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Ivrea

Per evitare le polemiche volevano riunire il consiglio comunale a porte chiuse. Volano gli stracci

La proposta del presidente del consiglio comunale non passa

piano regolatore Ivrea

piano regolatore Ivrea

Son volati gli stracci oggi in conferenza dei capigruppo in vista dell'ultimo consiglio comunale (si terrà probabilmente nel pomeriggio di venerdì 28 aprile, ndr) legato al "Sertoli 1".

All'ordine del giorno il conto consuntivo e un'interpellanza urgente sul Piano regolatore.

Per evitare le polemiche, nel bel mezzo della campagna elettorale, il presidente del consiglio Diego Borla aveva proposto alle Opposizioni una riunione a porte chiuse, in cambio però le Opposizioni avevano chiesto che l'assessore Michele Cafarelli non si impuntasse nella decisione di approvare il progetto definitivo della variante del Piano Regolatore prima della fine del mandato.

Sembrava che la cosa potesse funzionari e invece, all'ultimo minuto, Borla, dopo essersi confrontato con i suoi, come l'uomo De Monte ha detto "no", non si può fare. 

Il consiglio si terrà a porte aperte, la discussione sarà ai massimi livelli e la giunta procederà con l'approvazione del progetto definitivo di variante di piano regolatore, come preannunciato.

La cosa non piace per niente. La si era digerita fino al giorno in cui non s'è saputo che l'assessore Michele Cafarelli aveva deciso di scendere in campo e di candidarsi con Elisabetta Piccoli nella lista "Progetto Ivrea". 

Il punto è che con l'approvazione del progetto definitivo dello strumento urbanistico si renderanno ufficiali gli esiti di tutte le "osservazioni" presentate dai cittadini, per esempio quella per il terreno agricolo che si vorrebbe edificabile o l'esatto contrario. E' evidente a tutti che il cittadino "accontentato" potrebbe essere un voto in più.

Il rischio che si passi dal "voto di simpatia" al "voto di scambio" è dietro l'angolo ancor più se si dovesse scoprire che negli ultimi giorni chi governa la città s'è messo a rispondere "personalmente" a tutte le richieste di modifica.

Cos'è il voto di scambio?

Il voto di scambio è un fenomeno che, nell'ambito della politica, si riferisce all'azione di un candidato il quale, in cambio di favori leciti o illeciti, prometta ad un elettore di ricambiare il voto da parte di quest'ultimo con un tornaconto personale, o con una promessa dello stesso.

Perché ci sia reato non c'è bisogno dello scambio di beni o di prestazioni, ma è sufficiente la promessa o l'accordo fra le due parti.

È possibile distinguere tra un voto di scambio cosiddetto "legale" ed uno "illegale".

• Il voto di scambio "legale" è frutto del clientelismo politico e consente, a chi ne usufruisce, di vedere soddisfatta una propria richiesta legittima in cambio del voto. Si pensi ad un campo destinato all'agricoltura che diventa edificabile, in seguito alla modifica del Piano regolatore. Se tale modifica di destinazione d'uso è fatta nel rispetto delle norme vigenti non determina alcun reato, ma consente al proprietario del terreno di vedere legalmente accresciuto il proprio patrimonio personale. In cambio il politico guadagna il consenso di quell'elettore.


• Il voto di scambio "illegale" è quello in cui un politico offre in cambio del voto qualcosa che non è legittimato ad offrire. Per esempio un posto in un'Amministrazione pubblica con un concorso pubblico addomesticato o il condono di un abuso edilizio non condonabile o il cambio della destinazione d'uso di un immobile in violazione alle norme del Piano regolatore.

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