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IVREA

Castellazzo ai Pifferi: delibera illegittima? E' polemica in consiglio

Il consigliere comunale Francesco Comotto ha sollevato il dubbio. Possibile esposto alla Corte dei Conti

Il Comune "regala" ai Pifferi il Castellazzo con un assegno da 75 mila euro

Come un muto che parla ad un sordo mentre il cieco li sta a guardare. All’ordine del giorno dell’ultimo consiglio comunale un’interpellanza di Francesco Comotto di Viviamo Ivrea su una delle ultime “genialate” della vicesindaca Elisabetta Piccoli, s’intende dopo i casini sul “Valcalcino”, quelli sul “Movicentro” e una pioggia di cartelle pazze a caccia di evasori totali e parziali che poi s’è scoperto che in parte non lo erano.

Definirla Tzunami della pubblica amministrazione è dire poco, ma tant’è!

Nello specifico la richiesta delucidazioni di Comotto faceva riferimento alla delibera 426 del 28 dicembre 2022 attraverso cui la Giunta Comunale ha deciso di assegnare ai “Pifferi e tamburi” con un contratto di comodato d’uso della durata di nove anni l’immobile chiamato “Il Castellazzo” al civico 14 dell’omonima via. E fin qui nulla di male considerando che in questi mesi la giunta ha assegnato stanze piccoli e grandi ha mezzomondo, il punto è che ai Pifferi e tamburi la vicesindaca ha anche staccato un assegno di 75 mila euro a fondo perduto per la ristrutturazione.

“E va bene che il problema degli spazi pubblici per utilizzi sociali e culturali s’è aggravato con lo sgombero dell’ex Valcalcino - ha inforcato Comotto - ma mi piacerebbe capire quale procedura ad evidenza pubblica è stata utilizzata. Trattandosi di un edificio pubblico i lavori di ristrutturazione non avrebbero dovuto essere inseriti nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche? Non ci dovrebbe essere un affidamento per la progettazione edilizia, la direzione dei lavori, la sicurezza del cantiere, la progettazione impiantistica e l’esecuzione dei lavori...”.

E sono domande che un po’ tutti si sono fatti. Domande semplici che seguono una logica.

A domanda, come sempre, Piccoli non ha dato una risposta che sia una, solo l’ennesima esibizione del suo ego.

“Erano rimasti da più di un anno senza sede - ha più o meno bofonchiato - C’era la necessità di ricollocarli e c’era anche l’esigenza di riqualificare l’immobile abbandonato. Avevamo pensato di procedere direttamente ma i tempi sarebbero stati lunghi. Hanno presentato un progetto di 140 mila euro e noi abbiamo dato il parere favorevole. In ogni caso l’assegnazione non è della totalità degli spazi. La parte sopra è stata assegnata ad uso esclusivo. Sulla parte sotto il Comune potrà contare su 40 giornate che potranno essere utilizzate da chi ne farà richiesta, come capita per Santa Marta. Per cene, mostre, feste di compleanno...”.

Elisabetta Piccoli

E poi ancora: “Non essendo un lavoro pubblico non si è reso necessario un inserimento nel piano pluriennale degli investimenti e i responsabili dei lavori saranno loro...”.

E a sentir cotanta sicumera portata avanti in fretta e furia anche un po’ in vista dell’appuntamento elettorale, possibile che solo a Comotto sian saltate tutte le coordinate?

“Non mi è mai capitato di vedere una cosa del genere - ha ribattuto - Abbiamo aperto una nuova modalità per sistemare il patrimonio pubblico.Come si fa a non definire pubblica un’opera pubblica su un immobile pubblico? Speravo ci fosse uno straccio di documentazione. Prendo atto di una cosa completamente illegittima. E’ un metodo che non esiste nella gestione della pubblica amministrazione. Abbiamo deragliato! Non funziona così… Non so che cosa dire. Secondo me la delibera è illegittima...”.

Il consigliere comunale Francesco Comotto

Mancava l’affondo ma è arrivato pure quello, nel bel mezzo di un “silenzio tombale” dei consiglieri di maggioranza che ultimamente sarebbero pronti a bersi di tutto, anche lo sciroppo per la tosse con il mal di testa.

“E’ tutto legittimo sennò non l’avremmo fatto..” è stata l’ultima parola di Piccoli.

Sarà ma c’è qualcuno che se lo vuole far dire dalla Corte dei Conti. 

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