Cerca

Ivrea

Se l'assessora di centrosinistra non fa una cosa che sia di sinistra: il caso Ilaria

Scandalo abitativo a Ivrea: politiche sociali o teatro dell'assurdo? Come la burocrazia e la politica falliscono nel rispondere alle vere esigenze dei cittadini più vulnerabili...

Giorgia Povolo e Patrizia Dal Santo

Giorgia Povolo e Patrizia Dal Santo

Una nuova legge di Murphy o, se preferite, il colmo dei colmi: un’assessora di centrodestra che fa le cose di sinistra per paura di essere additata come quella che se ne frega del sociale, e dall’altra parte un’assessora di centrosinistra che non fa una cosa di sinistra che sia una, perché a nessuno verrebbe mai fuori il coraggio di denunciare che si sta comportando come una di centrodestra. 

Da una parte l’ex leghista Giorgia Povolo, dall’altra Patrizia Dal Santo. 

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». 

Ed è tutto successo negli ultimi mesi, partendo dal fondo con il caso della bambina affetta dal morbo di Morquio e che ha bisogno di una casa a misura del suo handicap. 

L’assessora ha sostenuto, e ancora sostiene, di non poter fare nessun tipo di forzatura con le graduatorie ATC. Chi l’aveva preceduta, al contrario, si era sbattuta per dare loro una casa e per eliminare le barriere architettoniche in una scuola. 

Secondo indizio: l’assegnazione, presso il nuovo centro anziani, di un locale all’AISM di Torino, pur sapendo che tutti i volontari dell’AISM hanno messo in piedi una nuova associazione del terzo settore e se ne sono andati a Banchette, che è un po’ come dare un aiuto ai fantasmi. 

Tutto questo nonostante le cronache giornalistiche abbiano a più riprese raccontato i rapporti tesi e che si stavano sfilacciando, quei mezzi che stavano arrugginendo nei piazzali e una serie di attrezzature inutilizzate da anni presso i locali di via Jervis in capo all’ASL TO4. 

E poi c’è il terzo indizio ed è il caso di Ilaria Aragona. Qui ormai siamo alle comiche. 

Parliamo di una donna che vive da qualche anno al secondo piano del condominio Saudino in un bilocale gestito dall’ATC ma di proprietà del Comune, situato alla periferia della città, completamente scollegato dal centro e dalla civiltà. In una posizione talmente scomoda che gli "abili" non ci vogliono andare. 

Più che un appartamento, un vero e proprio "ghetto" in cui si può anche "morire" all’insaputa del mondo che lo circonda. Anzi no, di un mondo che si è girato dall’altra parte. Un appartamento in cui fa fatica a muoversi, un po’ per il peso e un po’ perché si deve portare appresso la bombola dell’ossigeno. 

Insomma, Ilaria è obesa. Non ce la fa a staccarsi dal letto. Non ce la fa a farsi una doccia da sola. Non ce la fa a muoversi. Lo abbiamo scritto e riscritto. Due, tre, quattro, cinque volte... Il problema per cui non si sarebbe riusciti a trovarle una sistemazione adeguata sarebbe stato legato al pagamento dei canoni di locazione. Poi, ad un certo punto, la cosa sembrava essersi risolta con la promessa da parte di Ilaria di pagare una parte degli arretrati. 

Felice come una Pasqua, si era data da fare per recuperare i soldi, circa 400 euro, lanciando una raccolta fondi su GoFundMe. Non una cifra da capogiro, ma il "capogiro" è soggettivo e molto dipende da chi la guarda. 

Quando ci ha messo a raccoglierli? Pochissimi giorni. 

“Mi servono per pagare l’ATC e sbloccare una pratica di "cambio alloggio" che da tempo giace in Comune, sepolta in un cassetto", spiegava Ilaria.

"Il Comune tre anni fa mi ha dato una casa popolare di 30 mq senza finestre, senza infissi esterni. Mi faccio la doccia in un bagno stretto, seduta su una sedia da giardino di plastica bianca, dove rischio di cadere o scivolare... Da anni sto chiedendo al Comune una casa adatta alle mie esigenze in cui riesca a muovermi con un bombolone di mille litri di ossigeno. Mi hanno chiesto 500 euro per fare il cambio ma non li ho. Vivo con una pensione di invalidità e non riesco a trovare più di 100 euro...”. 

Parole dure e che colpiscono al cuore. Solo il nostro? 

Il primo cittadino di Ivrea Matteo Chiantore

A prometterle che “sarebbero bastati" erano stati il sindaco Matteo Chiantore e la vicesindaca Patrizia Dal Santo, nei giorni precedenti, durante un colloquio. 

Cos’è successo dopo? Nulla! 

Un funzionario del Comune le ha scritto sollecitando il pagamento, lei ha risposto chiedendo conferma del cambio alloggio e inviando una email anche per conoscenza all’assessora e da qui in avanti nessuno si è più fatto sentire. 

Chiedersi come sia possibile che di fronte alla stessa fotografia a noi venga in mente una persona in cerca di aiuto e a chi amministra null’altro che i canoni dell’affitto, ci pare un’inutile perdita di neuroni.

Senza una risposta anche la domanda su quanto ci va a chiedere un impegno concreto da parte di ATC. 

L’appartamento in cui abita Ilaria è uno dei 12 monolocali ricavati nel condominio Saudino situati nello stesso edificio in cui trova spazio una RSA. 

Spazi adatti come abitazione temporanea, non certo per una permanenza definitiva. Ilaria chiede di essere assistita di più, ma soprattutto una casa in cui possa almeno affacciarsi da una finestra o fare due passi in un cortile, il minimo sindacale per un’esistenza dignitosa. 

Le si potevano dare duemila risposte. Gliene si è data una e una soltanto: pagare l’ATC! Che a guardarla dal lato giusto questo caso avrebbe dovuto avere ben altre attenzioni, con l’obiettivo di evitare lo sfratto esecutivo e non doversi poi occupare di una donna in disagio abitativo. 

Morale?

Tira di qua, tira di là, Ilaria è da mesi sulla bocca di tutti. Di lei s’è parlato di recente, anche in consiglio comunale, anche in questo caso, come nel caso di Marta, a porte chiuse. Quel che è venuto fuori non è nulla che già non si sapesse. I consiglieri comunali Paolo Noascone e Massimiliano De Stefano hanno sottolineato che il condominio Saudino non è adatto per viverci e si sono concentrati sugli spazi angusti e sull’assenza di finestre, salvo quelle vasistas, tali da rendere quel monolocale più simile a un carcere che a una casa di civile abitazione. 

Per tutta risposta, testardamente, l’assessora Patrizia Dal Santo si è limitata a fare una panoramica degli affitti non pagati, per poi focalizzarsi su un piano di rateazione, senza del quale sarebbe per lei impossibile avviare con l’ATC un discorso per il cambio di alloggio. 

Né più né meno di quello che avrebbe potuto rispondere l’impiegato del Comune, e arrivati a questo punto uno si chiede che senso abbia un assessore alle politiche sociali o se non sia meglio dare le sue deleghe a qualcun altro, perchè no, alla collega di giunta Gabriella Colosso.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori