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Che forma ha la tua città?

Questo blog si chiama Forma Urbis.
Forma Urbis Romae è una antica mappa di Roma che risale ai tempi di Settimio Severo.
Una specie di googlemap ante litteram, scolpito su tavolette di marmo, appese su una parete alta 13 metri e larga 18 (oppure 43 x 61 se la misuri in piedi romani), dove a un certo punto qualcuno (Settimio Severo appunto) ha pensato bene di rappresentare tutto quello che era presente in città intorno al 200 dopo cristo.
Si tratta di fatto di una specie di catasto dove venivano riportati in un unico disegno tutti gli edifici presenti in città in quel periodo; una fotografia scattata sulla Roma degli imperatori.
Essendo una fotografia contiene molte cose che all’epoca erano stare realizzate (diciamo un po’ tutte quelle più importanti che riguardano gli antichi romani) mentre manca del tutto quello che sarà realizzato dopo; sembra banale dirlo ma è evidente che non poteva esserci il Cupolone di San Pietro; non c’è per esempio la cinta delle mura aureliane con le quali oggi siamo abituati a definire i confini del centro storico.
C’è il Colosseo e ci sono i fori imperiali.
Insomma quello che viene rappresentato è un volto nel quale sono visibili alcune parti (e non solo perché si è persa la gran parte delle tavolette) mentre altre parti sono ancora tutte da disegnare. Si vedono i due occhi ma manca del tutto il naso.
È una cosa che mi ha sempre affascinato, capire che forma hanno le città, ma soprattutto la considerazione che questa forma non è mai definitiva. Siamo abituati a pensare che le città siano degli oggetti tutto sommato statici, sempre uguali a loro stessi. Siamo abituati a dare per scontato che i monumenti, specie quelli storici, in qualche modo siano sempre stati li come li vediamo adesso.
“La dove c’era l’erba ora c’è una città….” Dice Celentano.
Questo vale per qualsiasi città, che sia una città storica, come possono essere le città di antica fondazione romana, oppure città più nuove, con quartieri nati non più di un secolo fa.
La Mole Antonelliana, orgogliosamente indicata come simbolo di Torino è stata realizzata “solamente” 130 anni fa, più o meno la stessa data della Torre Eiffel, che oltretutto fu oggetto di una petizione per essere demolita perché considerata brutta………
Gli stessi abitanti di una città come Settimo possono tranquillamente testimoniare come la città abbia radicalmente cambiato volto negli ultimi 40 anni. Intere aree della città hanno nomi e riferimenti che ricordano qualcosa che c’era prima e che adesso non c’è più: “Ex Ferrero”, “Ex Standa”, “Paramatti”, ecc.
Per cui la domanda che mi faccio è: che forma ha una città come Settimo?
Come è fatta? Di cosa è fatta?
Provate a pensare a una sedia, capire o descrivere la forma di una sedia è relativamente semplice, anche quando i designer più creativi provano a stravolgerne gli elementi principali, alla fine una sedia, per essere una sedia dovrà sempre comunque avere almeno un posto dove appoggiare il sedere, e possibilmente la schiena.
Il fatto di sapere esattamente a cosa serve una cosa è di grande aiuto quando devi provare a descriverla.
Nel caso di una città non solo è molto difficile capire che forma ha, ma è spesso complicato capire a cosa serve.
Nel caso di una sedia come minimo puoi dire che è scomoda, come nel caso della famosissima poltrona Sacco di Fantozzi, e lo puoi fare in relazione a chi dovrà sedercisi sopra. Una sedia creata per un bambino, non va bene per un adulto, e viceversa. Per una città come si fa? Una città abitata da qualche migliaio di persone, donne, uomini, vecchi bambini, come si fa a circoscriverne il senso e l’utilità?

Mi viene il mal di testa solo a pensarci.

Ho la vaga idea che si tratti di domande non proprio semplici da risolvere.
Meglio seguire una vecchia regola aurea del problem solving ……. Suddividere i problemi complessi in tanti piccoli problemi più semplici.
Come per la Forma Urbis, provare a capire una città a partire dai suoi frammenti, e piano piano vedere se è possibile ricucire le parti mancanti, unire i puntini.
Che colore ha?
Come ci si arriva?
Come sono fatte le sue case?
Dove dorme?
Dove mangia?
E così via. Senza alcuna pretesa di avere le risposta, anzi con la convinzione che le città hanno la forma e l’utilità che i suoi abitanti le attribuiscono. Quindi potenzialmente infinita.

E se per caso qualcuno ha avuto la bontà di arrivare a leggere fini qui gli rivolgo questa stessa domanda:

che forma ha la tua città?

Commenti

Blogger: Giulio Pascali

Giulio Pascali
Forma Urbis

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