Cerca

Attualità

A Romano Canavese consiglio comunale al palo: il 2026 inizia senza numero legale

La prima seduta dell’anno dura poco più di un’ora: la minoranza lascia l’aula, restano in cinque e il sindaco è costretto a rinviare. Sullo sfondo il caso Drop-In, tra parentele, ritardi e un contenzioso da quattromila euro

A Romano Canavese consiglio comunale al palo: il 2026 inizia senza numero legale

Il sindaco di Romano Canavese Oscarino Ferrero

Il debutto del 2026 in Consiglio comunale dura poco più di un’ora. Poi il sipario cala, le sedie restano vuote e il numero legale evapora, come neve al sole. Succede mercoledì 28, quando i tre consiglieri del gruppo di minoranza Il paese da vivere, guidati da Andrea Peruzzi, decidono di alzarsi e lasciare l’aula. Una scelta che basta, da sola, a far saltare la seduta. Del resto, quando i numeri sono quelli che sono, basta davvero poco per mandare tutto all’aria: non serve un terremoto, è sufficiente una porta che si chiude.

A rendere il quadro ancora più surreale ci pensa il segretario comunale Daniele Franceschina, atteso per circa un’ora come si aspetta un treno in una stazione secondaria, con la differenza che il treno, alla fine, forse arriva. Franceschina invece compare solo in collegamento video, quando ormai la seduta è già claudicante e l’atmosfera tutt’altro che serena. Un’apparizione tardiva e inutile, buona solo ad aggiungere un tocco grottesco a una serata che di solenne ha ben poco.

A completare l’opera arriva l’assenza, per motivi personali, del consigliere ed ex assessore Gianluca Lalli. Ed è a questo punto che l’aritmetica diventa impietosa: in aula restano appena cinque consiglieri di maggioranza. Cinque. Un numero che può andare bene per una partita a calcetto, ma non per mandare avanti un Consiglio comunale. Troppo pochi per proseguire, troppo pochi persino per far finta che tutto sia sotto controllo. Il sindaco Oscarino Ferrero non può far altro che prendere atto dell’evidenza e rinviare tutti alle 18.30 di martedì 3 febbraio. Riconvocazione obbligata, come quando si scopre che manca la corrente e la riunione salta.

Peccato, perché l’ordine del giorno non era affatto leggero. Sul tavolo c’erano diverse interpellanze della minoranza, quelle fastidiose, quelle che fanno perdere tempo e costringono a rispondere: dal lavatoio del Gurgo all’ex mulino di Cascine, passando per i servizi scolastici e la protezione civile. Temi concreti, quotidiani, di quelli che riguardano la vita reale dei cittadini e non solo le delibere da votare alzando la mano. Ma soprattutto c’era una questione che continua a far rumore e a creare imbarazzi: i chiarimenti sulla gestione passata dei locali comunali del bar Drop-In.

Un tema delicato, come ha ricordato Andrea Peruzzi, perché qui non si parla solo di atti amministrativi, ma di intrecci familiari che incrociano direttamente i vertici dell’amministrazione. Le titolari del locale, Barbara e Stefania Giavinba, hanno legami che rendono la vicenda quantomeno scivolosa: la prima è cugina del sindaco Ferrero e compagna del vicesindaco Gianni Goia. Un intreccio che, per legge e per buon senso, rende impossibile ai due membri della giunta partecipare a qualsiasi decisione sulla nomina del legale incaricato dal Comune. Tradotto: quando si arriva al momento di decidere, chi governa deve fare un passo di lato.

Il contenzioso nasce dal ritardo con cui il Comune ha avviato la procedura per il nuovo bando pubblico di concessione dell’immobile comunale, affidato direttamente da oltre venticinque anni. Un quarto di secolo abbondante di gestione diretta, poi improvvisamente l’urgenza di mettere ordine. Peccato che l’ordine arrivi tardi e produca l’effetto opposto: un ricorso e una grana legale. Ed è proprio su questo punto che la minoranza affonda il colpo, sottolineando come il ritardo rischi ora di tradursi in un conto salato per le casse comunali.

All’ordine del giorno della seduta ormai passata alla storia come “fantasma” c’era infatti anche la variazione di bilancio per affidare all’avvocato Alessandro Nicola di Scarmagno l’assistenza stragiudiziale del Comune nella mediazione con le ricorrenti, prevista per venerdì 6 febbraio. Un incarico da circa quattromila euro. Non bruscolini. Una spesa che, secondo la minoranza, nasce direttamente da una gestione tardiva e pasticciata della procedura di concessione.

Insomma, tra rinvii, collegamenti video andati a vuoto, numeri risicati e parentele ingombranti, il 2026 amministrativo parte col freno a mano tirato e con il motore che tossisce. Martedì 3 febbraio il Consiglio comunale sarà chiamato non solo a discutere i punti all’ordine del giorno, ma anche a dimostrare di avere, almeno per una sera, i numeri per restare in piedi. Perché governare con una maggioranza ridotta all’osso è già complicato. Farlo saltando le sedute, lo è ancora di più. Insomma.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori