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Ivrea
01 Febbraio 2023 - 21:08
Diceva bene Edgar Allan Poe che “coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte ...”.
Capita anche questo a Ivrea, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, in una serata organizzata da Unione Popolare presso il Cinema Politeama. Aldilà delle alleanze, di chi vincerà e di chi perderà, loro è da mesi che lavorano ad un programma, insieme, da soli e pure a gruppi.
Tutti lì a sognare una città diversa e a misura degli ultimi, dei disagiati, dei senzalavoro. Parole vecchie eppure così attuali. In giro c’è chi le usa “tanto per”, ma qui è tutta un’altra storia. Qui ci credono davvero.
E c’è la pasionaria Cadigia Perini capace di toccare tutte le corde dei sentimenti umani, anche quelli del rappresentante della Consulta stranieri Marian Badea Edwin dell’associazione romeno-moldava “Dorul”. Lo ha convinto e ad un certo punto s’è pure alzato in piedi. “Se vincerete le elezioni ce lo darete uno spazio?”. Un luogo per gli stranieri aperto anche a tutti i cittadini. Un luogo per incontrarsi, per parlare, per fare festa.
Qualche appunto pure sullo “Sportello stranieri” che una volta c’era e adesso non c’è più, distrutto da una giunta di centrodestra che su questo fronte s’è comportata come Attila.

Cadigia Perini
“Siamo piccoli, ma lavoreremo anche per questo” gli ha risposto Cadigia Perini.
Perchè sì “si può fare!”.
E poi c’è Franco Seren Rosso. Grazie ai numeri e alle statistiche ha spiegato quello che Ivrea era un tempo e quello che è diventata oggi, con quei meno e quei più che riempiono pagine e pagine di slides. Meno giovani, meno cittadini, più anziani, più bisognosi.
E’ vero! Fa un po’ male apprendere che l’età media in città è salita 49 anni contro una media Italia di 41,6 o, peggio ancora, che gli over 80 rappresentano la bellezza del 10 % della popolazione, ma tant’è! Per non parlare dei redditi e anche quelli si stanno abbassando e pure di tanto considerando che il 66% degli eporediesi non supera i 26 mila euro all’anno.
Cosa si vorrebbe è presto detto. Una città accogliente verso tutti e che non faccia sentire “ultimo” nessuno. Capace di dare rifugio a chi scappa dalle guerre e dalle tirannie. A chi ha perso tutto, anche la volontà di avere un futuro.

Franco Seren Rosso
Franco Giorgio si è concentrato sul “lavoro” soprattutto quello che non c’è ma sul precariato e sulle iniziative che un’Amministrazione comunale potrebbe intraprendere per crearlo. Per esempio con l’internalizzazione di alcuni servizi a cominciare dalle manutenzioni. Altro capitolo gli appalti. Al posto dei “ribassi”, secondo Franco Giorgio, quel che bisognerebbe chiedere alle imprese è una maggior tutela. Sante parole...

Franco Giorgio
Tra gli interventi quello di tre giovani del gruppo: Federico Giovannini, Milena Bertone e Luca Olivero. Si sono soffermati sugli spazi a disposizione in città e sono arrivati ad una conclusione: non ce ne sono! Tutti a pagamento con una spesa che va da 70 euro in su. Su questo evidentemente loro qualche idea ce l’hanno. Tra le altre una sul Castellazzo che si ri propongono di utilizzare con l’auto-gestione. A disposizione di artisti, fotografi, scultori e bella gente.
E proprio su questo Unione Popolare si concentrerà nella prossime settimane.

“In una città con un grave problema di spazi di socialità per giovani, anziani, associazioni di volontariato e culturali - ha stigmatizzato Cadigia Perini - la giunta di centro-destra ha deciso di assegnare l’uso dei locali del Castellazzo ad una sola associazione senza fare un bando, senza coinvolgere la popolazione nella decisione, per raccogliere esigenze e indirizzo. Un atto di impero tipico di chi vede l’amministrazione comunale come un fatto “privato” e non un impegno ad allargare la partecipazione della cittadinanza per il massimo bene comune...”.
Parole dure come la pietra.
“Dopo aver tentato di sfrattare lo ZAC! - ha insistito Cadigia Perini - svuotato la Valcalcino, senza trovare una sede adeguata ad associazioni come l’Anpi e la Casa delle donne, dopo aver interrotto l’accordo con l’Auser che da decenni offre servizi sociali e assistenziali in particolare agli anziani, dopo aver scelto sciaguratamente di negare il finanziamento di soli 6000 euro annui per il servizio di portierato sociale a Bellavista, non è accettabile che la giunta decida di dare i locali del Castellazzo all’associazione Pifferi e Tamburi assegnandole direttamente ben 75.000 euro per la ristrutturazione dei locli, oltre a impegnarsi a sostenere la copertura delle utenze fino a 7.000 euro all’anno. Con tutto il rispetto per le tradizioni e il riconoscimento del valore per la città di una festa originariamente popolare come il Carnevale, e il valore del gruppo storico dei Pifferi e tamburi, questi metodi sono inaccettabili! Per la giunta Sertoli sembra che se non sei un’associazione legata al carnevale, non puoi ottenere spazio né fisico né di ascolto...”.
Il messaggio è chiaro: non si vive e non si può vivere di solo Carnevale.
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