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10 Gennaio 2026 - 19:46
Il sindaco di Borgaro Gambino e il direttore generale dell'Asl To 4 Vercellino
Il Comune guidato dal sindaco Claudio Gambino entra a gamba tesa nella discussione sul futuro dei servizi sanitari nel territorio, dopo che negli ultimi mesi i cittadini hanno segnalato difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi sanitari di prossimità. Non è un caso isolato: la riorganizzazione dei Centri Unificati di Prenotazione (CUP) e dei servizi vaccinali sta mettendo alla prova la tenuta del diritto alla salute nel quadrante nord di Torino.
La nota diffusa da Palazzo civico non gira attorno alle parole: secondo l’Amministrazione, non è stato il Comune a decidere di cancellare servizi sanitari a Borgaro, né tantomeno a “non rinnovare l’affitto” dei locali comunali in via Santi Cosma e Damiano dove, da anni, hanno avuto sede servizi sanitari e sportelli dedicati. È piuttosto una scelta unilaterale dell’ASL TO4 diretta da Luigi Vercellino, sostenuta da logiche di risparmio, a determinare spostamenti e chiusure. La versione ufficiale dell’ente sanitario regionale non parla di abbandono della sede di Borgaro ma ribadisce che le prenotazioni e le disdette di visite ed esami specialistici sono erogate principalmente tramite il CUP regionale online, telefonico o per adesione delle farmacie; l’accesso allo sportello resta possibile su appuntamento ma secondo criteri e orari stabiliti dall’azienda sanitaria.
Se dal punto di vista burocratico i servizi sanitari restano formalmente attivi sul territorio, la lettura politica e sociale che ne dà l’Amministrazione è diversa e più severa. La chiusura dello sportello prenotazioni a libero accesso e il progressivo spostamento del servizio vaccinale a Caselle Torinese vengono letti come un depotenziamento del presidio sanitario cittadino, non come un semplice adeguamento organizzativo. Nel documento diramato dal Comune si parla di “logiche di risparmio” che avrebbero prevalso sulle necessità reali degli utenti, soprattutto anziani, famiglie con minori e persone fragili che si servivano dello sportello in loco proprio per evitare difficoltà di accesso tramite strumenti digitali o spostamenti fuori Comune.
Il post pubblicato dall'amministrazione comunale di Borgaro
La querelle ha un punto focale: da un lato l’ASL TO4 insiste nel sostenere che le prestazioni possono comunque essere prenotate tramite app regionale, numero verde del CUP o farmacie convenzionate, canali che oggi costituiscono la normalità organizzativa nel sistema sanitario regionale piemontese. Dall’altro, il Comune contesta che queste alternative non sostituiscono adeguatamente un servizio di prossimità, specie per le fasce più vulnerabili della popolazione. Nel suo comunicato, l’Amministrazione ricorda che la sanità pubblica non è un’azienda né un mercato da ottimizzare: è un diritto costituzionale che deve essere garantito, soprattutto nei luoghi dove vive chi ha maggiori difficoltà a muoversi o a usare strumenti digitali.
È in questo quadro che Borgaro rivendica un riconoscimento istituzionale diverso: non solo mantenere gli spazi per i servizi sanitari, ma garantire orari e modalità di accesso che rispondano alle esigenze della comunità — anziché limitarli a modalità che favoriscono chi ha già strumenti e competenze. Il riferimento ai servizi vaccinali è emblematico: il Comune riconosce che l’ASL abbia deciso di concentrare in loco servizi come la Neuropsichiatria infantile e il centro per l’autismo, rendendo Borgaro un punto di riferimento per l’intero territorio dell’ASLTO4, ma sottolinea con forza che questa scelta non può giustificare l’allontanamento di altri servizi essenziali.
La linea politica dell’Amministrazione è netta: si oppone fermamente a qualsiasi riduzione dei servizi sanitari decisa da altri e senza il coinvolgimento reale dei territori interessati. Per questo motivo, nel prossimo Consiglio comunale sarà presentato un Ordine del Giorno rivolto alla Regione Piemonte e all’ASL TO4, con la richiesta formale di rivedere le scelte organizzative e di ripristinare servizi sanitari di prossimità tali da garantire equità e accessibilità per tutti.
Non si tratta di una questione campanilistica, ma di un nodo essenziale nella relazione tra istituzioni e territorio. La decisione di affidare le prenotazioni e l’erogazione delle prestazioni ai canali digitali o alle sedi di Caselle potrebbe, di fatto, creare barriere che colpiscono le categorie più deboli, esattamente quelle che dovrebbero essere protette da un sistema sanitario pubblico forte e radicato nella comunità. Il Comune cita nella sua nota proprio questi utenti: anziani, famiglie con persone fragili e chi non ha esperienza di strumenti digitali, che per anni hanno utilizzato lo sportello fisico come primo punto di contatto con il sistema sanitario.
E mentre sul piano formale il CUP resta attivo e utilizzabile — con prenotazioni possibili tramite app, telefono o farmacie convenzionate — resta il nodo dell’interpretazione politica e sociale di queste scelte. La richiesta di Borgaro è chiara: non basta digitalizzare o centralizzare i servizi, bisogna assicurare che la salute resti davvero alla portata di tutti.
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