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Nina torna libera nei boschi: il delicato ritorno in natura dell’orsa simbolo del Parco

Dopo mesi di cure e monitoraggi, l’orsa marsicana è stata reimmessa nel suo habitat con un radiocollare per seguirne i movimenti

Nina torna libera

Nina torna libera nei boschi: il delicato ritorno in natura dell’orsa simbolo del Parco

Nella notte silenziosa dei boschi abruzzesi si è chiusa una delle storie più seguite degli ultimi mesi per chi si occupa di tutela della fauna selvatica. L’orsa Nina è tornata libera. A comunicarlo è stato il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che ha seguito ogni fase della sua crescita, della riabilitazione e ora anche del delicato rientro in natura. Un’operazione complessa, preparata con attenzione dal Servizio scientifico e veterinario del Parco insieme al Servizio di sorveglianza, e condotta con la massima discrezione per garantire sicurezza e tranquillità all’animale.

Prima del rilascio, Nina è stata sottoposta a un controllo sanitario approfondito, come previsto dalle linee guida nazionali per la reimmissione in natura dei cuccioli di orso bruno marsicano, una delle sottospecie più rare e minacciate d’Europa. Gli accertamenti hanno riguardato lo stato generale di salute, la capacità di alimentarsi autonomamente e il comportamento, elementi fondamentali per valutare se un giovane orso sia davvero pronto ad affrontare la vita selvatica senza il supporto umano.

Nelle settimane precedenti alla liberazione, il Parco aveva progressivamente ridotto l’alimentazione assistita, osservando segnali chiari di rallentamento del metabolismo e un crescente utilizzo della tana. Indicatori che, insieme ad altre variabili come le condizioni climatiche e la disponibilità di siti idonei allo svernamento, hanno portato alla decisione di procedere con il rilascio proprio in questo periodo.

La zona scelta per la reimmissione risponde a criteri rigorosi. Si tratta di un’area interna al Parco, con potenziali luoghi di svernamento, una bassa presenza umana e una distanza adeguata dai centri abitati e dalle principali attività antropiche. Un contesto pensato per ridurre al minimo i rischi, in un momento storico in cui la convivenza tra grandi carnivori e infrastrutture umane resta uno dei nodi più delicati della conservazione.

Al momento della liberazione, Nina pesava 38 chilogrammi, un valore considerato compatibile con la possibilità di affrontare l’inverno in natura. Da quel momento è iniziata una nuova fase, forse la più complessa: il monitoraggio a distanza. L’orsa è stata dotata di un radiocollare Gsm, che permetterà di raccogliere dati preziosi sui suoi spostamenti, sulle aree frequentate e sulle sue attività, senza interferire direttamente con il suo comportamento.

Il caso di Nina si inserisce in un quadro più ampio, fatto di successi ma anche di fragilità. Pochi giorni fa, sempre in Abruzzo, un giovane orso marsicano è morto investito lungo la statale Sora-Avezzano, a ricordare quanto la sopravvivenza di questa specie sia costantemente esposta a pericoli legati alla presenza umana. Ogni rilascio rappresenta quindi una scommessa, sostenuta da competenze scientifiche ma mai priva di incertezze.

Il Parco continuerà a seguire Nina senza invadenza, consapevole che non tutti i rilasci hanno esito positivo, ma anche che ogni tentativo accurato contribuisce a costruire conoscenza e a rafforzare le strategie di conservazione dell’orso marsicano. La sua scomparsa tra gli alberi, osservata in silenzio dal personale del Parco, ha segnato un momento carico di emozione e responsabilità. Ora il futuro dell’orsa è affidato al bosco, alle sue regole antiche e a un equilibrio fragile che richiede rispetto e attenzione costante.

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