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25 Gennaio 2026 - 19:12
Claudio Gambino sindaco di Borgaro Torinese
Borgaro non molla: Gambino porta in Regione il caso sanità. E la polemica diventa istituzionale
La sanità di prossimità a Borgaro Torinese non è più soltanto una questione di sportelli, code e orari. È diventata una partita politica vera. E adesso il sindaco Claudio Gambino alza il livello dello scontro: il caso verrà portato direttamente in Regione Piemonte, con un Ordine del giorno in Consiglio comunale che punta a ottenere pressioni istituzionali sui vertici dell’Asl To4.
È questo il senso della risposta scritta inviata dal primo cittadino dopo l’interrogazione presentata dalla minoranza: l’Amministrazione sostiene di essersi già mossa con “interlocuzioni” e “tentativi di mediazione” e, davanti al muro dell’azienda sanitaria, ritiene che l’unica strada rimasta sia quella di trasformare la vicenda in un tema regionale.
Secondo Gambino, infatti, la chiusura dello sportello Cup e del servizio di scelta del medico nella sede di via Santi Cosma e Damiano non sarebbe stata una scelta comunale, né tantomeno un effetto di mancati rinnovi o disinteresse di Palazzo civico. Nella risposta viene ricordato che, durante le interlocuzioni per il rinnovo del contratto della sede, l’Asl aveva già prospettato la disattivazione del servizio Cup e della scelta del medico a partire da dicembre, limitandolo alle sole giornate di martedì e giovedì (10-12).

Elisa Cibrario Romanin
La posizione del Comune, spiega Gambino, sarebbe stata di contrarietà netta, con tentativi di evitare la chiusura. Ma la direzione dell’Asl To4 avrebbe ribadito la propria linea: la struttura borgarese — sempre via Santi Cosma e Damiano 1 — dovrebbe essere considerata un centro hub aziendale con “alta integrazione ospedale-territorio”, in particolare su disturbi neuropsichiatrici dell’infanzia e dell’adolescenza, con funzioni specialistiche legate anche alla frequenza e complessità dei casi.
Un riconoscimento, quello di “hub”, che sulla carta suona come un premio: Borgaro come punto di riferimento. Ma che nella realtà, sul fronte dei cittadini, rischia di trasformarsi in un paradosso amaro: essere un centro strategico e allo stesso tempo perdere i servizi più elementari, quelli che servono a prenotare una visita o a scegliere un medico senza dover passare da app, call center e farmacie.
Nella risposta, Gambino aggiunge un elemento politico che pesa: secondo quanto riferito dall’Asl, lo sportello Cup sarebbe stato scarsamente utilizzato, soprattutto dopo il periodo Covid, perché l’utenza si sarebbe già orientata su prenotazioni telefoniche e farmacie convenzionate.
Ed è qui che cambia la prospettiva: perché se per l’azienda sanitaria la riduzione dello sportello è una scelta “razionale”, per il Comune diventa una rinuncia che colpisce proprio chi razionale non può permettersi di esserlo. Gli anziani. Le persone fragili. Chi non ha strumenti digitali o non ha voglia — e diritto — di essere rimbalzato tra numeri verdi e schermi.
A quel punto, scrive il sindaco, dopo l’esito negativo delle mediazioni con il distretto territoriale dell’Asl, l’Amministrazione avrebbe deciso di mettere nero su bianco la richiesta politica: un Ordine del giorno nel prossimo Consiglio comunale rivolto direttamente alla Regione Piemonte, definita senza giri di parole come la titolare del servizio, e dunque l’unica in grado di incidere davvero sulle scelte organizzative dell’azienda sanitaria.
Non solo: Gambino sostiene che, allo stato attuale, proprio quell’atto politico sia “l’unico strumento a disposizione” per tentare di riaprire lo sportello Cup e la scelta del medico. E non lo dice in chiave propagandistica, ma come passaggio obbligato: una richiesta di pressione istituzionale “sui vertici locali dell’Asl” perché cambino idea.
Da qui arriva anche il messaggio interno alla politica borgarese: il sindaco insiste sulla necessità di avere unanimità in Consiglio comunale, superando la “mera strategia politica” e dimostrando “maturità politica” su un tema che riguarda tutti.
Ma se Gambino chiede unità, la minoranza non sembra intenzionata a concederla senza condizioni. Dopo la prima interrogazione, infatti, il gruppo consiliare torna alla carica con un atto integrativo, denunciando che la risposta ricevuta sarebbe stata “generale”, priva di riferimenti temporali certi e soprattutto senza documentazione a supporto.
Nel nuovo testo, i consiglieri chiedono ancora una volta date precise, atti formali, protocolli, PEC, richieste ufficiali, tavoli istituzionali, e reclamano trasparenza totale sugli scambi con Asl e Regione, perché — scrivono — un riscontro incompleto non sarebbe una mancata risposta alla minoranza, ma una mancata risposta ai cittadini.
Ma il punto politico vero, ormai, è un altro: la vicenda esce dal cortile del municipio e si sposta su un terreno più alto. Borgaro, oggi, prova a fare quello che tanti Comuni dicono di voler fare e quasi nessuno riesce a fare davvero: trasformare un disagio concreto in una rivendicazione istituzionale, con un obiettivo chiaro — riportare la sanità a distanza di camminata, non a distanza di call center.
Perché la partita non è tra Comune e minoranza. È tra territorio e riorganizzazione. E dentro quella riorganizzazione, una domanda rimane appesa: se la sanità pubblica si modernizza tagliando i punti di accesso più semplici, chi resta davvero dentro il sistema? E chi resta fuori?
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