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Askatasuna, Torino in piazza: migliaia ai cortei tra Porta Susa e Palazzo Nuovo

Dallo striscione sulla ex stazione allo schieramento imponente delle forze dell’ordine: delegazioni da tutta Italia manifestano contro lo sgombero del centro sociale

Askatasuna, Torino in piazza: migliaia ai cortei tra Porta Susa e Palazzo Nuovo

Askatasuna, Torino in piazza: migliaia ai cortei tra Porta Susa e Palazzo Nuovo

Torino torna a riempirsi di cortei, bandiere, slogan. Torna a farlo fin dalle prime ore del mattino, quando diverse centinaia di persone si radunano nella zona di Porta Susa, punto di partenza di uno dei cortei pro Askatasuna in programma nel capoluogo piemontese. Sulle transenne che avvolgono l’edificio della ex stazione ferroviaria, alcuni attivisti si arrampicano e srotolano uno striscione destinato a diventare immediatamente il simbolo della giornata: “Askatasuna vuol dire libertà”. Una frase semplice, diretta, che riassume il senso politico della mobilitazione.

In piazza sventolano le bandiere di Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Cobas, Cub, insieme a quelle No Tav, palestinesi, curde e transfemministe. Il clima è quello delle grandi mobilitazioni politiche: cori, slogan scanditi al megafono, interventi che si susseguono senza soluzione di continuità. A prendere la parola è anche Lorenzo, esponente dell’Usb, che collega lo sgombero del centro sociale a un contesto più ampio di repressione: «Lo sgombero di Askatasuna rientra, a nostro avviso, in un vasto e complesso fenomeno repressivo che ha colpito anche i vigili del fuoco sospesi dal servizio per aver manifestato a favore della Palestina. Noi siamo qui non solo per denunciare tutto questo, ma anche per rilanciare la giornata di sciopero dei porti del prossimo 6 febbraio contro le guerre e il riarmo».

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Al raduno partecipa anche Nicoletta Dosio, storica leader del movimento No Tav, presente al punto di ritrovo davanti alla stazione di Torino Porta Nuova, da cui parte un altro spezzone del corteo nazionale. Le sue parole sono nette, senza mediazioni: «Trovo molto sbagliato chiudere i centri come Askatasuna, Gabrio, Leoncavallo, luoghi dove i ragazzi possono trovarsi, discutere, decidere. Le provocazioni del governo e della polizia contro i ragazzi mi scandalizzano profondamente, ed è per questo che partecipo ai cortei».

Con il passare delle ore la mobilitazione cresce, si allarga e si ricompone. I tre spezzoni partiti da Porta Susa, Porta Nuova e dall’ateneo occupato di Palazzo Nuovo si uniscono lungo il Po, dando vita a un unico grande corteo che attraversa la città. Secondo le stime, i manifestanti sono almeno 15 mila, mentre gli organizzatori parlano di numeri ben più alti. Tra i partecipanti anche il fumettista Zerocalcare, autore dei disegni sullo striscione “Askatasuna vuol dire libertà. Torino è partigiana”.

Davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche occupata nei giorni scorsi, si ritrovano alcune migliaia di persone, con delegazioni arrivate da tutta Italia. Alcuni manifestanti hanno trascorso la notte all’interno dell’università occupata. In piazza non ci sono solo studenti e attivisti, ma anche famiglie, anziani e residenti del quartiere Vanchiglia, a testimonianza di una partecipazione che vuole apparire trasversale e radicata nel territorio.

Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine: lungo le strade cittadine vengono schierati circa mille agenti di polizia, duecento carabinieri e un centinaio di finanzieri, con mezzi e blindati a presidiare i punti sensibili del percorso. Ai margini del corteo si notano anche giovani volontari pronti a prestare soccorso in caso di necessità, con zainetti, soluzioni fisiologiche e fasce catarifrangenti. «Speriamo di non dover intervenire», si limitano a dire.

Davanti a Palazzo Nuovo interviene Stefano, portavoce di Askatasuna, che rivendica il significato politico della giornata: «Oggi è una giornata importante. Non è una giornata di fine, anzi è una giornata di inizio». E aggiunge: «Un inizio per costruire un’opposizione reale al governo Meloni che parta dai quartieri, come Vanchiglia, e si estenda a tutta l’Italia. L’obiettivo è essere tantissimi e riuscire a sfilare per le strade della nostra città, nonostante la volontà della prefettura e del governo di impedirci di attraversare il centro». «La violenza – conclude – è militarizzare un quartiere e impedire alle persone di andare a scuola e al lavoro serenamente».

Tra i partecipanti c’è anche il Comitato Vanchiglia Insieme. Il portavoce Ugo spiega il senso della presenza del quartiere: «È essenziale essere qui con le nostre famiglie, anziani, studenti, padri, madri e figlie. Siamo qui per raccontare che vogliamo creare qualcosa di ben diverso».

Alla manifestazione prende parte anche Marco Grimaldi, deputato di Avs, che parla apertamente di un braccio di ferro tra città e governo: «È un corteo enorme, a dimostrazione che Torino sa da che parte stare: contro la repressione, contro chi vuole prendersi la città militarmente e contro chi pensa di cancellare dalle mappe culturali e sociali i centri sociali». E aggiunge: «Noi siamo qui per dire che il governo non avrà lo scalpo di Torino. Torino non vuole essere Minneapolis, nessuno vuole questa idea sovranista e trumpiana di come si piegano le democrazie». «Con ogni spazio che viene meno – conclude – la democrazia arretra e diventa più fragile».

La giornata torinese si conferma così come uno dei momenti più partecipati delle mobilitazioni contro lo sgombero di Askatasuna, tra rivendicazioni politiche, presenza diffusa in città e un’attenzione costante da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Insomma, per i manifestanti non si tratta di una chiusura, ma dell’inizio dichiarato di una nuova fase di conflitto e mobilitazione.

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