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31 Gennaio 2026 - 17:59
Tony Pitony in Vespa con Ditonellapiaga
Il Festival di Sanremo 2026 allarga ancora i suoi confini e porta dentro l’Ariston un personaggio nato lontano dai palchi istituzionali. Tony Pitony, fenomeno virale degli ultimi mesi e autore della sigla del FantaSanremo, sarà una delle presenze più inattese della kermesse: non solo colonna sonora del gioco che accompagna il Festival, ma anche protagonista della serata dei duetti, in coppia con Ditonellapiaga (al secolo Margherita Carducci) sulle note di The Lady Is a Tramp.
Non si tratta di una semplice comparsata né di un’operazione di colore. Il percorso di Tony Pitony racconta qualcosa di più profondo: il modo in cui Sanremo, ormai da anni, dialoga con una cultura pop che non nasce più soltanto nelle case discografiche o nei talent televisivi, ma prende forma nei linguaggi ibridi del web, nelle community, nei meme, nell’ironia condivisa che accompagna il Festival notte dopo notte.
Tony Pitony è un personaggio prima ancora che un artista. Maschera ispirata a Elvis Presley, estetica volutamente sopra le righe, identità costruita sull’ambiguità e sull’eccesso. Dietro il nome d’arte c’è Ettore Ballarino, cantautore siciliano che ha scelto di separare il volto dall’opera, trasformando l’anonimato in una cifra narrativa. Una scelta che gli ha permesso di costruire un immaginario riconoscibile senza ancorarlo a una biografia tradizionale, lasciando che fosse il personaggio a parlare.
La svolta arriva con il FantaSanremo 2026, il fantasy game che da fenomeno collaterale è diventato parte integrante dell’esperienza sanremese. A Tony Pitony viene affidata la sigla ufficiale, Scapezzolate, un brano pensato per raccontare dall’interno il rito collettivo del gioco: l’attesa spasmodica dei bonus, la paura dei malus, le strategie improvvisate davanti alla televisione, l’esultanza o la frustrazione che accompagnano ogni esibizione. Non una semplice canzone, ma un racconto musicale costruito sul linguaggio della community.
La scelta segna una svolta precisa. Dopo anni in cui la sigla del FantaSanremo era affidata a nomi già pienamente inseriti nel circuito pop e indie, l’edizione 2026 punta su un personaggio nato fuori dai confini tradizionali della musica mainstream. È un segnale chiaro: il Festival non osserva più il web da lontano, ma lo ingloba, lo porta dentro il proprio racconto, riconoscendone il peso culturale.
Ma la vera notizia arriva quando Tony Pitony esce dal perimetro del gioco e diventa presenza scenica. Nella serata dei duetti, uno dei momenti più identitari e liberi del Festival, salirà sul palco dell’Ariston insieme a Ditonellapiaga per reinterpretare The Lady Is a Tramp, standard immortale del repertorio americano.

Ditonellapiaga, al secolo Margherita Carducci
Una scelta tutt’altro che casuale. Ditonellapiaga è un’artista che ha sempre lavorato sul confine tra eleganza rétro e modernità, tra citazione e rottura. Il brano scelto parla di anticonformismo, di rifiuto delle regole sociali, di identità fuori schema. Un testo che, riletto oggi, diventa quasi una dichiarazione programmatica per un personaggio come Tony Pitony, che ha fatto della deviazione dalle convenzioni il proprio marchio.
Con questo duetto, Tony Pitony compie il passaggio più delicato: da fenomeno virale a interprete sul palco più osservato d’Italia. Un passaggio che Sanremo conosce bene, ma che ogni volta mette alla prova pubblico e critica. Perché l’Ariston non è un feed social: lì l’ironia deve reggere il peso della diretta, il personaggio deve trasformarsi in gesto, voce, presenza.
La serata dei duetti è il contesto ideale per questa verifica. È il momento in cui il Festival sospende le regole della competizione e accoglie la contaminazione, la sorpresa, il cortocircuito tra generi. È qui che Tony Pitony può esistere senza dover spiegare troppo, lasciando che il suo linguaggio parli direttamente al pubblico generalista.
In questo intreccio tra FantaSanremo e Ariston, tra gioco e spettacolo, si riflette l’evoluzione del Festival stesso. Sanremo 2026 non è solo una gara canora, ma un ecosistema narrativo in cui convivono musica, social, ironia e partecipazione attiva. Tony Pitony ne è una sintesi efficace: un personaggio che non chiede legittimazione, ma la ottiene proprio perché intercetta lo spirito del tempo.
Il rischio, come sempre, esiste. Ogni fenomeno nato sul web può evaporare rapidamente. Ma la doppia presenza – sigla ufficiale del gioco e palco dell’Ariston – suggerisce che Tony Pitony non sia soltanto una parentesi. È piuttosto il segnale di un Festival disposto a farsi attraversare da linguaggi nuovi, anche a costo di spiazzare.
Quando nella serata dei duetti The Lady Is a Tramp risuonerà all’Ariston, la domanda non sarà più chi si nasconde dietro la maschera. La domanda sarà un’altra: quanto Sanremo è disposto a cambiare per continuare a raccontare il presente. E Tony Pitony, nel bene o nel male, è già parte della risposta.
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