mila artigiani sotto pressione ogni giorno (immagine di repertorio)
Dal parrucchiere al muratore, dal meccanico all’idraulico, l’abusivismo continua a erodere spazio, reddito e dignità a chi lavora rispettando le regole. In Piemonte sono oltre 57mila le imprese artigiane che ogni giorno devono fare i conti con una concorrenza sleale fatta di evasione fiscale, mancato rispetto delle norme e assenza di tutele per clienti e lavoratori. Un dato che pesa come un macigno: rappresenta il 50,3% dell’intero comparto artigiano regionale.
A restituire la fotografia è il 20° rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che inserisce il fenomeno piemontese dentro un quadro nazionale ancora più allarmante. In Italia l’economia sommersa viene stimata in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del Pil. Numeri che raccontano una distorsione strutturale e non più marginale.
I settori più esposti sono quelli a maggiore contatto con il pubblico e con barriere d’ingresso più basse. In testa ci sono le costruzioni, con 17.140 imprese artigiane penalizzate dalla concorrenza irregolare. Seguono acconciatura ed estetica con 10.478 attività, manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188), idraulici (5.111). Il fenomeno tocca anche settori meno visibili ma altrettanto diffusi: riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), tassisti (2.234), manutentori del verde (1.896), fino a fotografi, videoperatori e traslocatori.
La distribuzione territoriale conferma che il problema attraversa tutta la regione, con un’incidenza particolarmente elevata nel Torinese. La provincia di Torino conta 30.963 imprese artigiane sotto pressione, pari al 52,1% del totale. Seguono Cuneo con 8.015 imprese (46,9%), Alessandria (4.962, 49,9%), Novara (3.960, 45,6%), Asti (2.952, 49,4%), Biella (2.287, 51,1%), Vercelli (2.185, 51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola (1.867, 47,3%).
Per Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, non si tratta di un problema episodico, ma di una vera emergenza sistemica. «La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente», afferma. «A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità».
Felici richiama la necessità di un cambio di passo anche sul fronte dei controlli. «Per questo servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione», sottolinea, portando l’esempio del settore benessere, dove l’abusivismo assume contorni ancora più delicati. «Estetica e acconciatura non sono solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza: richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi».
Nel mirino del presidente regionale di Confartigianato finisce anche l’approccio delle istituzioni. «L’impressione generale è che si preferisca infierire sui contribuenti e sugli operatori tracciati piuttosto che sul sommerso, perché è senz’altro più facile», osserva, mettendo in evidenza una percezione diffusa tra gli artigiani: chi rispetta le regole viene controllato e sanzionato, chi opera nell’ombra spesso resta invisibile.
Il quadro che emerge dal rapporto non parla solo di evasione fiscale, ma di sicurezza, qualità del lavoro e tutela dei cittadini. Un sistema in cui metà del comparto artigiano si sente sotto assedio rischia di perdere competenze, investimenti e fiducia. E, alla lunga, a pagarne il conto non sono solo le imprese, ma l’intera economia regionale.

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