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Dibattito

Uncem "striglia" il sindaco di Ivrea. Se non ti muovi il Canavese "muore"

La chiusura del Bianco e i lavori per l'elettrificazione della ferrovia preoccupano

Uncem "striglia" il sindaco di Ivrea. Se non ti muovi il Canavese "muore"

Marco Bussone di Uncem

Il traforo del Monte Bianco chiuderà quest'anno solo sei o sette settimane per lavori cioè meno della metà del tempo che era stato previsto. Ma soprattutto, in caso di problemi al Fréjus, potrà essere riaperto in modo più rapido, evitando la paralisi nei collegamenti con la Francia.

La decisione è stata presa al termine di una riunione fiume della commissione intergovernativa italo-francese. Si è stabilito di rinviare al settembre 2024 l'inizio dei lavori sulla volta del traforo del Monte Bianco, rifacimento che avrebbe comportato una chiusura totale di 15 settimane. 

Intanto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, annuncia una missione per "convincere" Parigi della necessità di raddoppiare il tunnel del Bianco.

Lo stop alla circolazione nell'autunno di quest'anno, probabilmente tra ottobre e novembre, sarà legato ad altri interventi, a partire dal piano viabile e il sistema di ventilazione. Cantieri che "hanno il vantaggio, in caso di necessità" di garantire "tempi di ripristino della circolazione che possono essere più brevi", spiega Riccardo Rigacci, direttore gerente del Geie Tmb, il gestore italo-francese della galleria.

Se queste date devono ancora essere fissate, sono invece già state decise le chiusure per i lavori di manutenzione notturna di settembre: dal giorno 18 al 22 e dal 25 al 29, fra le ore 22 e le 6.

L'ammodernamento della volta del Bianco - tra amianto e umidità - avrà grosse ricadute: viene stimato uno stop di tre-quattro mesi l'anno fino al 2042. Per questo, il rinvio di 12 mesi del primo cantiere-test lascia tempo al governo italiano per "insistere" con la Francia e rilanciare l'ipotesi di una seconda canna tra Courmayeur e Chamonix.

Tajani ha annunciato che il 25 settembre sarà a Parigi per incontrare la collega francese Catherine Colonna e di aver convocato il Comitato transfrontaliero per il 31 ottobre a Torino.

"Vedremo - ha detto - di convincere i francesi che non mi sembrano ancora favorevoli, ma noi lavoriamo nell'interesse dei trasportatori, dei turisti e delle imprese".

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, sottolinea che il traforo riaprirà "in concomitanza con l'inverno, il Natale e la stagione dello sci che per noi è molto importante".

Anche lui, come il presidente della Regione Valle d'Aosta, Renzo Testolin, insiste sul tema del "raddoppio" del Bianco. Per ripristinare il collegamento su rotaia tra Francia e Italia, interrotto dopo la frana nella Maurienne, il ministro dei Trasporti Clément Beaune, ieri a Modane, ha detto che ci vorranno "anche più" di due mesi.

Morta qui? Non tanto. Di fronte alle notizie, e a quel che è successo in queste ultime settimane, sono andati in pre-allarme un po' tutti i sindaci dell'eporediese. Chiedono certezze e investimenti per trasporti e mobilità.  E' successo anche l'altra sera a Borgofranco d'Ivrea, in un incontro promosso dal sindaco Fausto Francisca.

Roberto Colombero e Marco Bussone, Presidenti regionale e nazionale di Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) hanno presentato delle proposte e delle richieste per Parlamento, Governo e Regione.

Presenti numerosi Amministratori locali, Cittadini, imprenditori, il Consigliere Uncem valdostano Jean Barocco, la Senatrice Paola Ambrogio, il Consigliere regionale Alberto Avetta, il Vicepresidente della RAVA Luigi Bertschy, l'Assessore piemontese Fabrizio Ricca.

I temi relativi in particolare alla seconda canna del Bianco e alla riduzione del passaggio di mezzi pesanti in Ivrea e sulla SS26, anche con opere importanti, circonvallazioni e varianti, verranno sottoposti al Viceministro Edoardo Rixi durante un incontro in programma il 13 settembre.

C'è il rischio di un vero e proprio isolamento del nord-ovest e delle valli alpine. Uncem ha chiesto ai rappresentanti politici di lavorare per ridurlo. Si guarda alle reti viarie sempre più critiche, ai treni che non arrivano, ai lavori per l'elettrificazione ferroviaria delle tratta Ivrea-Aosta che dureranno fino al 2026.

Rispetto al raddoppio selettivo della ferrovia, e all'elettrificazione, Uncem ha posto nuovamente il tema dell'idrogeno, con treni più moderni.

"Anche l'Autostrada - ha stigmatizzato Uncem - dovrebbe compensare il territorio con una percentuale sul pedaggio...".

Uncem ha chiesto al Sindaco di Ivrea, presente all'incontro a Borgofranco, di essere una Città-guida. Una vera "città alpina", che fa positiva sintesi, supera barriere, guida percorsi di comunità. Chiara l'antifona: "Se non ti muovi il Canavese muore...".

Stesso discorso per Aosta, Pinerolo, Saluzzo, Cuneo, Mondovi.

Ivrea - secondo Bussone e Colombero - dovrebbe essere perno delle politiche di sviluppo.

Anche sull'ospedale, tema sul quale le divisioni sono troppe e forti, secondo Uncem, il primo cittadino Matteo Chiantore, dovrà lavorare per ricomporre fratture e guidare processi di scambio, di flusso tra urbano e montano con nuove sinergie utili al Canavese di domani.

Che poi, in realtà, Chiantore, sindaco da poco più di qualche settimana, sta cercando in tutto i modi di farsi sentire. Anche di recente, trovando e proponendo l'area di Scarmagno come soluzione al caos dei Tir bloccati e in coda ai caselli sulla A5, ma nessuno gli ha dato corda più di tanto, neppure il Prefetto di Torino.

"I problemi di Frejus, Tunnel del Bianco, Col di Tenda, Maddalena e Demonte, Armo-Cantarana sono anche di Ivrea e di Torino. - ha  sottolineato Bussone - La Sala Rossa con il Sindaco Lo Russo li deve affrontare con nuovi stimoli per ANAS ed RFI che devono essere chiamati al tavolo della politica per scrivere efficaci contratti di servizio, elenchi di interventi che non taglino fuori aree rurali e montane del Piemonte. La Sala Rossa non puà escludere questo tema territoriale, in un patto che - come Ivrea e Aosta - fa in questo caso con l'Eporediese. Un patto non effimero ma volto alla crescita e allo sviluppo delle aree montane e dei Comuni, margine che si fa centro...".

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