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14 Dicembre 2025 - 11:16
Montanaro e l’acqua che fa paura: cittadini in prima linea mentre il Comune resta in bilico
A Montanaro, la partita sulla sicurezza idraulica si gioca ormai su più tavoli e con un livello di tensione che non può più essere archiviato come fisiologico confronto tra amministrazione e cittadini. Il comunicato diffuso dal Comitato per il Bacino di Laminazione del Rio Fossasso, dopo l’incontro del 12 dicembre con i tecnici coinvolti nel procedimento regionale, restituisce l’immagine di un paese in cui le opere strategiche procedono a fatica, tra ritardi amministrativi, ambiguità politiche e una crescente sensazione, da parte dei residenti, di dover supplire alle mancanze delle istituzioni.
Il nodo principale resta il bacino di laminazione sul Rio Fossasso, un’infrastruttura considerata essenziale per la mitigazione del rischio idrogeologico, soprattutto alla luce degli eventi alluvionali che negli ultimi anni hanno colpito il Canavese. L’incontro con i funzionari regionali ha chiarito l’iter procedurale, ma allo stesso tempo ha fatto emergere criticità che il Comitato definisce non più tollerabili. A partire da un dato formale, ma tutt’altro che secondario: la mancata trasmissione agli uffici regionali della documentazione relativa alla petizione popolare e alle prese d’atto del Consiglio comunale del 9 e 28 aprile 2025, nonostante fosse espressamente previsto dal testo approvato.
Un passaggio che, secondo i promotori, avrebbe dovuto essere automatico e che invece ha richiesto un intervento diretto dei cittadini, costretti a consegnare personalmente i documenti agli organismi tecnici. Un’anomalia che pesa, perché in procedimenti complessi come quelli legati alla valutazione ambientale e idraulica ogni ritardo si traduce in uno slittamento concreto dei tempi di realizzazione.

Altro punto delicato è quello delle integrazioni richieste dall’Organo Tecnico Regionale. La proroga concessa al proponente privato per completare la documentazione mancante è stata accettata, ma apre una questione di merito: sono in corso carotaggi e rilievi ambientali per verificare la possibile presenza di contaminanti nel sottosuolo. Un’attività resa necessaria da una denuncia di presunte discariche nella zona interessata dall’opera, presentata nel febbraio 2023 da due esponenti dell’attuale maggioranza, allora all’opposizione.
È proprio questo passaggio a diventare politicamente esplosivo. Il Comitato si chiede come sia possibile che il sindaco, eletto nel giugno 2024, non fosse a conoscenza di una segnalazione firmata da due suoi candidati consiglieri, e perché la denuncia sia stata resa pubblica solo all’inizio di novembre 2025, con una richiesta tardiva di intervento agli organi competenti. Una tempistica che, agli occhi dei cittadini, alimenta il sospetto di una gestione quantomeno opaca della vicenda.
Secondo quanto riferito dal Comitato, durante i lavori dell’Organo Tecnico Regionale il primo cittadino non avrebbe mostrato una partecipazione incisiva, apparendo più concentrato nel portare all’attenzione dei funzionari regionali il documento sulle presunte discariche che nel sostenere con decisione la realizzazione dell’opera. Un atteggiamento che viene letto come ambiguità politica: non una contrarietà esplicita al bacino di laminazione, ma neppure un sostegno chiaro e determinato.
Il tema della sicurezza idraulica, però, non si esaurisce nel progetto del Fossasso. Il comunicato del Comitato allarga il campo ai lavori di sistemazione dello scolmatore, danneggiato dagli eventi alluvionali del 17 aprile. Qui emerge un altro dato critico: il Comune ha partecipato ad agosto a un bando regionale, nell’ambito dell’iniziativa “Obiettivo Comuni”, per ottenere fondi destinati al rafforzamento degli argini. Il progetto complessivo vale circa 300 mila euro, ma le casse comunali hanno potuto mettere sul tavolo solo 50 mila euro, sufficienti per un intervento tampone giudicato però insufficiente.
Il bando non ha avuto esito positivo, e l’intervento strutturale resta incompiuto. Durante l’incontro con i funzionari regionali, tuttavia, sarebbe emersa la disponibilità di altri fondi regionali specifici per situazioni analoghe, accessibili attraverso una semplice interlocuzione con gli uffici competenti. Una possibilità che, secondo il Comitato, non è stata esplorata dall’amministrazione comunale, costringendo ancora una volta i cittadini a svolgere un ruolo di intermediazione che non spetterebbe loro.
La stessa dinamica si ripete sul fronte della manutenzione dei corsi d’acqua interni all’abitato. Il Comitato ha dato la propria disponibilità a collaborare per la pulizia e la gestione delle rogge, ma si scontra con un muro amministrativo. La Roggia Reirola, gestita da un Consorzio, e il Rio Baina, per il quale da mesi si attendono chiarimenti sulla competenza territoriale degli interventi, rappresentano due casi emblematici. Secondo quanto riferito dai funzionari regionali, sarebbe sufficiente una richiesta formale agli uffici per ottenere una comunicazione ufficiale sulle competenze. Una richiesta che, sempre secondo il Comitato, dal Comune di Montanaro non è mai partita.
Il quadro che ne emerge è quello di una comunità che si percepisce lasciata sola su un terreno delicatissimo, dove prevenzione e tempestività fanno la differenza tra sicurezza e rischio. Non si tratta solo di opere pubbliche, ma di una visione complessiva della gestione del territorio, in un’area che conosce bene le conseguenze di piogge intense e corsi d’acqua mal governati.
Il comunicato si chiude con un appello che ha il tono di una rottura. Basta posizioni ambigue, basta promesse, è il momento di passare ai fatti. Un messaggio che va oltre la singola opera e chiama in causa il rapporto tra amministrazione e cittadini. In gioco non c’è soltanto il destino del bacino di laminazione del Rio Fossasso, ma la credibilità delle istituzioni locali e la loro capacità di agire con chiarezza, trasparenza e determinazione.
Nel linguaggio misurato dei documenti ufficiali, quello che filtra è un malessere profondo: la sensazione che le emergenze vengano affrontate solo quando esplodono, che le opportunità di finanziamento non vengano colte per tempo, che la macchina amministrativa proceda a rilento mentre il territorio resta esposto. Montanaro, come molti altri comuni del Piemonte, si trova di fronte a una sfida che non ammette rinvii: governare l’acqua prima che sia l’acqua a governare il paese.
Il confronto con la Regione, da quanto emerge, non è chiuso. I funzionari si sono mostrati disponibili, pronti a fornire indicazioni e supporto. Resta da capire se l’amministrazione comunale saprà raccogliere questo spazio di manovra e trasformarlo in atti concreti. Perché, come ricordano i cittadini, il tempo delle parole è finito. E quando si parla di sicurezza idraulica, ogni ritardo ha un costo che rischia di essere pagato dall’intera comunità.
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