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Abbandono di rifiuti nelle campagne, San Benigno Canavese apre il 2026 con tre nuovi casi

Dalle zone del Malone fino ai boschi dell’Orco, infissi e materiali edili scaricati illegalmente: interviene Seta, il Comune valuta nuove indagini e più controlli

Abbandono di rifiuti nelle campagne, San Benigno Canavese apre il 2026 con tre nuovi casi

Abbandono di rifiuti nelle campagne, San Benigno Canavese apre il 2026 con tre nuovi casi (immagine di repertorio)

Il 2026, almeno sul fronte ambientale, non si apre sotto i migliori auspici per San Benigno Canavese. Nelle ultime settimane sono stati tre i nuovi casi di abbandono di rifiuti rinvenuti nelle campagne che circondano il centro abitato, confermando un fenomeno che da anni rappresenta una delle criticità più persistenti del territorio fruttuariense.

Gli ultimi ritrovamenti si concentrano in aree diverse ma accomunate da un elemento: la facilità di accesso a zone rurali e boschive, spesso lontane da occhi indiscreti. Una delle discariche abusive è stata individuata in via Cervino, a poca distanza dall’ingresso della via ciclopedonale realizzata lo scorso anno, nei pressi del campo sportivo. Un secondo abbandono è emerso lungo il torrente Malone, nella fascia di campagna compresa tra il capoluogo e la località Vauda. In entrambi i casi i rifiuti rinvenuti erano costituiti prevalentemente da infissi e materiale edile, tipologia ricorrente negli sversamenti abusivi sul territorio.

Per questi due episodi non è stata avviata un’indagine formale. Secondo quanto riferito dal Comune, non sono stati trovati rifiuti pericolosi né elementi utili a risalire ai responsabili. L’amministrazione ha comunque richiesto l’intervento di Seta per il prelievo e lo smaltimento del materiale, evitando che le aree interessate restassero a lungo in condizioni di degrado.

Diversa la situazione per un terzo abbandono, individuato nei boschi che costeggiano il fiume Orco. In questo caso, spiegano dal municipio, potrebbe essere avviata una procedura specifica per tentare di identificare l’autore o gli autori dello sversamento, qualora emergano elementi utili durante le verifiche.

Uno dei nodi più delicati, come spesso accade in questi casi, riguarda i costi di smaltimento. Ogni intervento straordinario di Seta per la rimozione dei rifiuti abbandonati ha un costo indicativo di 270 euro, una spesa che in passato ricadeva direttamente sulle casse comunali. Per San Benigno, però, almeno questo fronte è stato messo in sicurezza: lo scorso anno l’amministrazione ha ottenuto l’istituzione di un fondo comune del Consorzio di Bacino 16, cui Seta fa riferimento, pensato proprio per coprire le spese legate agli sversamenti abusivi. Un paracadute economico che evita di far pagare ai cittadini il conto dell’inciviltà altrui.

Resta però aperta la questione della prevenzione. Le campagne attorno a San Benigno, per la loro estensione e conformazione, continuano a essere terreno fertile per chi decide di liberarsi illegalmente di rifiuti ingombranti. Un problema che, nonostante controlli e strumenti tecnologici, non accenna a scomparire.

«Abbiamo installato diverse fototrappole sul territorio, ma evidentemente non sono uno strumento sufficiente ad estirpare del tutto il fenomeno», spiega l’assessore all’Agricoltura Domenico Giraudi. «Non escludiamo, comunque, di posizionarne delle altre. Lo scorso anno grazie a una fototrappola siamo riusciti a “beccare” un individuo che per quattro volte ha scaricato rifiuti nella stessa area».

Un episodio che dimostra come il controllo possa funzionare, ma anche quanto il fenomeno sia radicato. I tre nuovi casi registrati a inizio 2026 sono solo gli ultimi segnali di una pratica incivile che continua a colpire il territorio, con conseguenze ambientali, paesaggistiche ed economiche. La risposta del Comune passa tra interventi di bonifica, strumenti di sorveglianza e la speranza che l’attività repressiva riesca, prima o poi, a fare da vero deterrente.

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