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13 Marzo 2020 - 17:56
CORONAVIRUS. "Contagion" 2020: città deserte, mascherine finite, negozi chiusi, lavoratori dei pochi alimentari e farmacie aperti che si sentono come in trincea. “Chiuso per Covid 19”. “E’ un sacrificio oneroso, ma prevale il senso di responsabilità civile”. “Siamo chiusi fino a nuovo avviso”. “Ci auguriamo di poter riprendere al più presto il nostro lavoro e tornare a regalare sorrisi”. Dal centro di Chivasso a quello di Ivrea, da quello di Settimo Torinese a quelli di Ciriè e Venaria Reale. E poi Borgaro, Caselle, Volpiano, Leini, Strambino, Crescentino, Trino…
Da est ad ovest, da nord a sud della provincia di Torino lo scenario è identico. Post apocalittico.
Le misure contenute nel decreto ministeriale dell’11 marzo che disciplina la chiusura delle attività commerciali hanno svuotato le nostre città e i nostri paesi.
Ovunque, cartelli affissi alle saracinesche abbassate comunicano la chiusura dei negozi fino a data da destinarsi.
Quindici giorni, due settimane, ha detto il premier Giuseppe Conte. Ma chissà quando ci saremo lasciati alle spalle davvero questo clima da ultimo giorno di Pompei. E chissà quante vittime nel commercio, tra le partite iva, tra gli ambulanti e gli artigiani, questo nemico invisibile si sarà portato dietro, alla fine.
Lenzuola con arcobaleni disegnati dai bambini e la scritta “andrà tutto bene” appesi, un po’ qua e un po’ là, sui balconi, cercano di restituire un minimo di speranza e di fiducia.
I portici dei centri storici sono silenziosi come non mai: l’unico suono che riecheggia è quello, fastidioso e ansiogeno, dei nostri passi.
Tac, tac. Tac, tac.
Uno scandire il tempo di un tempo che segnerà per sempre il nostro vivere.
Di tanto in tanto si avverte da lontano la sirena di un’ambulanza a ricordarci il perché, in pochi giorni, le nostre vite si siano stravolte.
Eccola lì, la nostra nuova realtà.
“Si prega di mantenere… le distanze”. Sta scritto su un biglietto appeso ad un contatore della corrente elettrica a Chivasso.
Almeno un metro gli uni dagli altri, suggerisce la prudenza, pardon impongono le disposizioni governative per contenere il diffondersi di un virus che ogni giorno miete nuove vittime e conta nuovi contagiati.
Di migliaia in migliaia.
A Cavagnolo, sulla collina chivassese, a pochi chilometri da Crescentino, dove s’è registrata la prima vittima di Coronavirus, un’auto del Comune gira su e giù da mattina a sera per ricordare, attraverso un megafono, a tutti i cittadini che devono stare chiusi in casa.
“Mascherine non disponibili”. Il cartello che inizia a comparire sulle vetrine delle farmacie delle città non lascia presagire nulla di buono per i giorni a venire.
Chivasso come Settimo e Ivrea. E Ciriè e Venaria… Ma anche Lodi, Codogno, la Bergamasca, il Bresciano. Quella che era un’emergenza lombarda, ora è diventata anche nostra. Piemontese. Italiana. Globale.
“Pandemia”, la chiamano sui giornali e in tv, come quella serie di Netflix che nessuno si filava fino ad un mese fa e che ora è lì, tra i titoli consigliati agli spettatori italiani.
A proposito. Per tutti quelli che hanno una smart tv, sui principali network c’è disponibile il film “Contagion”.
E’ tornato virale. E’ fortemente sconsigliato agli ipocondriaci.
La trama: “Il rischio di una nuova pandemia su base planetaria allerta i medici del Center for Disease Control e dell'OMS. Devono isolare velocemente il nuovo virus, trovare una cura e circoscrivere il contagio iniziato ad Hong Kong”.
--ATTENZIONE, SPOILER --
La fine (tratta da Wikipedia): “Nel finale viene mostrata la trasmissione iniziale del virus. Delle pale meccaniche dell'azienda per cui lavorava Beth Emhoff estirpano delle palme da una foresta nei pressi di Hong Kong, piante dalle quali vengono disturbati alcuni pipistrelli che si spostano su un albero di banane; uno di questi cibandosi dei frutti ne fa cadere un pezzo all'interno di un capannone in cui uno dei maiali allevati lo mangia. Il maiale, successivamente ucciso e portato in un ristorante del centro di Hong Kong, viene trattato a mani nude dallo chef. Lo stesso cuoco, senza lavarsi le mani successivamente al contatto con la bocca del suino, stringerà le mani di Beth Emhoff che si trova proprio nel ristorante della metropoli durante il viaggio di lavoro per la propria azienda, facendola diventare il paziente zero”.
E’ un film, “Contagion”. Più che mai attuale e, purtroppo, reale. Oggi.
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