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17 Gennaio 2026 - 16:20
Elisa Cibrario Romanin dell'opposizione di Uniti per Cambiare
Sulla sanità di prossimità, a Borgaro, non si discute più soltanto di sportelli e orari. Si discute di responsabilità. E soprattutto di una domanda che, quando i servizi iniziano a sparire, arriva sempre troppo tardi: chi lo sapeva, e da quando?
La polemica tra il Comune guidato dal sindaco Claudio Gambino e l’Asl To4 sul ridimensionamento dei servizi sanitari sul territorio – tra chiusura dello sportello prenotazioni e spostamenti verso altri Comuni – era già diventata uno scontro politico frontale. Ora però si aggiunge un nuovo fronte: anche la minoranza consiliare entra a gamba tesa, e lo fa con un’interrogazione con risposta scritta che è tutto fuorché un atto rituale.
Il punto non è solo che cosa sia stato tolto ai cittadini. Il punto, per l’opposizione, è un altro: perché l’Amministrazione sarebbe arrivata dopo. E perché ora chiedere “condivisione” alla minoranza quando i giochi sembrano già fatti.
La questione, del resto, è concreta e sta nelle segnalazioni di questi mesi: difficoltà nell’accesso ai servizi, sportelli che non sono più quelli di prima, percorsi che diventano più complicati proprio per chi ha meno strumenti per affrontarli. E in mezzo c’è la solita faglia: da un lato l’Asl che insiste sui canali digitali e telefonici, dall’altro i Comuni che rivendicano il presidio fisico come garanzia reale di accesso, soprattutto per anziani, famiglie e persone fragili.

Claudio Gambino sindaco di Borgaro Torinese
In questo quadro, la minoranza borgarese mette nero su bianco un’accusa precisa: “totale assenza di iniziativa preventiva” da parte della Giunta e del sindaco, con una gestione che – secondo i firmatari – avrebbe lasciato che la riduzione dei servizi diventasse un fatto compiuto prima ancora di arrivare in modo trasparente in Consiglio.
E quando Gambino ha parlato di un Ordine del giorno “condiviso” con la minoranza, la risposta dell’opposizione è stata tagliente: la richiesta di condivisione arriva tardi, quando gli effetti della scelta si sono già scaricati sui cittadini.
L’interrogazione, firmata da Elisa Cibrario Romanin, Mattia Stievano e Luigi Spinelli, chiede conto di date, azioni, comunicazioni e soprattutto dell’assenza – sempre secondo la minoranza – di un coinvolgimento preventivo del Consiglio comunale.
E qui arriva il cuore della contestazione: la minoranza non contesta soltanto l’esito, ma contesta il metodo. Perché, scrivono, la condivisione ex post rischia di diventare una manovra politica per “diluire responsabilità” invece che un reale percorso di confronto.
Le domande messe agli atti sono dieci e vanno dritte al punto.
L’opposizione chiede da quando esattamente sindaco e Giunta fossero a conoscenza delle decisioni dell’Asl sullo spostamento o la riduzione dei servizi, e quali iniziative concrete siano state intraprese prima che tutto diventasse irreversibile.
Chiede se siano state inviate PEC, note ufficiali, lettere ad Asl e Regione Piemonte e, se sì, perché il Consiglio non ne sia stato informato.Chiede se siano stati richiesti tavoli istituzionali, con quali risultati, e per quale motivo le minoranze non siano state coinvolte prima nonostante “l’evidente rilevanza politica e sociale della questione”.
E soprattutto arriva la stoccata politica più pesante: perché l’Ordine del giorno condiviso viene proposto solo ora? E davvero un atto simbolico può compensare l’assenza di un’azione tempestiva?
Infine, la richiesta che è anche un avvertimento: rendere pubblici tutti gli scambi intercorsi con Asl e Regione, “al fine di garantire piena trasparenza ai cittadini”, con risposte “puntuali, circostanziate e documentate”.
Il clima, insomma, è quello delle settimane in cui un Comune prova a trasformare un disagio concreto in battaglia politica. Solo che adesso la battaglia non è più solo contro l’Asl To4: diventa anche interna, perché il tema sanitario si intreccia con la gestione della vicenda, i tempi, le scelte e le mancate scelte.
E mentre Borgaro continua a rivendicare che la sanità pubblica non può essere ridotta a un problema di ottimizzazione, la minoranza rilancia: prima delle dichiarazioni serve la prova degli atti.
Perché quando la sanità si allontana, non basta dire che si è contrari. Bisogna dimostrare di averci provato. E di averlo fatto quando contava.
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