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Il consiglio regionale approva un bilancio "senza trucchi"... O forse sì

Nel voto sul bilancio 2026-2028 il presidente rispedisce al mittente le accuse di “carte truccate” e riaccende lo scontro con il centrosinistra

Alberto Cirio

Alberto Cirio

Con 25 voti favorevoli e 15 contrari, al termine di una settimana di dibattito consiliare che ha alternato momenti di tensione a passaggi di ordinaria e talvolta soporifera amministrazione, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato il bilancio di previsione 2026-2028. Un voto che la maggioranza di centrodestra rivendica come una prova di maturità istituzionale e affidabilità finanziaria, mentre le opposizioni parlano apertamente di un documento scollegato dalla realtà, incapace di dare risposte concrete a una Regione che, fuori dall’aula, continua a fare i conti con sanità in affanno, trasporti in difficoltà e un tessuto produttivo che scricchiola.

Il rispetto della scadenza del 31 gennaio, autoimposta dalla Giunta e in particolare dall’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, viene sventolato come un successo politico e amministrativo. Un segnale, secondo la maggioranza, di responsabilità nei confronti della Corte dei Conti, chiamata ancora una volta a vigilare sui conti di una Regione che porta sulle spalle il peso di scelte compiute molti anni fa e che continuano a produrre effetti nel presente.

Nel suo intervento finale, il presidente Alberto Cirio sceglie di uscire dal linguaggio felpato e istituzionale per rispondere con decisione alle accuse piovute dai banchi dell’opposizione. In particolare, non lascia cadere nel vuoto l’espressione “carte truccate”, utilizzata nei giorni precedenti e poi in parte ritirata. «Questa è una parola grave», afferma in aula. «Truccati erano i derivati, che ancora oggi paghiamo, tanto che su quelli è intervenuta la magistratura. Questo invece è un bilancio che ha il parere favorevole dei revisori dei conti».

L'assessore al bilancio Andrea Tronzano

Il riferimento è chiaro e politicamente pesante: la stagione del centrosinistra guidato da Mercedes Bresso, tra il 2005 e il 2010, quando la Regione Piemonte fece ampio ricorso agli strumenti finanziari derivati per sostenere la spesa pubblica, in particolare quella sanitaria. Una scelta che Cirio non perde occasione di ricordare e che viene presentata come l’origine di una parte consistente dei problemi strutturali dei conti regionali.

Il presidente rivendica la discontinuità della sua amministrazione e respinge le polemiche sul parere dei revisori, passato da negativo a “tendenzialmente positivo”. «Dal 2019 a oggi la Corte dei Conti ha sempre parificato senza eccezioni il bilancio della Regione Piemonte», sottolinea. «Quello che approviamo è un documento di buon senso, di equilibrio e di serietà». Una serietà che, nelle parole del governatore, si misura anche nella capacità di continuare a pagare mezzo miliardo di euro all’anno di debiti ereditati, senza rinunciare ai servizi essenziali e senza fermare gli investimenti.

Accanto a Cirio, è Andrea Tronzano a fare da scudo tecnico e politico alla manovra. L’assessore al Bilancio difende l’impianto complessivo del documento e non nasconde il fastidio per gli attacchi rivolti ai revisori dei conti. «Quando parliamo di leali collaboratori pubblici ci vorrebbe più cautela», afferma, ricordando che «il nostro unico giudice è la Corte dei Conti, che ha sempre espresso parere positivo».

Nel dettaglio, il bilancio 2026 presenta entrate e spese di competenza per 18,35 miliardi di euro, nel pieno rispetto dei vincoli nazionali e comunitari. Il disavanzo di amministrazione presunto si attesta a 1.586 milioni di euro, in miglioramento rispetto agli anni precedenti, mentre la quota da ripianare nel 2026 è pari a 103,9 milioni, coerente con il piano di rientro concordato con la magistratura contabile e aggiornato alle nuove disposizioni della legge di bilancio statale.

La sanità resta, inevitabilmente, il capitolo più consistente del bilancio regionale, con oltre 9,3 miliardi di eurodestinati al sistema sanitario piemontese. La Giunta rivendica la volontà di rafforzare l’edilizia ospedaliera attraverso le risorse del PNRR, del Fondo di Sviluppo e Coesione e di Inail, difendendo un modello pubblico che però non rinuncia al contributo del privato. «Parliamo di una sussidiarietà intelligente», spiega Tronzano, «che migliora l’efficienza e amplia l’offerta di servizi».

Le spese in conto capitale superano 1,14 miliardi di euro, mentre le spese correnti si attestano a 12,83 miliardi. Sul fronte dello sviluppo economico, il bilancio mobilita risorse e strumenti per imprese, artigianato, innovazione e internazionalizzazione, intrecciando fondi regionali ed europei: FESR, FSE+, Programma Operativo Complementare e una dote complessiva di oltre 3,5 miliardi di euro di risorse PNRR già assegnate a Regione ed enti locali. A questi si aggiungono 865 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, articolati nei tre assi Cura, Territorio e Sviluppo, e 756 milioni per lo sviluppo rurale nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria.

La maggioranza celebra il risultato come un successo politico. I capigruppo Carlo Riva Vercellotti (Fratelli d’Italia), Fabrizio Ricca (Lega), Paolo Ruzzola (Forza Italia) e Silvio Magliano (Lista Cirio) parlano di un bilancio che «non è un semplice esercizio di ragioneria, ma il manifesto politico di una Regione che ha smesso di rincorrere le emergenze». Ricca, con una battuta che suona come una provocazione, afferma che «se Pd e Avs votano contro, vuol dire che siamo nel giusto».

Il presidente della Commissione Bilancio Roberto Ravello rincara la dose, bollando come «assurda» la polemica delle opposizioni sul parere dei revisori e respingendo le accuse di bavaglio e di mancanza di trasparenza.

Dall’altra parte dell’aula, però, il clima è ben diverso. Alice Ravinale, capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra, parla di un documento che «tocca punte surreali», denunciando l’aumento delle tasse regionali e una sanità che continua a mostrare falle evidenti. Gianna Pentenero, per il Partito Democratico, punta il dito su un dato politico preciso: «Con questo bilancio restituiamo 108 milioni allo Stato», afferma, «mentre facciamo fatica a finanziare impegni già presi». La consigliera dem lancia anche l’allarme sulla salute mentale, presentando un ordine del giorno per portare le risorse dedicate dal 2,7% al 4% del Fondo sanitario regionale entro il 2027.

Ancora più tagliente Vittoria Nallo, di Stati Uniti d’Europa, che accusa Cirio di riproporre «l’ennesimo sermone della Montagna». «Beati i lavoratori», ironizza, «perché di essi è l’aumento delle tasse, che i cittadini stanno già vedendo in busta paga».

Il Movimento 5 Stelle vota compatto contro e sceglie toni durissimi. Alberto Unia, Sarah Disabato e Pasquale Coluccio parlano di una Regione raccontata come “sfavillante” nei comunicati della Giunta ma irriconoscibile nella vita reale. «Fuori da Palazzo Lascaris», denunciano, «le cittadine e i cittadini non riescono a prenotare una visita medica, i treni accumulano ritardi e cancellazioni, le crisi industriali continuano a lasciare a casa lavoratrici e lavoratori». Nel mirino finiscono anche gli adeguamenti Istat dei vitalizi degli ex consiglieri, che la maggioranza ha scelto di non bloccare, e l’assenza di qualsiasi riferimento al salario minimo negli appalti regionali.

Particolarmente aspra la polemica sulla sicurezza. Tutti bocciati gli emendamenti M5S che prevedevano fondi per la messa in sicurezza delle stazioni dei capoluoghi di provincia, per interventi di sicurezza integrata nelle città – illuminazione pubblica, arredo urbano, riuso degli spazi degradati – per agevolazioni fiscali nelle cosiddette “zone rosse” e per il sostegno ai mercati rionali come presidi di rigenerazione urbana. Respinti anche gli emendamenti a favore del Suk di Torino, così come quelli relativi a infrastrutture strategiche in provincia di Alessandria, dalla galleria artificiale sulla Sp147 di Carrega Ligure alla “tangenzialina” di Novi Ligure. «A livello nazionale la destra fa della sicurezza il proprio cavallo di battaglia», attaccano i pentastellati, «in Piemonte vota contro ogni proposta concreta».

Nel mirino dell’opposizione finiscono anche gli sgravi fiscali previsti per le aziende faunistiche venatorie nell’ambito del contrasto alla peste suina, letti come l’ennesima strizzata d’occhio a una lobby ben precisa, mentre su altri fronti – welfare, lavoro, servizi – le risorse vengono giudicate insufficienti.

Archiviato il bilancio di previsione, la Giunta guarda già avanti. La prossima partita sarà quella della variazione di bilancio, che dovrà recepire il riparto dei fondi statali per la sanità. È lì che si misurerà, ancora una volta, la distanza tra il racconto istituzionale di una Regione “virtuosa” e la percezione quotidiana di cittadini e territori. Perché i numeri, come sempre, raccontano una parte della storia. Il resto, quello che pesa davvero, continua a giocarsi fuori dall’aula.

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